Il mercato delle meraviglie
sabato 20 febbraio 2021
Bisogna andarci quando c'è il sole, bisogna andarci presto: quando ancora gli ambulanti scaricano le ultime cassette, e vanno a bersi un caffè e a scaldarsi al bar dell'angolo. Ed ecco, alle nove il mercato rionale di un sabato milanese, con la luce del primo sole che filtra dai tendoni delle bancarelle, è uno spettacolo.
Benché ci sia andata mille volte, ancora mi incanto ai banchi della frutta. La più bella frutta del Sud si dà convegno qui: le clementine della Calabria e le prime fragole della Basilicata, disposte geometricamente come falangi di un esercito, splendono. E certe melanzane giganti, e certi rigogliosi cavolfiori, grandi come quelli sotto ai quali, una volta, si trovavano i bambini. Radicchio ligure fresco di taglio, e arance, su cui il sole della Sicilia ha stampato la sua impronta rosso sangue. Accanto, il pane di Altamura, roccioso, in forme giganti. E ancora in fila come soldati i ciclamini, rosa, eterei, ardenti. Ogni ben di Dio abbonda, ed è così bello, ogni frutto. Se ti fermi a guardarlo, tutto sembra un dono. A un banco vendono delle magliette già primaverili, in saldo. Un nugolo di donne di ogni età affonda le mani nel mucchio a cercare la misura, e chiedono a un'altra: «Secondo lei, mi sta?» Poi se ne vanno, con i capelli grigi e una nuova maglietta rosa. Sorrido: le donne sempre, e anche ora, che voglia di vita hanno, dentro. Quanto a me, mi sono innamorata delle zucchine dai fiori zafferano, ma non le so cucinare. Mi porto a casa il pane di Altamura, imponente, e le arance con il sole dentro. Ma, mi riprometto, torno, dopo. A rovistare nelle magliette da primavera, fra le donne, anch'io.
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