martedì 4 marzo 2014
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C’era una volta l’ “amichevole dell’Italia”. Quella infrasettimanale, messa lì come un cantiere che restringe l’autostrada campionato-Coppe, una tassa dovuta ai re sponsor e alla regina tv. Quella il cui menù a prezzo fisso era composto da avversario medio, città media e giocatori medi d’azzurro vestiti giusto per l’occasione. La musica è cambiata e oggi capita, in una fase così delicata della stagione, di prendere un charter per Madrid e andare a difendere l’onore della patria pallonara contro la Regina Spagna in un clima tutto meno che amichevole scaldato da due che amici non sono proprio. Tra Cesare Prandelli, mister dell’Italia, e Antonio Conte, mister più votato d’Italia e ieri premiato a Coverciano con la “Panchina d’Oro”, volano stracci azzurri sottoforma di parole, di telefonate non fatte, di “ius primae noctis” sui calciatori. In questo caso su Giorgio Chiellini, reduce da un infortunio e portato domenica sera in panchina da Conte per Milan-Juventus: fatto che per Prandelli ha sancito nei fatti il recupero e dunque la disponibilità del difensore, regolarmente chiamato per la trasferta iberica dal ct. E da lì uno spiacevole ping-pong di accuse  partito già dagli spogliatoi di San Siro: il tecnico bianconero lamenta scarso rispetto - da esercitare tramite un contatto diretto - nei suoi confronti: «Mi aspettavo una mezza chiamata, del tipo “Stupido”, come sta Giorgio?. Ho portato Chiellini a Milano per fargli riassaporare il campo, ma nella mia mente non c’era il pensiero di utilizzarlo». La replica è stata dura, circostanziata, in stile-Prandelli ma non troppo: «Io ho il diritto, e dico il diritto (parola scandita, ndr) di convocare un giocatore che è disponibile - ha spiegato stizzito il ct nella tradizionale conferenza stampa - . Se un giocatore non è a disposizione, come Balotelli, non lo chiamo. Se sta recuperando da un infortunio lo chiamo, come De Sciglio». Del via libera juventino sul toscano, Prandelli esibisce prove: «Alle 23.22 di domenica - ha rivelato - il medico della Juve ha mandato un sms: tutti a posto, anche Chiellini. Marotta dice che si aspettava una chiamata? Quando ha problemi mi chiama sempre, sono io che l’aspettavo...». L’oggetto del contendere, Chiellini, con ogni probabilità, non vedrà il campo domani sera al Vicente Calderon: rimarrà dunque solo lo strascico polemico, il tackle verbale tra due che in comune hanno solo il fatto di essere stati i mediani di campo e di spogliatoio di due diverse e vincenti Juventus. Marotta, dal canto suo, penserà forse con un filo di nostalgia al tempo non troppo lontano quando il nocchiero di turno di Azzurra - soprattutto Trapattoni e Lippi - dimostravano comprensione e collaborazione verso i club più potenti e influenti allestendo una sorta di “Italia B” nei mercoledì con la casellina di colore azzurro, titolari a riposo e inno cantato da comprimari assoldati anche con un occhio alla geopolitica.Rimane paradigmatico, per fotografare quelle amichevoli davvero amichevoli, un Italia-Finlandia del novembre 2004 a Messina: terzino sinistro titolare Alessandro Parisi, “local hero” della squadra di casa, ai tempi fiera protagonista della Serie A. Ma sono tanti, in quel periodo storico a cavallo tra i due millenni, i beneficiati di quelle convocazioni-toppa: in quanti, benché appassionati di calcio e di Nazionale, abbinerebbero con certezza alla maglia azzurra giocatori come Bonazzoli, Giunti, Padalino, Terlizzi, Damiano Zenoni, Max Tonetto, Stefano Torrisi, Pierini, Stefano Bettarini che - si malignò all’epoca - fu scelto più da Lele Mora (agente della moglie Simona Ventura) che dal Trap. Prassi finite nel cestino di Prandelli che, tra l’altro, ha fatto capire che continuerà il mestiere di ct anche dopo la scadenza dei Mondiali di Brasile 2014, così come Conte rimarrà in bianconero per ritentare la scalata alla vetta Champions. Alla prossima convocazione scomoda, allora.
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