mercoledì 20 marzo 2019
L'arcivescovo di Milano ha incontrato in Duomo duemila adolescenti allievi dei centri di formazione professionale, per poi partecipare in piazza a un happening a tema europeo. Con una consegna.
Delpini al flashmob europeo con gli adolescenti in piazza Duomo il 19 marzo a Milano

Delpini al flashmob europeo con gli adolescenti in piazza Duomo il 19 marzo a Milano - LaPresse CARLO COZZOLI

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Prima, alle 11, la Messa in Duomo. Poi, attorno alle 12, sulla piazza, tutti al flash mob #stessabandiera, sotto una mega bandiera europea di 600 metri quadrati. Così oltre duemila giovani allievi dei centri di formazione professionale arrivati, per l’occasione (organizzata dalla Confap e Aef), dall’intera diocesi, hanno vissuto martedì 19 marzo a Milano la mattina della festa di san Giuseppe, patrono dei lavoratori e degli artigiani. Terminata la celebrazione, infatti, tra le navate, si è realizzato un breve momento di animazione mentre l’arcivescovo Mario Delpini, accompagnato dai ragazzi, si è diretto al grande portone centrale della cattedrale per uscire nel sagrato, dove, sulle note dell’Inno alla Gioia di Beethoven, si è srotolata una grande bandiera europea.
Promosso dalle Acli (presenti molti iscritti) e dal Centro ecumenico europeo per la pace (www.stessabandiera.eu), il flashmob ha testimoniato l’attenzione per il tema dell’Europa unita da parte dei giovani. Invitati – lo ha fatto anche l’arcivescovo – a camminare sotto la bandiera che, in questo modo, sembra prendere vita. «Questi ragazzi fanno più effetto della bandiera, perché si trovano a proprio agio in Europa e vogliono costruirne una migliore. Un’Europa migliore serve e noi la costruiremo», ha osservato Delpini che, in omelia, poco prima, rivolgendosi ai ragazzi, aveva chiesto: «Quando ti sei accorto di non essere più un bambino?». «La personalità – ha spiegato il presule – si definisce nella risposta alla vocazione. Nell’avventura del diventare grandi, non siamo abbandonati a noi stessi, costretti a vivere come vagabondi in un deserto senza strade. Non siamo i presuntuosi che perseguono i loro progetti di potere, ricchezza e piacere costruiti sulla sabbia; non siamo rassegnati che cercano di non pensare e di non soffrire. Si diventa grandi quando si capisce che siamo interlocutori di Dio, per compiere la missione che ci è stata affidata: mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo. Si diventa grandi quando si comincia a capire che la nostra vita è benedetta da Dio».

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