lunedì 9 febbraio 2015
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Parole forti, una grande sfida quella lanciata alla giornata delle idee per Expo dal Papa. Uno stimolo per chi vuole arricchire di contenuti l’esposizione universale milanese che partirà a maggio e che cade in un momento importante per ripensare il nostro modello di sviluppo e i nostri stili di vita.Ripartiamo da quell’«inequità», l’efficace neologismo coniato da Francesco per descrivere la radice della miseria in un’economia che uccide e ha ucciso molte persone, perché lascia un segno indelebile sulla Carta di Milano che dovrà essere consegnata al segretario dell’Onu Ban Ki-moon il prossimo autunno. L’alimentazione, il rapporto con il cibo e con la madre Terra sono temi chiave e la povertà e gli squilibri che provoca – la Chiesa lo ripete da decenni – sono la causa prima dei conflitti e della violenza globali.Il richiamo del Papa è a un cambio di marcia culturale e spirituale, mandando in soffitta l’economia liberista che produce scarti, che lascia ai margini chi non "produce" secondo le logiche del "pensiero unico", che abbandona una fetta dell’umanità al proprio destino e che spreca – oltre a tonnellate di cibo – anche un immenso capitale umano. Il Papa ripete da tempo il paradosso dell’abbondanza, tanto caro al santo Giovanni Paolo II: il cibo è sufficiente per tutti, è l’«inequità» a dare tanto a pochi lasciando la moltitudine a bocca asciutta. L’approccio più dolce che il Papa suggerisce all’Expo delle idee è quello del custode contrapposto a quello del padrone. Ma per arrivare a questo occorre una nuova politica economica, che parta dalla dignità della persona umana e dal bene comune, due pilastri definiti dal Papa «fondamentali».E servono politici coraggiosi che sappiano agire secondo giustizia e con carità e a cui il Papa ha chiesto di progettare per le prossime generazioni, senza limitarsi – è uno dei mali di questo nuovo secolo – all’orizzonte elettorale. La Terra madre non è proprietà privata di una generazione, ha detto efficacemente il Papa, è un prestito che ci hanno fatto i nostri figli e che dobbiamo restituire loro. Sono in sintonia le dichiarazioni del nostro capo dello Stato, le prime ufficiali di Sergio Mattarella, che ha chiesto al popolo dell’Expo di combattere le diseguaglianze con un nuovo sviluppo. E fanno sperare le dichiarazioni d’intenti di alcuni ministri come Martina e Boschi sull’inserimento del diritto al cibo nella Carta costituzionale, in linea con quella che sarà la campagna delle Caritas del globo nel semestre di Expo. Infine va colto lo sprone politico di Matteo Renzi che all’Hangar Bicocca di Milano ha voluto lanciare messaggi di incitamento e speranza, chiamando la manifestazione «la cartina di tornasole» delle ambizioni del Bel Paese, invitando a superare lo scetticismo. Il premier richiama l’Italia a essere se stessa senza ripiegarsi sterilmente sul passato. Vuol dire ripartire dalla tradizione più pura, dalla nostra identità che sta anche nel cibo, nel quale abbiamo un indubbio primato mondiale in termini di qualità e gusto coniugandolo con la legalità, combattendo lo scandalo della corruzione. In questa identità per noi c’è anche la solidarietà che in Italia è molto diffusa e deve diventare parola chiave di questa edizione e motore del nostro rilancio. Il primo maggio 2015, inizio dell’Expo alla metà di questo decennio segnato da una crisi globale economica e di valori, può diventare uno spartiacque di questo tempo lacerato e darci la spinta per ripartire con leggerezza e coraggio.
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