sabato 16 marzo 2013
Già senatrice, Emanuela Baio si rivolge ai nuovi entrati. Li invita a scoprire il «senso del limite»​ sui temi etici. E dice loro: studiate il regolamento
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​«Nella gestione statale agirò in maniera da ricordarmi sempre delle mie azioni passate e di aver cura che sembrino d’essere state compiute per virtù, non a caso». Con la massima pronunciata da Cicerone al Senato rivolgo l’augurio ai numerosi neo-parlamentari. Lo faccio con umiltà, grazie all’esperienza che ho vissuto per 12 anni nell’aula di Palazzo Madama: un tempo intenso, faticoso, appassionante, nella speranza che resti un granello di ciò che ho seminato.Posso dire che l’entusiasmo iniziale, il desiderio di cambiare, di essere determinanti per il futuro del Paese, sopperiscono alla non conoscenza delle regole del Parlamento. Il primo suggerimento è di impararle. Anche se si vogliono modificare vanno capite, conosciute e praticate, perché sono la base della democrazia. Ciò che è approvato da Camera e Senato è norma per tutti, e quindi i regolamenti dell’aula e delle commissioni sono esse stesse sostanza per la vita della democrazia.L’arte della parola è maestra in quelle aule, che devono tornare a essere sempre meglio la casa di tutti gli italiani. Ma per poter lavorare con responsabilità, onestà, competenza e autorevolezza (mancata negli ultimi anni), serve recuperare l’ascolto. Parlare e ascoltare sono due verbi attivi importanti per tutti i parlamentari, ma i "nuovi" è bene pratichino soprattutto quell’attenzione finalizzata ad apprendere, al fine di conoscere il merito, il tempo e lo spazio. Il confronto finalizzato alla scelta è essenziale per realizzare il bene comune, perché quelle sono le Istituzioni massime in cui si può realizzare una rivoluzione pacifica. La storia è maestra e quindi ciò che è stato fatto ieri ci insegna come tracciare il presente e fondare le basi per il futuro. Il rischio altrimenti è di vivere un atteggiamento gattopardesco, che spesso ha segnato le ultime legislature. Se il lavoro dell’aula è il momento di sintesi delle scelte, è nelle commissioni che c’è più tempo per dibattere, ascoltare gli esperti, discutere, confrontarsi, modificare e quindi modellare una nuova legge. Le continue "fiducie" degli ultimi governi hanno impoverito il lavoro parlamentare. Questa è una legislatura dalla durata incerta e che, in mancanza di una maggioranza definita dal voto, dovrà darsi degli obiettivi precisi, irrinunciabili, su cui costruire delle maggioranze per rispondere alle emergenze del Paese e per continuare a essere propulsivi nel contesto europeo e internazionale. Si sperimenterà un nuovo modus operandi nella vita della democrazia e le Istituzioni potranno uscirne arricchite. La sfida è alta e nuova.Su un aspetto desidero soffermarmi. Non so se si dedicherà attenzione a questioni eticamente sensibili, riferibili a quei princìpi non negoziabili che stanno alla base della società e del valore più profondo della vita. Non sempre ciò che è possibile per la scienza e la tecnica è giusto; non tutto ciò che si desidera è il meglio. Consiglio quindi di assumere come scelta di fondo il senso del limite, che è proprio della persona umana e che forse non risolve tutti i problemi, ma sicuramente non provoca scelte irreparabili.Due ultimi semplici suggerimenti. Spesso ho visto colleghi lasciare l’aula per impegni esterni, dimenticando che il mandato parlamentare è una missione. Lasciatevi assorbire, vivete con intensità il vostro mandato, non dimenticate che si è eletti per lavorare "lì", non altrove. L’intensità fa la qualità; è possibile conciliare il rapporto costante con i cittadini e la vita parlamentare.Per chi crede, iniziare la giornata con la Santa Messa diventa lievito per le scelte parlamentari. Tutte le mattine alle 8,30, nella chiesa alla Camera, monsignor Leuzzi permette di vivere l’eucaristia. E, nella diversità delle militanze di partito, si sperimenta una dimensione cristiana che è anche il laico terzo valore della rivoluzione francese: la fraternità.
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