giovedì 30 agosto 2012
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Nel diritto islamico il termine kafala ignifica «fideiussione» e riguarda l’ambito economico. «Ma applicato all’affido non ha alcuna base coranica e non esiste propriamente nel diritto islamico. Piuttosto è stato introdotto da leggi successive, dall’Egitto al Marocco». Il professore Agostino Cilardo, arabista e docente di Islamistica all’Università degli Studi di Napoli "L’Orientale", chiarisce che cosa si intende per kafala, alla luce della proposta dell’Aibi di riconoscerla. «Si può paragonare all’affido anche se non c’è completa corrispondenza tra i due istituti».Qual è la differenza più evidente con l’adozione, invece?Chi si assume l’onere della tutela del minore si obbliga a provvedere al suo mantenimento, alla sua educazione e alla sua protezione, fino alla maggiore età, ma non può dargli il proprio nome né nasce vocazione ereditaria tra i due, in quanto non vengono meno i rapporti tra il minore e la famiglia d’origine. Di conseguenza il minore dato in affido non può essere equiparato ai figli naturali, anche se ha diritto a essere educato e allevato allo stesso modo.La migrazione di cittadini arabi di religione islamica in Occidente necessita anche di una revisione di alcune misure legate al ricongiungimento familiare? Attualmente sarebbe necessario un provvedimento legislativo che equipari la kafala all’affidamento ai soli fini del ricongiungimento familiare, mentre ai cittadini italiani, anche se musulmani, deve essere esclusivamente applicata la legge italiana.Perché le preoccupazioni maggiori sono lo stato di abbandono di minore e/o i matrimoni forzati?Nel caso specifico, bisogna distinguere tra i minori accompagnati e minori abbandonati, una distinzione molto netta che si trova nella legislazione marocchina. I primi godono delle garanzie di tutela assicurate dal loro nucleo familiare, mentre i secondi sono oggetto di particolare protezione da parte dello Stato, anche attraverso l’istituto della kafala. Sono i minori abbandonati che anche in Italia meritano attenzione; essi devono essere inseriti all’interno delle istituzioni educative italiane e seguiti fino alla loro maggiore età.
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