giovedì 6 febbraio 2014
Il 13 febbraio la Camera di Bruxelles voterà la legge che estende l'eutanasia anche ai bambini. Un filmato di un'associazione di medici del Quebec fa appello alla massima autorità del Paese.
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Giornata di preghiera e digiuno per i cattolici belgi, che hanno scelto questa forma di mobilitazione silenziosa e intima per far sentire la loro opposizione al progetto di legge che prevede l'estensione dell'eutanasia ai minori. L'iniziativa, che si è svolta giovedì 6 febbraio, è stata lanciata dall'arcivescovo primate del Belgio, monsignor Andrè-Joseph Leonard, in vista del voto sulla nuova normativa previsto alla Camera di Bruxelles per il 13 febbraio prossimo.  La proposta di legge è già stata approvata dal Senato e dalla Commissione giustizia della Camera. Se giovedì prossimo sarà licenziata anche dalla Camera dei rappresentanti in seduta plenaria, farà del Belgio il secondo Paese, dopo l'Olanda, ad avere una normativa che autorizza, a determinate condizioni, il ricorso all'eutanasia anche per i minori.Il video qui allegato si chiama From a Child to a King (Da una bambina al re) ed è stato realizzato dalla Coalition des médecins pour la justice sociale, associazione di medici del Québec (lo Stato francofono del Canada) che dal 1998 si batte per un sistema sanitario più equo e giusto, che garantisca protezione ai soggetti più vulnerabili. Il filmato dura circa quattro minuti e mezzo e ha per protagonista la famiglia di Paul Saba, co-presidente di CoalitionMD, che racconta la sua esperienza personale con la malattia della più piccola dei suoi tre figli, Jessica, 5 anni, nata con una grave malformazione cardiaca. Quello che rende unica questa iniziativa è la persona a cui è destinato il video: il re del Belgio, Filippo. La figlia maggiore del dottor Saba, una bimba sotto i 10 anni di età, infatti, a nome della sorellina Jessica chiede al sovrano di non firmare la legge per l’estensione dell’eutanasia ai minori. Al re chiede di non firmare una legge che avrà effetti non soltanto sui bambini del Belgio ma anche di tutto il mondo. Il medico ricorda anche che nel suo Quebec è in corso una battaglia politica per legalizzare l’eutanasia al livello del Parlamento locale, per aggirare il divieto federale e che se fosse stata consentita nel 2009, quando è nata Jessica, questa pratica avrebbe potuto uccidere la loro bambina.
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