giovedì 21 gennaio 2021
L'afroamericana Amanda Gorman, 22 anni, ha recitato il suo componimento al giuramento di Biden. Le suggestioni del rap rielaborate in un progetto di convivenza
Amanda Gorman legge il suo componimento all'Inauguration Day

Amanda Gorman legge il suo componimento all'Inauguration Day - Reuters

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Per il resto del mondo è stata una sorpresa, per gli Stati Uniti forse un po’ meno. Prima ancora di intervenire al giuramento di Joe Biden e Kamala Harris, l’afroamericana Amanda Gorman aveva fatto molto parlare di sé nel 2017, quando era stata la prima persona a beneficiare dello status di Giovane Poeta Laureato d’America: qualifica inconsueta, che in sostanza è stata creata apposta per lei, la «minuta ragazzina nera» che «può sognare di diventare presidente e intanto ritrovarsi a recitare davanti a un altro presidente». Nata a Los Angeles il 7 marzo 1998, con la performance dell’altro giorno Gorman ha colto un altro primato, quello del più giovane American Poet mai convocato per l’Inauguration Day.

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Una scelta perfettamente in linea con l’intera organizzazione della cerimonia, nella quale erano rappresentate le diverse componenti di quell’America multiculturale (e transgenerazionale) che Biden promette di riportare alla ribalta. In defintiva, però, a rubare la scena è stata proprio la giovanissima Amanda, con il suo cappottino squillante e l’acconciatura etnica capaci di surclassare perfino l’esibizionismo di Lady Gaga, questa volta più misurata del solito nel tentativo – riuscito – di risultare nello stesso tempo trasgressiva e istituzionale. La cantante di Bad Romance ha intonato The Star-Spangled Banner (La bandiera a stelle strisce), l’inno nazionale eseguito per l’occasione dalla banda dei Marine.

Jennifer Lopez

Jennifer Lopez - Ansa

A questa prima esibizione canora, evidentemente indirizzata al tradizionale elettorato democratico delle grandi metropoli, ha fatto seguito quella di Jennifer Lopez, impegnata in un medley composto da due brani altrettanto significativi: This Land is Your Land (Questa terra è la tua terra), un classico composto nel 1940 dal patriarca del folk Woody Guthrie, e America, the Beautiful (Bellissima America), che con l’inno nazionale viene spesso confuso. Per togliere ogni dubbio sul fatto che il messaggio fosse rivolto alle minoranze, la combattiva JLo ha anche pronunciato qualche parola in spagnolo invocando giustizia para todos.

Ultimo a esibirsi dal balcone della Casa Bianca Garth Brooks, divo della musica country ancora popolarissimo nonostante si sia da tempo ritirato a vita privata. Cappello da cowboy in testa, Brooks ha cantato a cappella Amazing Grace (Grazia meravigliosa), struggente inno liturgico risalente al XVIII secolo. Il pezzo più tradizionale, affidato all’interprete di un genere, il country, solitamente apprezzato più dai repubblicani che dai democratici.

L’elemento religioso ha svolto un ruolo rilevante in tutta la cerimonia. Non sono mancati i riferimenti diretti al magistero di papa Francesco e non è passato inosservato che la preghiera ufficiale sia stata tenuta dal gesuita Lee O’Donovan, amico di Biden. Il quale, a sua volta, ha voluto compiere il proprio giuramento sull’imponente Bibbia che appartiene alla sua famiglia fin dal 1893. Il volume è così massiccio non solo perché il canone cattolico è più ampio di quello protestante (dal quale sono esclusi alcuni libri di cui è contestata l'ispirazione divina), ma anche perché nel libro è presente un commento dottrinale più dettagliato. La stessa Amanda Gorman, del resto, ha citato la Scrittura nella sua poesia, The Hill We Climb (La collina su cui saliamo), nella quale non è difficile individuare la sintesi del programma del duo Biden-Harris: «Saremo sempre uniti tra noi, vittoriosi. / Non perché non conosceremo più la sconfitta, ma perché non semineremo più discordia».

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