mercoledì 28 settembre 2016
Testimoni di giustizia, con o senza bolli
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Il silenzio è il miglior aiuto alle mafie. Il silenzio di chi paga e tace. Il silenzio di chi vede e volta la faccia dall’altra parte, anche di fronte a delitti gravissimi. Per questo è molto importante che otto imprenditori di Corleone abbiano deciso di denunciare le richieste di pizzo. Per questo è, invece, molto grave che sia ancora e sempre negato il riconoscimento di “testimone di giustizia” ad Augusto Di Meo che non esitò un secondo ad andare a denunciare chi aveva sparato, uccidendolo, al parroco di Casal di Principe, don Peppe Diana.

Per il ministero dell’Interno non è possibile in quanto nel 1994 non c’era ancora la legge che introduce la figura del testimone di giustizia, la tutela e la sostiene. Insomma Augusto ha scelto troppo presto di fare la cosa giusta. Una risposta burocratica, fredda e insensibile, di fronte a un atto di amore per la giustizia, la verità, la responsabilità. La stessa che voleva imporre a Rocco Mangiardi, testimone di giustizia di Lamezia Terme, di fornire lui l’auto per mantenere il diritto alla scorta. Augusto la scorta non ce l’ha, eppure continua a ricevere minacce, mentre la camorra in quel territorio non è definitivamente sconfitta e spara ancora.

Augusto non chiede soldi, anche se per quella scelta ha dovuto vivere per anni lontano dal suo paese. Fa ancora il fotografo – sono sue le più belle foto di don Peppe – va nelle scuole, incontra giovani e associazioni, e ogni giorno è disponibile ad accompagnare chi lo desidera sulla tomba del suo amico sacerdote. Augusto è testimone di una terra che ha resistito, che sta cambiando grazie a giovani ormai uomini come lui.

È testimone della storia e dell’impegno di don Peppe. «Io continuo a fare quello che ho sempre fatto – ci ha detto ieri pur molto amareggiato –. In tanti sono venuti oggi al negozio a esprimere la loro solidarietà». Quella solidarietà che l’arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, ha voluto esprimere agli imprenditori di Corleone che «con coraggio e audacia hanno voluto infrangere il muro di omertà». Così come più volte il vescovo di Aversa, Angelo Spinillo ha sostenuto Di Meo. Chiesa e società civile sono sempre più al fianco di chi sceglie di non tacere. Oggi forse è meno difficile. Nel 1994 lo era molto di più. Ma Augusto non si è voltato. Testimone nei fatti che vale molto più di qualche carta intestata. Sarebbe bello e, soprattutto, giusto che però anche questa arrivasse.

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