venerdì 15 novembre 2013
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La parola d’ordine è promuovere la cultura. Partendo da quel patrimonio archeologico spesso trascurato. Proprio qui, a Paestum, viene lanciato un appello per valorizzare siti, monumenti e musei: i nostri giacimenti culturali. Fino a domenica la XVI edizione della Borsa mediterranea del turismo archeologico è un’occasione di confronto per i vertici istituzionali locali, nazionali e internazionali (compresi Unesco, Organizzazione mondiale del turismo e Centro internazionale per lo studio della conservazione e restauro dei beni culturali). Un evento capace di attirare oltre ottomila visitatori, 150 espositori con 25 Paesi esteri, 50 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 350 operatori dell’offerta, 150 giornalisti. La novità di quest’anno è che la Borsa si svolge per la prima volta all’interno dell’area archeologica della città antica di Paestum, tra Parco archeologico (salone espositivo, laboratori di archeologia sperimentale, sale conferenze), Museo nazionale (archeoVirtual, sala conferenze, workshop con gli operatori esteri) e basilica paleocristiana (conferenza di apertura, archeoLavoro, incontri con i protagonisti). «Abbiamo voluto rendere protagonista il sito Unesco – spiega Ugo Picarelli, ideatore e fondatore della Borsa – con il Salone espositivo nel parco archeologico, a pochi metri dal tempio di Cerere. Gli eventi finalizzati alla promozione devono dare emozioni ed essere mezzi per una valorizzazione efficace, traino per incrementare i visitatori che da escursionisti possano diventare turisti, scegliendo la destinazione quale soggiorno per il proprio viaggio. Solo così potremo determinare sviluppo locale e occupazione. Portiamo quindi la Borsa nel suo habitat, creando una suggestione forte perfettamente in linea, peraltro, con l’impostazione dell’attuale governo, che ha accorpato le deleghe ai beni culturali e al turismo in un unico ministero». Nel sottolineare sempre più l’importanza che il patrimonio culturale riveste come fattore di dialogo interculturale, d’integrazione sociale e di sviluppo economico, ogni anno la Borsa promuove la cooperazione tra i popoli attraverso la partecipazione e lo scambio di esperienze: dopo Egitto, Marocco, Tunisia, Siria, Francia, Algeria, Grecia, Libia, Perù, Portogallo, Cambogia, Turchia e Armenia, ospite ufficiale è il Venezuela. La cultura, quindi, riveste un ruolo sempre più importante. Tanto che il sottosegretario ai Beni culturali Simonetta Giordani annuncia che «dopo il decreto Valore Cultura il governo varerà un pacchetto di norme destinate a riformare le politiche turistiche dell’Italia seguendo le direttrici di una maggiore coordinazione e sinergia tra i soggetti istituzionali competenti e dell’aggregazione delle molte filiere del nostro turismo sul territorio. Il nostro obiettivo è quello di creare pacchetti integrati che rappresentino per il visitatore una vera e propria esperienza della cultura italiana, in tutta la sua ricchezza». Da Paestum partono anche tante idee. Visto che l’Italia vanta il maggior numero (47) di siti iscritti dall’Unesco nella lista dei beni patrimonio dell’umanità, le camere di commercio hanno pensato di estendere il progetto Mirabiilia a nove città: Brindisi, Genova, L’Aquila, La Spezia, Matera, Perugia, Salerno, Udine e Vicenza. L’evento clou è un’altra Borsa del turismo culturale prevista a Matera dal 25 al 27 novembre. «Il successo del progetto – ha detto il presidente della camera di commercio di Matera, Angelo Tortorelli – sta nel fare sistema. Solo lavorando insieme, utilizzando al meglio e in maniera finalizzata progetti e risorse, riusciremo a portare valore aggiunto al turismo di qualità, quello legato alla rete dei siti Unesco». Grande spazio – all’ombra dei templi di Paestum – anche all’archeologia sperimentale: la disciplina scientifica che si occupa di ricostruire la cultura materiale e antropologica di chi ci ha preceduto, utilizzando la sperimentazione delle tecniche, delle pratiche, con gli strumenti dei nostri antenati nelle loro attività quotidiane. Sono presenti il Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, le associazioni culturali “Teuta Lingones”, “Cinghiale bianco”, la “Legio I Italica”, “Archeologia sperimentale” e “Argonauta”. L’archeologo sperimentale è un artigiano con specifiche conoscenze in storia, archeologia, archeometria, materiali e “mestiere”. Fondendo conoscenze pratiche e teoriche, si propone di riprodurre le catene operative per ottenere oggetti e strumenti antichi con l’intenzione di aumentare la comprensione del modo di vivere dei nostri avi. Presso l’area Laboratori si possono osservare varie attività che rendono più comprensibile lo studio del passato: tecnologie litiche, dell’argilla e della terracotta greca e romana, la lavorazione dell’ambra, la metallurgia medievale, l’oreficeria etrusca e romana, la pasta vitrea, l’epigrafia in caratteri lepontici, la tessitura e la tintura della lana, la lavorazione del cuoio, il conio della dracma insubre, come nasce una cotta in ferro celtica, il mosaico romano e l’encausto e l’affresco. Un viaggio materiale attraverso la parte più antica della nostra storia. Tutte queste attività, con le loro materie prime (pietra, osso, tendini, pelli, argilla, metalli) sono proposte ai visitatori per sperimentare in prima persona questi antichi mestieri, che hanno fortemente contribuito all’evoluzione dell’uomo. Mentre dal 2011, in seguito alla chiamata a raccolta di Luigi Malnati , direttore generale per le Antichità del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, gli Stati generali dell’archeologia si confermano uno degli appuntamenti di punta della Borsa. Presso il Museo Archeologico Nazionale, la direzione generale per le Antichità, l’Associazione nazionale archeologi, la Confederazione nazionale archeologi e Assotecnici fanno il punto sulla professione dell’archeologo. Anche così, in fondo, si promuove la cultura.
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