lunedì 9 febbraio 2015
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È lo scontro fra i maestri: antichi contro moderni. E i classici ne escono sconfitti. La tela “Ragazzo che pela un frutto”, opera giovanile di Caravaggio del 1592, non ha trovato acquirenti in una cupa asta “Old Masters” di Christie's di New York, che si è rivelata un completo fallimento. Ben 32 lavori su 54 non hanno fatto battere il martelletto. Tra gli indesiderati (alcuni “scontati” sotto i 2 milioni di dollari) opere di Pieter Brueghel II, Canaletto e Guido Reni. La vendita ha raccolto un quarto della stima pre-asta: il peggior risultato dal 2002. Poche settimane prima, sempre da Christis, “Triple Elvis”, serigrafia di Andy Warhol, passava di mano per 102 milioni. Warhol, con le sue immagini colorate, domina il mercato con Jeff Koons e altri nomi del XX secolo. La tendenza del mercato verso il contemporaneo è nota da qualche anno, ma le proporzioni (o sproporzioni) del fenomeno sono ormai senza precedenti. I motivi? Gli esperti parlano di moda – lanciata dalle star dello spettacolo e seguita dai super ricchi, che pesano enormemente sul mercato –, dell’influenza crescente delle fiere internazionali dell’arte e degli sforzi di marketing delle gallerie, che hanno reso l’arte contemporanea uno status symbol facile da quantificare. Potrebbe non durare, dicono. Ma, per ora, Caravaggio resta in soffitta.
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