venerdì 15 giugno 2012
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Ogni bambino che nasce «grazie al coraggio della sua mamma e al nostro aiuto, è la spinta ad andare avanti e l’evidenza che questo lavoro non è inutile». Nonostante la «forza degli avversari» e il «senso di solitudine» che ogni tanto prende i volontari, i 17mila bambini strappati all’aborto nel 2011 per il presidente del Movimento per la vita Carlo Casini, europarlamentare Udc-Ppe, sono altrettanti motivi per intensificare gli sforzi e fare ancora di più.Da dove partire, presidente?Da un maggiore riconoscimento pubblico dei nostri Centri di aiuto alla vita. Basterebbe che le istituzioni non li ignorassero, che li facessero conoscere. In un Paese dove la televisione pubblica manda in onda spot contro l’abbandono degli animali, non si riesce a far trasmettere messaggi a favore della vita umana. C’è una censura pubblica che diventa vero e proprio boicottaggio.Quali sono le vostre richieste alla politica?Da un anno chiediamo che i consultori familiari abbiano come compito esclusivo quello di servire la vita e aiutare la mamma a non abortire. Lo Stato dovrebbe dare un aiuto visibile alle mamme, cominciando col dire, chiaramente, che ciò che portano in grembo è un bambino e non un semplice grumo di cellule. Sarebbe già un significativo passo avanti.Perché, invece, si fa così fatica a riconoscere l’evidenza di una vita che c’è?Secondo la cultura oggi imperante, il senso della vita risiede nel piacere e nel possesso, che possono essere esercitati senza responsabilità. E siccome un figlio è il massimo delle responsabilità che una persona si può assumere, per poterlo sopprimere si nega persino la sua stessa esistenza. Anche questo è frutto della banalizzazione della sessualità che va per la maggiore.Come procede la campagna europea «Uno di noi» per ottenere che il diritto comunitario riconosca la dignità umana fin dal concepimento?È partita da poco ma abbiamo già raccolto migliaia di adesioni. Vogliamo lavorare con tutti i 27 Paesi per stendere un manifesto europeo per la vita.
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