mercoledì 10 luglio 2013
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Chris Froome, la maglia gialla, è il grande osservato speciale. Ma non è il solo ad essere guardato a vista. Qui al Tour c’è una squadra speciale di corridori e di suiveurs che sta vagando per la Francia. Sono guardie e ladri, che già da qualche giorno con le loro biciclette stanno percorrendo, dalla Corsica a Parigi, le strade del Tour. Sono una nutrita rappresentanza di galeotti, tutti in sella alle loro “specialissime”, scortati, seguiti, accuditi, controllati a vista dai “flic”, i poliziotti francesi, che a loro volta amano il ciclismo e la Grande Boucle, “secondini” che al posto del rancio assistono i “forzati” con borracce e barrette energetiche. Sono una sessantina in tutto: ladri, truffatori e rapinatori. Tutti dicono di essere appassionati di ciclismo. Di adorare questo sport e, soprattutto, questa corsa. I “galeotti del pedale”, stanno sfruttando alla grande l’occasione che è stata loro concessa e, se si sono messi in mostra in questi anni come detenuti modello, in questi giorni lo sono ancora di più perché l’occasione di pedalare sulle strade del Tour della centesima edizione è unica e irripetibile. Precedono il gruppo, fanno la loro gara simbolica, tutti i giorni, tutte le tappe. Ovviamente su percorso ridotto.Provengono dalle carceri di tutta la Francia e pedalano con i loro caschi e le loro biciclette, uno in fianco all’altro, con la stessa maglia bianca: guardie e ladri. In perfetta armonia, con un unico grande obiettivo: arrivare al traguardo. Fanno anche la volata, c’è chi riesce sempre a mettere la propria ruota davanti a quella dell’altro: è normale, fa parte del gioco. È un gioco. Sono detenuti con pene al di sotto dei tre anni che si sono distinti per buona condotta e, cosa non trascurabile, con una grande passione per il ciclismo. Scopo dell’iniziativa, come ha avuto modo di spiegare il ministero della Giustizia francese, prepararli al reinserimento nella vita di tutti i giorni. Solo una cosa non è loro concessa: evadere dal gruppo. E ad evadere dal gruppo, della corsa vera, ieri ci hanno provato in cinque ma sono stati braccati e ripresi prima del traguardo, come si conviene in una tappa per velocisti. Una frazione noiosa che ha risvegliato i tifosi solo negli ultimi metri, quando Mark Cavendish, con una spallata, ha buttato a terra Tom Veelers, gregario di Marcel Kittel, che è riuscito a sfrecciare per primo sotto il traguardo siglando la prima doppietta di questo Tour. Oggi, invece, nella crono a Mont-Saint-Michel anche volendo non si può andare a spasso. E non ci andrà di certo Chris Froome, che ha la grande occasione di mettere altro fieno in cascina e la corsa quasi in cassaforte. «Questo Tour non è finito, avete visto tutti quello che ho rischiato domenica», dice la maglia gialla che, però, sta bene e pensa positivo, come del resto fanno un po’ tutti, a cominciare da Alberto Contador, al momento il grande battuto: «Come sempre tutto si deciderà sulle Alpi, nell’ultima settimana. Anche se Froome ha dimostrato di andare molto forte».
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