mercoledì 11 marzo 2015
L’Italia spinge sull’Ue per aprire strutture nei Paesi di transito. Il Viminale studia un piano che coinvolga Niger, Tunisia e Sudan nell’accoglienza dei migranti. Domani a Bruxelles il Consiglio europeo.
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​Un vero e proprio piano ancora non c’è, né una proposta in senso formale, ma esiste una discussione, che vede coinvolti diversi Paesi europei, Italia in testa, sulla possibilità di finanziare progetti per l’apertura di centri di raccolta profughi in Paesi di transito dei flussi migratori come Niger, Tunisia e Sudan, d’intesa con l’Alto commissariato Onu per i rifugiati e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. E già domani a Bruxelles i ministri dei 28 Stati membri potrebbero avviare un primo confronto nel Consiglio europeo Giustizia e affari interni (Gai), che si occuperà di lotta ai trafficanti di esseri umani, della possibilità di destinare più risorse all’agenzia Frontex, della road map per il piano d’azione sull’asilo in Grecia e di misure per il contrasto al terrorismo.Se la Ue dovesse rompere gli indugi, superando le divergenze fra Paesi per passare ai fatti, l’opzione consentirebbe di ridurre all’origine il business dei trafficanti, il numero di barconi e il rischio di naufragi in mare: su 270mila migranti giunti illegalmente in Europa l’anno passato, 220mila sono arrivati attraverso la rotta Maghreb-Mediterraneo, lasciando in mare almeno 3.500 vittime. Fra i sostenitori c’è il governo italiano, che dal 2014 ha tratto in salvo quasi 180mila migranti, prima con l’operazione Mare nostrum e ora col più ridotto dispositivo europeo "Triton". Il ministro dell’Interno Angelino Alfano avrebbe un’intesa con l’omologo francese Bernard Cazeneuve: «L’Italia accoglie al momento 67mila stranieri – afferma Alfano –. Per risolvere a monte la questione, ci son due strade: stabilizzare la Libia e creare campi profughi in Africa in modo che si faccia lì lo screening e ci sia un’equa distribuzione di chi ha diritto all’asilo tra i Paesi europei». La Germania non ha espresso ancora una posizione, anche se il ministro dell’Interno Thomas de Maiziere sarebbe favorevole all’installazione di strutture Ue in Paesi come l’Egitto. Lo ha segnalato nei giorni scorsi il quotidiano The Guardian  in un servizio che riferiva dell’intento della Commissione europea di pianificare l’istituzione di alcuni «uffici per le migrazioni» in Paesi terzi all’esterno del territorio Ue, come Egitto, Libano, Turchia e Niger. Il quotidiano britannico attribuiva al commissario Ue agli Affari interni e all’immigrazione, Dimitris Avramopoulos, l’intenzione di favorire la presentazione, in uffici e ambasciate dei Paesi Ue, di domande d’asilo da parte di profughi in fuga da conflitti o persecuzioni.Ieri la conferma dell’esistenza di una discussione è giunta dalla portavoce dell’esecutivo europeo, Natasha Bertaud: «La Commissione Ue è a conoscenza di discussioni tra alcuni Stati membri su piani per sviluppare centri in Nord Africa – fa sapere Bertaud – ed è in contatto con Oim e Unhcr sulla possibilità di sviluppare centri per migranti per facilitare lo screening e le operazioni di ritorno volontario dei migranti economici, così come l’identificazione di persone che hanno bisogno di aiuto». La portavoce ha aggiunto che «un progetto pilota in Niger è in fase di discussione» anche se non direttamente con la Commissione. Ancora, ci sarebbe un altro «progetto a lungo termine» per dispiegare ufficiali di collegamento europei nei Paesi terzi o, in alternativa, di avvalersi di quelli di Frontex (uno dei quali di recente impiegato in Turchia). Ma l’argomento, ha precisato Bertaud, «non è stato sollevato al dibattito del collegio dei commissari Ue. Per il momento siamo in una fase orientativa. La politica arriverà con la strategia».La portavoce dell’Unhcr per il Sud Europa, Carlotta Sami, precisa: «Al momento non abbiamo ricevuto alcuna proposta specifica», ma se arrivasse «si potrebbe accogliere favorevolmente, qualora comporti una diminuzione del rischio viaggi». Favorevole è anche il presidente della commissione Diritti Umani del Senato, Luigi Manconi, secondo il quale i presidi Ue dovrebbero «evitare l’attraversamento illegale del Mediterraneo, con i rischi che comporta, e distribuire i richiedenti asilo in Europa secondo quote equilibrate di accoglienza».
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