martedì 22 gennaio 2013
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Ricostruire il Paese si può. Ne è sicuro il presidente della Compagnia delle opere, Bernhard Scholz, per il quale queste elezioni politiche possono diventare «un’occasione» per ripartire «dalle esperienze delle persone e delle imprese profit e non profit. Non solo, «la valorizzazione di queste esperienze», aggiunge il numero uno dell’associazione di imprese e professionisti, può portare ad un cambio di passo per il Paese e «senza creare aspettative salvifiche nei confronti della politica». Lo sforzo deve essere corale, «tutti insieme».Presidente, l’Italia ce la può fare, ma come?«Bisogna ripartiredalle famiglie e dalle imprese. Il nuovo governo deve ridurre la pressione fiscale ai nuclei familiari e alle aziende. In questo contesto va riportato in primo piano il valore dell’educazione per i figli. Misure concrete su scuola e università. Oltre alle politiche per la famiglia, le tasse vanno abbassate anche per le imprese, condizione necessario per renderle più competitive sui mercati. La macchina della Stato ha bisogno di una dieta. È elefantiaca. Bisogna deburocratizzare e semplificare le procedure. Il rapporto tra le aziende e lo Stato vive ancora su tempi troppo lunghi».Quando si parla di riduzione della spesa pubblica, si intende sempre riduzione del Welfare…«Non è affatto così. Un conto è la burocrazia, un altro sono i temi del Welfare. Lo Stato sociale non va smantellato, semmai riformato».Insomma, un Welfare diverso da quello attuale..«Sicuramente. Adesso così come è non è né adeguato né sostenibile a lungo termine. La ricetta già c’è, visto che in molte Regioni o in ambito comunale viene già applicata con successo: bisogna coinvolgere il privato sociale con maggiore determinazione. Abbiamo ottime esperienze svolte dal terzo settore».Avete fatto un manifesto, dove appare forte l’invito ad andare a votare…«È un messaggio che noi vediamo come fondamentale. non bisogna cedere alla rassegnazione, all’antipolitica, ma comprendere le difficoltà del Paese in questo momento storico e scegliere chi interpreta al meglio quella che può essere la strada giusta per ripartire. Vogliamo evitare la sfiducia, perché cambiare in meglio, appunto, si può».
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