lunedì 4 agosto 2014
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Addio a “Rischiatutto” e alla signora Longari esperta in storia romana. Oggi in tv si sfidano gli chef ed è tutto un brulicare di gente che soffrigge, tagliuzza e condisce a ogni ora del giorno e della notte, non esiste rivista, quotidiano e canale senza il suo angolo-cottura dedicato alle più svariate declinazioni del cibo, vegano, etnico, trendy, esotico, molecolare. In televisione, in edicola, persino in libreria le nuove star sono proprio loro, i cuochi, in un’orgia culinaria che non può non rimandare alla complessiva bulimia della nostra epoca.Ebbene, stavolta qualcuno ha pensato di portare il «padre della cucina italiana» addirittura alla sbarra: Pellegrino Artusi verrà processato per la sua cucina, dichiarata obsoleta e quindi d’intralcio alle novità culinarie che dovrebbero accompagnare il melting pot socio-culturale che avanza. Il 10 agosto alle 21 a Villa Torlonia, storico luogo di San Mauro Pascoli, si affronteranno una pubblica accusa e una difesa, entrambe composte da storici, saggisti e chef stellati, mentre il verdetto sarà emesso dal pubblico presente munito di paletta. Organizzato da Sammauroindustria, associazione del paese nativo di Giovanni Pascoli, che già propone il “Campiello della Romagna”, il Processo nelle sue tredici edizioni ha già visto alla sbarra personaggi che hanno fatto la storia della Romagna (e non solo) come Mussolini, Mazzini, Secondo Casadei, Garibaldi, Badoglio e la stessa cucina romagnola. Questo Processo al riconosciuto padre della cucina italiana risulterebbe ancor più indigesto perché lo costringe a sedersi sullo stesso banco degli imputati che dodici anni fa vide assolto il suo nemico di sempre, Stefano Pelloni, il “Passatore” declinato “cortese” dalla poesia del Pascoli, il brigante che sconvolse per sempre la vita dello scrittore, gastronomo e letterato (nell’incursione del 25 gennaio 1851 a Forlimpopoli, paese natale dell’Artusi, il Passatore prese in ostaggio, nel teatro della città, tutte le famiglie più in vista, rapinandole una ad una. Tra queste vi era anche quella di Artusi. I banditi, non soddisfatti, violentarono alcune donne, tra cui Gertrude, sorella dell’Artusi, costretta in manicomio a causa dello shock subito).Tornando a pentole e fornelli, di cosa è accusato l’autore del famosissimo La Scienza in cucina e l’Arte di mangiare bene, il primo libro di cucina nostrana, tutt’ora in ristampa dopo oltre 100 anni e tradotto in vari paesi esteri? L’interrogativo è se sia ancora moderno o non già superato. Non viene messo in dubbio il suo essere il padre della cucina italiana ma la sua capacità di stare al passo coi tempi, proprio lui che asseriva, tra un pollo in porchetta e un minestrone, che «molte volte per andare avanti bisogna tornare indietro».«Ce lo vedete voi oggi il suo Manuale in un’epoca che ha sempre fretta e che ha fatto del web la sua nuova religione?». L’accusatore Alfredo Antonaros Taracchini, esperto enogastronomo, autore e conduttore per Rai e RadioUno, per riviste e quotidiani, autore dell’unica storia universale del vino scritta negli ultimi 80 anni da un ricercatore italiano, non ha dubbi: «Artusi non è più moderno e attuale, anzi probabilmente è del tutto superato. Non per colpa sua, bensì perché i tempi sono cambiati, in primis il rapporto col cibo». Quel suo metodo scientifico dal sapore positivista applicato in cucina, dove ogni ricetta è frutto di prove e sperimentazioni, non può bollire tra i fornelli del XXI secolo. Cerca di rincarare la dose lo chef Silvio Cineri, titolare del Ristorante Silverio di Faenza e conosciuto per la cucina che «muove la fantasia attingendo al passato»: «aggiornare l’Artusi e aggiornare anche noi, che non abbiamo più il metabolismo dei nostri avi. Loro mangiavano grassi a dosi massicce e vivevano sereni, oggi i trigliceridi ci danno problemi già a 20 anni». Allo scrittore e gastronomo di Forlimpopoli Cineri ha dedicato il libro Quando l’Artusi uscì di casa, eppure gli contesta di aver globalizzato a suo gusto il palato d’Italia. E qualche scivolone, come «l’utilizzo massiccio di noce moscata, che copre in modo eccessivo i sapori».Non la pensa allo stesso modo lo scrittore ed enogastronomo militante Piero Meldini. «L’Artusi è attuale per la sua idea di cucina, che non è affatto, come molti credono, una cucina di campanile, esclusivamente legata alla tradizione romagnola, ma è invece una cucina eclettica, aperta all’Italia e al mondo». Al Processo, Meldini rappresenterà la difesa, ruolo che ricopre volentieri in compagnia del poco più che trentenne Alberto Faccani, Stella Michelin con il suo ristorante Magnolia, a Cesenatico, e considerato uno dei migliori chef del Paese. «Artusi è un punto di partenza imprescindibile per ciascun cuoco, bravo a raccogliere ricette e a trascriverle con la vita – rilancia Faccani –. È stato un innovatore, una linea guida». E una cucina creativa senza i fondamentali non serve in tavola un piatto degno di essere ricordato.Secondo Meldini, poi, non va trascurata la capacità dell’Artusi di coniugare piacere e salute, la sua «scrupolosa chiarezza e l’ineccepibile livello tecnico delle sue ricette e gli utilissimi consigli che porge ai cuochi provetti, frutto della sua lunga esperienza», su e giù per l’Italia del gusto. Non sarà, azzarda Meldini, che i gravi indizi di colpevolezza sostenuti dall’accusa, siano un’indiretta risposta anche a un certo modo di intendere la figura dello chef, con l’Artusi esemplarmente modesto, e «così lontano dal narcisismo delle star televisive dei fornelli», che oltre un secolo fa Artusi aveva etichettato come «cuochi da baldacchino?».
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