venerdì 8 ottobre 2021
A firmare la richiesta Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia e Slovacchia. Oggi i ministri degli Interni riuniti in Lussemburgo
Migranti si spostano dal campo bruciato di Lipa, in Bosnia, il 29 dicembre 2020

Migranti si spostano dal campo bruciato di Lipa, in Bosnia, il 29 dicembre 2020 - Ansa

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Un gruppo di 12 Paesi dell'Ue chiede a Bruxelles di rafforzare le misure alle frontiere contro i migranti finanziando la costruzione di barriere per proteggere i confini. "La barriera fisica sembra essere un'efficace misura di protezione delle frontiere che serve l'interesse dell'intera Ue. Questa misura legittima dovrebbe essere ulteriormente e adeguatamente finanziata dal bilancio dell'Ue in via prioritaria", si legge in una lettera firmata da Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia e Slovacchia. Non sono solo i Paesi di Visegrad (Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca) ma anche Paesi mediterranei come Cipro e la Grecia, e persino uno Stato governato da una premier socialdemocratica, la Danimarca di Mette Fredriksen, non nuova alla linea dura in materia di miigrazioni.

Oggi si riuniscono a Lussemburgo i ministri degli Interni dell'Unione per discutere di migrazioni.

La commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johannson, ha reagito bocciando la richiesta dei fondi ma approvando "il diritto degli Stati europei a costruire barriere per proteggere i propri confini". La Slovenia, che ha la presidenza di turno dell'Unione, non ha potuto firmare la lettera (per rispetto istituzionale) ma il ministro dell'Interno, Ales Hojs, al termine del Consiglio Affari interni ha ribadito pubblicamente di essere "pienamente a favore della costruzione delle barriere di protezione dei confini".

"Sono d'accordo che bisogna rafforzare la protezione dei nostri confini esterni. Devo dire che alcuni Stati membri hanno costruito delle strutture di protezione e posso capirlo. Se bisogna utilizzare i fondi Ue per fare questo devo dire di no", ha dichiarato Johannson nella conferenza stampa al termine del Consiglio Affari interni. "Gli Stati membri hanno il diritto e la responsabilità di tutelare i loro confini. E si trovano nella migliore posizione per decidere come farlo, fintanto che rispettano le regole dell'Unione. Se uno Stato membro ritiene che sia necessario costruire una recinzione, lo può fare e io non ho nulla da obiettare", ha aggiunto.

"Utilizzare fondi dell'Unione per finanziare recinzioni anziché finanziare altre attività molto importanti questo è un altro paio di maniche, ma qui parliamo di come spendere le risorse limitate. Ma gli Stati membri hanno possibilità e diritto di costruire queste recinzioni e si trovano nella migliore posizione per decidere se ciò sia necessario oppure no", ha precisato la commissaria europea.

Tutto ciò accade mentre si discute ancora del video, diffuso anche da Avvenire.it, che documenta i respingimenti violenti dai confini balcanici. "Il Governo della Croazia prende molto sul serio" il tema, ha detto la Commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, al suo arrivo al Consiglio Ue in Lussemburgo. "Dobbiamo proteggere le nostre frontiere esterne, ma anche i nostri valori, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali". La Commissione Ue ha richiamato Atene alle sue responsabilità di approfondire con un'indagine le recenti denunce sui respingimenti violenti alle sue frontiere esterne. Accuse, che come ha evidenziato Johansson, "danneggiano la reputazione dell'Ue".

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