martedì 4 febbraio 2020
Lo showman apre la prima serata in abito talare per spegnere le polemiche su Amadeus. E la giornalista denuncia la violenza sulle donne a partire da sua madre
Fiorello sul palco di Sanremo in versione don Matteo

Fiorello sul palco di Sanremo in versione don Matteo - (Lapresse)

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“Buonasera fratelli, buonasera sorelle”. Fiorello irrompe nella platea dell’Ariston presentandosi in tonaca lunga da prete ad aprire il 70 Festival di Sanremo. “In questo mondo c’è bisogno di pace – recita “don” Rosario come già visto nel suo show teatrale e radiofonico Il Rosario della sera -. Questo è il Festival delle polemiche bisognava entrare con qualcosa di forte. Scambiatevi un segno di pace, sia fra il pubblico, sia in sala stampa”.

Astuta mossa dell’amico Fiorello venuto in supporto ad Amadeus, “il pericolo numero uno ce lo abbiamo qua” scherza dopo le polemiche sul sessismo. Per evitare guai aggiunge Fiorello: “Non sono blasfemo, faccio un appello al Santo Padre, non mandi una scomunica: questo è un abito di scena. E’ l’abito originale di don Matteo, uno dei pochi Matteo che funzionano in Italia”. Entra Amadeus emozionato ed inizia lo show.

La serata scorre fra le emozioni di Diodato e il bel brano delle Vibrazioni tradotto nella lingua dei segni. Con l'entrata di Al Bano e Romina, accompagnati dalla figlia Romina jr, è Nostalgia canaglia e tutto l'Ariston canta.

Lascia invece perplessi Achille Lauro che cantando la sua Me ne frego si libera di un ampio mantello per presentarsi con una ridicola tutina aderente tinta carne, che a suo dire dovrebbe rappresentare la spoliazione di san Francesco dai beni materiali, in una performance che scivola invece in una brutta parodia.

Durante la serata i temi seri non mancano. La spigliatissima Diletta Leotta, compagna di serata di Amadeus, rende omaggio alla bellissima nonna Elena, 85 anni, in prima fila con un affettuoso monologo sul rapporto tra la bellezza e il tempo che passa. Colpisce allo stomaco e al cuore con le sue lacrime la giornalista italo-israeliana di origine palestinese Rula Jebreal, che ha affrontato il tema della violenza sulle donna mettendosi a nudo. La giornalista, la cui madre si uccise dopo anni di violenze quando lei aveva solo 5 anni, è partita nel suo monologo dalla propria esperienza di orfana citando alcune domande rivolte alle vittime di violenza sessuale nelle aule di tribunale, "domande tendenziose perché noi donne non siamo mai innocenti" ha detto la giornalista che ha citato in positivo canzoni come La cura di Battiato, La donna cannone di De Gregori, Sally di Vasco Rossi. "Sono cresciuta in un orfanotrofio insieme ad altre bambine. Ci raccontavano delle nostre madri, spesso stuprate, torturate o uccise - dice con le lacrime agli occhi - . Ho imparato venendo dai luoghi di guerra a credere nelle parole e non nei fucili, per rendere il mondo migliore, soprattutto per le donne". Poi elenca i numeri delle donne che in Italia subiscono violenza: negli ultimi 3 anni 3 milioni e 150 mila vittime di violenza sessuale sul luogo di lavoro, 88 al giorno, mentre ogni 3 giorni viene uccisa una donna, sei solo la scorsa settimana. "Nell’80 per cento dei casi l’assassino non ha bisogno di bussare; ha le chiavi di casa. Mia madre Nadia, si suicidata quando avevo 5 anni, dandosi fuoco. Da adolescente - prosegue - è stata brutalizzata e stuprata a 13 anni da un uomo, e poi da un sistema che l’ha costretta al silenzio, che le ha impedito di denunciare. L’uomo che l’ha violentata per anni aveva le chiavi di casa". Emozionata, si rivolge alle vittime, applaudita dalla figlia presente all'Ariston, in lacrime: "Voi non avete nessuna colpa. E' il momento che quelle parole non siano solo cantate, ma vissute e per farlo dobbiamo urlarlo da ogni palco. Agli uomini dico lasciateci essere quello che vogliamo essere. Siete i nostri compagni, indignatevi insieme a noi. Noi non vogliamo più essere avere paura". Standing ovation del pubblico in sala, commosso e senza parole.

Degna conclusione sul tema in serata con Jessica Notaro, sfigurata con l’acido dal suo ex fidanzato, che con il cantante Antonio Maggio canta una coraggiosa canzone scritta insieme da Ermal Meta, Con la faccia e con il cuore.

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