14 ottobre 2009
POLITICHE FAMILIARI
Comuni, Province, Regioni:
ecco le buone pratiche
Parma ha ingranato la marcia e sorpassato il governo; ma in questa corsa verso il quoziente familiare non è sola. Già alcune amministrazioni stanno sperimentando forme di tariffazione dei servizi che tengano conto del carico familiare in modo più efficace dell’Isee, l’Indicatore di situazione economica equivalente (Isee). Ha fatto scuola il caso della Provincia autonoma di Trento, che già da qualche anno ha varato il Sistema esperto Icef, un indicatore che, nel calcolo dell’imponibile, conteggia in modo preciso tutte le entrate e le uscite di ciascuna famiglia (l’Isee, invece, considera solo il reddito da lavoro e il patrimonio e poi assegna un "peso" ai figli), sottraendo poi al reddito finale una serie di deduzioni calcolate in base al numero dei figli, alla presenza di un solo genitore, o di un componente non autosufficiente... «L’Icef – conferma il dirigente del settore Politiche sociali Luciano Malfer – vale per la determinazione delle tariffe dei servizi provinciali come la mensa scolastica, l’anticipo o posticipo della scuola materna e per il trasporto alunni. Ma vale anche per alloggi popolari, contributi al reddito e altri servizi di vari Comuni che noi abbiamo incoraggiato». Con una novità che entrerà in vigore dal 2010: dal terzo figlio in poi i servizi non si pagheranno del tutto.
Se a Trento non si può più parlare di sperimentazione ma di un Piano famiglia integrato e collaudato – a cui si stanno ispirando altri Comuni come Lamezia Terme –, a Lecco invece il Comune nel novembre 2008 ha provato a mettere in piedi un quoziente familiare alla francese (Isef), ma solo per la tariffazione degli asili nido. In pratica, nel calcolo del reddito imponibile della famiglia si rivedono i "pesi" di ciascun componente della famiglia, aumentando rispetto all’Isee "classico" quelli dei figli oltre al terzo proprio per agevolare le famiglie numerose. Il punto critico è che Lecco ha stabilito una soglia di Isef molto bassa (14 mila euro l’anno contro la soglia media Isee di altre città di 25 mila euro), con il risultato, secondo un’analisi elaborata dall’Associazione delle famiglie (Afi) di ridurre la platea di beneficiari degli sconti. Anche la Regione Puglia ha introdotto correttivi alla scala di equivalenza utilizzata per il calcolo dell’Isee.
Un altro esperimento che mette in pratica il quoziente familiare è quello varato nelle scorse settimane dalla Regione Lombardia nel settore degli ammortizzatori sociali. In pratica, gli interventi integrativi di sostegno al reddito dei lavoratori in cassa integrazione saranno "personalizzati" in base alla situazione familiare, con una serie di servizi per integrare il reddito a seconda dei bisogni: asili nido, doposcuola, servizi medici, buoni pasto...
Capitolo a parte, poi, è quello delle Family card,che si sono moltiplicate in questi ultimi anni, ciascuna con i suoi criteri. «È uno strumento diverso dal quoziente familiare – precisa Pietro Boffi, ricercatore del Centro internazionale studi famiglia (Cisf) –; se si tratta solo di una carta sconti in negozi o strutture convenzionate ovviamente avvantaggia chi più spende ma almeno abbassa in modo indiretto quella tassa occulta sui consumi che è l’Iva. Se invece la Card è intesa come una scontistica sui servizi comunali, allora ha come effetto quello di abbassare la pressione economica sulla famiglia. Attenzione però che ad avvantaggiarsene non sia solo chi ha figli piccoli: gli adolescenti costano altrettanto.
Ecco perché, in generale, sarebbe meglio puntare su un sistema fiscale amico delle famiglie». Tra le Family card "storiche" c’è quella di Bergamo, assegnata ai nuclei con tre figli o più, che dà diritto a sconti in strutture comunali per lo sport e il tempo libero e in una serie di negozi convenzionati. La Regione Friuli–Venezia Giulia ha varato un sistema di sconti su tariffe e acquisto di beni e servizi "graduato" sui bisogni delle famiglie, calcolata in base al numero dei figli e livello dell’Isee. Family card analoghe sono in uso anche a Modena, Loreto e Brindisi. Altri Comuni, ancora, si sono orientati su sconti per famiglie sui trasporti pubblici (Rimini), su ribassi delle addizionali Irpef (Piacenza) o su tariffe scontate sul consumo dell’acqua (nella provincia di Bologna).
Antonella Mariani