I disertori
giovedì 11 febbraio 2021
Mi ha telefonato un amico più anziano di me. Ha settant'anni, lavora, è attivissimo. Ma in pochi giorni ha perso per Covid due di quelli con cui ha condiviso la giovinezza. E lui, che pure sta benissimo, ha nella voce - pacata come sempre, così è stato educato - una sfumatura, oltre al dolore, di smarrimento. «Capisci, con uno eravamo assieme al liceo e all'Università, quante ne abbiamo fatte insieme. L'altro era, da decenni, il mio medico, bravissimo. E si è ammalato lui, e mi ha lasciato qui». "Mi ha lasciato qui". C'è tanto, in quattro parole, dell'orma che la pandemia deposita su chi, avanti negli anni ma in buona salute, si trova da un giorno all'altro abbandonato dagli amici di lungo corso: quelli che magari non vedi da tanto, ma in un istante, solo a sentirne la voce al telefono, ritrovi. E invece, in poche ore, due andati via, di colpo. Che doppio schiaffo, bruciante. Quello che mi telefona non è uomo che si lasci andare, ma avverto bene, quale urto al cuore sta fronteggiando. Come se in montagna, in parete, il tuo amico di sempre d'improvviso lasciasse la presa sulla roccia. Come se il compagno di banco a scuola una mattina non venisse più. «Il brutto, vedi, non è invecchiare, ma che gli amici disertano», conclude il mio interlocutore. Degli amici disertori, io non sapevo ancora. E taccio ora, al cellulare - non trovando parole.
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