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WikiChiesa A cura di Guido Mocellin
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I personaggi pubblici e il lutto: un caso che stupisce e inquieta
 
 
Sempre più spesso il lutto per la morte di un personaggio pubblico si elabora in pubblico, a maggior ragione da che l'ambiente digitale consente a “tutti”, e non solo a quanti i media tradizionali decidono di interpellare, di dare espressione pubblica ai propri sentimenti. In questi giorni il lutto è quello per Umberto Eco: figura di intellettuale che interroga direttamente anche la cultura di ispirazione cristiana, la quale ha risposto con le sue diverse anime e memorie.
Questa dimensione pubblica suggerisce talvolta, ma più all'interno dal mondo dello spettacolo, o dello sport, che gli è sempre più attiguo, forme di esequie che inseriscono nel rito cristiano simboli a esso estranei: mi viene in mente la moto in chiesa del pilota Simoncelli. Ma in quel caso l'oggetto simboleggiava sia la vita, sia la morte, purtroppo. E comunque rimaneva “accanto” al corpo. È di qualche giorno fa – ma confesso che non l'avevo notata – la notizia che invece si è usata una grande “moka” per contenere le ceneri di Renato Bialetti, l'imprenditore che ha legato il suo nome alla nota caffettiera. È accaduto per la «messa esequiale dopo la cremazione», che i media chiamano sbrigativamente funerale e che si è svolta dalle parti di Omegna, nel Verbano. Lo stesso contenitore è stato poi tumulato. Ne parlo qui stupito che solo due fonti, nella blogosfera ecclesiale, abbiano notato la cosa: con toni neutri il sito di “Famiglia cristiana” (http://tinyurl.com/hoesgtl), e con toni critici il blog “Messa in latino” (http://tinyurl.com/jfehgy3).
Non dico che la scelta della famiglia Bialetti contraddice la fede nella resurrezione del corpo del loro amato congiunto: figurarsi se ciò che accadrà del contenuto dovesse dipendere dal contenitore... E tuttavia provo imbarazzo per l'inevitabile richiamo pubblicitario che le immagini di un tale funerale, per quanto private, contengono. E inquietudine per la volontà di associare con tanta forza un uomo morto alla sua impresa in vita: non un oggetto nella bara, ma un oggetto come bara. Non è il caso di scherzare, ma ognuno provi a immaginare cosa succederebbe se diventasse una moda.

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