lunedì 22 luglio 2013
COMMENTA E CONDIVIDI
In Austria, nella Stiria, a Bad Blumau, c’è una grande stazione termale. È stata progettata e realizzata una ventina di anni fa dal pittore e architetto Friedensreich Hundertwasser o, in croato, Stowasser, nome che in italiano significa “cento acque”. D’estate e d’inverno quel luogo è pieno di visitatori e bagnanti di tutte le età. S’immergono nella acqua, nuotano nelle piscine, frequentano la sauna, il tepidarium romano, il bagno turco, avvinghiati, inteneriti. Gli stabilimenti sono dipinti di colori vivaci, non c’è una finestra della stessa misura di un’altra, colonne di ceramica variopinta riflettono i raggi del sole, il pavimento è ondulato e induce a camminare in strani modi. Ogni piscina ha un nome di tre sillabe, con l’accento sulla prima. Kuhl dich ab, Finde dich, e così via. La mattina e la sera i bagnanti si ritrovano in una grande sala da pranzo, dove possono consumare quanto cibo vogliono, attingendo agli abbondanti buffet. Il Paese del Bengodi. Di quel regno esoterico in effetti c’è qualche cosa, negli edifici pensati da Hundertwasser. Calcoli numerici che attingono alla Cabala, i colori accostati secondo significati nascosti, gli alberi dipinti nell’intonaco con oro e argento e ornati di piccoli frutti di ceramica in numero di canoniche quantità, come sette, dodici, due, tre. Anche gli anfratti artificiali delle piscine danno la possibilità di un ritorno a un mondo arcaico. Sui bordi ad ampie curve e ghirigori vi sono ciottoli più o meno grandi, con i quali i clienti possono costruire miniature di Stonehenge o di altri misteriosi cerchi di massi sparsi in Inghilterra, Scozia, Turchia, Sardegna, ricordi di antichi luoghi di culti. Ogni mattina i bagnanti trovano queste miniature, erette durante l’immersione serale da clienti forse futuri o mancati architetti e archeologi. Hundertwasser era un tipico artista centroeuropeo. Non lo era soltanto per le sue origini multiple, ma soprattutto per il suo spirito di sperimentatore allegro, abituato a forme non prive di grazia e prive invece di elementi orrorifici. Nei suoi quadri c’è una lontana eco della Secessione Viennese, ma anche del surrealismo e di quello che fino agli anni Settanta chiamavamo realismo magico. A Vienna, nel cuore dell’Europa centrale, Hundertwasser ha costruito tra tanti edifici un blocco di case popolari variopinte, quasi da mondo delle favole. Ma anche altrove ha potuto esercitare la sua influenza sull’arte contemporanea, la sua purtroppo illusoria utopia su unione di arte e natura, la sua avversione per gli spigoli – già presente nel celebre Goetheanum di Rudolf Steiner a Dornach, in Svizzera. Qualcosa del pensiero di Steiner, il fondatore delll’antroposofia novecentesca, esiste nell’opera di Hundertwasser, e anche la sua vita lo attesta. Continuamente in viaggio per il mondo, è stato un fervente oppositore delle dittature, ma anche antieuropeista, propugnatore dell’Impero Austriaco, ecologista e filantropo. Però ha anche disegnato francobolli per l’Unione Europa e per i diritti dell’uomo. Ha terminato la sua vita a bordo di una nave, la Queen Elisabeth, in Nuova Zelanda. I cambiamenti di vedute politiche, la fermezza nel mantenere il proprio stile in pittura e architettura lo assimilano a molti artisti. Persino Jaroslav Hašek, l’autore del romanzo Il buon soldato Sc’vèik c’entra con lui: erano entrambi fautori di una sorta di monarchia costituzionale, assurdamente inattuale per l’Austria dei loro tempi. Ma Hundertwasser era anche amico di Ottone, l’ultimo degli Asburgo, europeista ispirato e democratico. A Bad Blumau, dove si trova la sua stazione termale, aleggia lo spirito dell’Europa odierna, che è anche quella di Hundertwasser: piena di contraddizioni e di esempi di intelligenza e creatività.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: