martedì 11 marzo 2014
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​Il governo è determinato a fare le riforme strutturali di cui l’Italia ha bisogno, ma ci vorrà tempo, occorre guardare al medio termine – due o tre anni almeno – perché diano risultati. A partire dal robusto taglio del cuneo fiscale che verrà  «coperto in modo permanente da tagli di spesa».Il neoministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, alla sua prima – in veste di ministro – all’Eurogruppo di Bruxelles è venuto a presentare un’Italia impegnata sul doppio fronte del rilancio della crescita nel rispetto dei limiti dei conti di bilancio, lanciando però un segnale non all’insegna della "flessibilità" – quasi a dire di fare qualche eccezione o chiudere un occhio – bensì di un giudizio sulle azioni del governo che sia più complessivo e globale. Il tempo certo stringe, visto che la crescita langue: ieri il titolare di Via XX Settembre ha ammesso che «i numeri che abbiamo sott’occhio sono più vicini a quelli della Commissione di quanto non fossero in passato. Il mio atteggiamento è di esser prudente, preferisco tenermi basso»: vale a dire più prossimo a una crescita dello 0,6% nel 2014 (stessa cifra dell’Osce, di cui fino a pochi giorni fa Padoan era capoeconomista) che l’1% del governo Letta.In mattinata, prima di partecipare all’eurogruppo, Padoan ha incontrato il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, cui ha illustrato brevemente gli obiettivi del governo. Poi ha rivisto tra i colleghi all’Eurogruppo molte persone che conosce da tempo. «Ho detto le cose che il nostro governo vuol fare – ha riferito –, mi hanno ascoltato con molto interesse, ho detto loro che l’Italia viene a Bruxelles non a chiedere favori, ma a fare cose».I concetti espressi dal successore di Fabrizio Saccomanni sono chiari: «Il programma passa per riforme strutturali, riduzione del cuneo coperto in modo permanente da tagli di spesa, condizione importante per garantire la sostenibilità di bilancio». Proprio questa, ha aggiunto, «è una condizione molto importante, ritenuta essenziale non solo dai colleghi dell’Eurogruppo ma in generale per garantire la sostenibilità». Perché «la priorità per l’Italia è quella di politiche per crescita e occupazione, non disperdendo l’enorme risultato di avere oggi finanze pubbliche più sostenibili di qualche tempo fa», che «sarebbe una sciocchezza».Il ministro non ha voluto parlare di possibili "negoziati" con Bruxelles, e respinge al mittente le ipotesi di chi parla di "flessibilità". Il punto è un altro, spiega Padoan, tornando a indossare per un momento le vesti di economista di lungo corso: in Italia c’è bisogno di un orizzonte «a medio termine», perché è quello che rende «tangibili i risultati delle riforme strutturali». Il punto - e qui si intravede in filigrana il possibile negoziato con Bruxelles - è che «le riforme strutturali possono avere temporaneamente effetto di finanzia pubblica. Questo è un concetto condiviso da tutti gli stati membri». L’Italia, insomma, chiede che a Bruxelles si faccia una valutazione complessiva, che tenga conto del lungo respiro e non solo dell’andamento anno per anno. E dovrà essere davvero molto convincente.
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