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Senza rete A cura di Mauro Berruto
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Una palestra a cielo aperto tutta da usare
 
 
L'Istat ha recentemente pubblicato un approfondito report sulla pratica sportiva in Italia. È una fotografia, nulla di più. È tuttavia utile per identificare una tendenza che… finalmente, è un'inversione di tendenza! Il primo segnale significativo è rappresentato dall'aumento complessivo (+2,7%) dei praticanti sportivi. Il dato di coloro che hanno praticato sport con continuità nel 2015, è il più alto mai registrato dall'Istat: quasi una persona su quattro. Siamo ancora distanti da parametri europei, specialmente quelli del nord dell'Europa, ma questa percentuale incomincia a generare impatti positivi sulla società, grazie a stili di vita finalmente più attivi.
Il dato, almeno dal mio punto di vista, più importante riguarda il tema della passione per lo sport praticato (e non solo guardato-commentato-tifato) all'interno del rapporto fra genitori e figli. La ricerca Istat ci dice che un numero enormemente alto (83%) di figli di genitori entrambi praticanti sportivi, fa sport. Anzi, spesso ne fa più di uno. Questa percentuale decresce di quindici punti percentuali se solo uno dei genitori fa sport e quasi si dimezza quando nessuno dei due genitori pratica una disciplina sportiva. In sostanza, nel mondo sportivo, l'arte dell'essere di esempio è ancora tremendamente importante. Chi fa sport educa a fare sport, non sembrano esserci dubbi a tal proposito. Questo circolo virtuoso che si innesca all'interno delle nostre famiglie potrebbe essere davvero una delle più grandi rivoluzioni culturali del nostro tempo. C'è da combattere una guerra simile a quella che il nostro Paese dichiarò all'analfabetismo. Oggi si tratta di azzerare le sacche di "analfabetismo motorio" e di instillare azioni rivolte alla capillare diffusione della cultura del movimento.
Certo permangono criticità, specialmente al Sud, nei piccoli Comuni e nelle periferie dove sono più alte sedentarietà e tasso di obesità. Il reddito è, e resta, un fattore decisivo per la pratica sportiva degli individui e delle famiglie. Ecco perché progetti di sport "a costo e a chilometro zero" potrebbero essere un investimento per il futuro del nostro Paese. Senza l'alibi di infrastrutture non all'altezza, si parta da quei meravigliosi asset di cui l'Italia dispone: parchi, laghi, fiumi, montagne, colline, mari, centinaia di migliaia di chilometri di spiaggia. Diventino questi i primi luoghi dove camminare, correre, nuotare, saltare. Si inneschi, a partire da questo patrimonio di palestre a cielo aperto,
uno stile democratico di fare sport.
Nel nostro prossimo futuro l'attività sportiva esca dall'equivoco di essere considerata solo uno strumento di benessere individuale. Lo sport sia, piuttosto, patrimonio delle comunità e come tale sia difeso, esattamente come si farebbe con una biblioteca, un teatro, un palazzo di prestigio, un monumento o una piazza. Proprio dal meraviglioso territorio del nostro Paese sarebbe bello veder partire una "offensiva" che porti la cultura del movimento fuori dalle ricerche Istat e dentro alla nostra vita quotidiana. Ne trarremmo giovamento tutti, attori e spettatori.

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