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Schermaglie A cura di Andrea Fagioli
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Metti una serie Tv tra musica e inferno
 
 
Tre nomi che parlano da soli (soprattutto i primi due): Mick Jagger, Martin Scorsese e Terence Winter, ovvero il leader dei Rolling Stones, il regista premio Oscar e il vincitore di quattro Emmy Award per I Soprano. Tre nomi accomunati dalla passione per la musica, che insieme hanno deciso di realizzare una serie tv sulla rivoluzione musicale degli anni Settanta dando vita a Vinyl, dieci episodi da lunedì scorso in prima serata su Sky Atlantic nella versione doppiata in italiano dopo il debutto, la settimana precedente in contemporanea con gli Stati Uniti, nella versione originale in inglese. La serie, prodotta da HBO, creata da Winter, vede in veste di produttori esecutivi Jagger e Scorsese (che firma come regista il primo episodio). Tra molta realtà e qualche concessione alla fantasia, Vinyl, ambientata nel 1973 a New York, racconta la storia di Richie Finestra (Bobby Cannavale), un discografico cocainomane che deve salvare la propria casa di produzione, la American Century Records, rilanciandola attraverso un gruppo punk, i Nasty Bits, guidato da Kip Stevens (che nella finzione viene interpretato da James Jagger, il figlio di Mick). Comincia così un percorso che racconta da una parte il drastico cambiamento avvenuto nel mondo della musica (con l'avvento del punk, per l'appunto, e della New Wave), dall'altra l'evoluzione dell'industria di settore, quella del vinile (per dirla con il titolo della serie), che da lì fino agli anni Novanta comincerà a generare ricavi da capogiro, con il sistematico sfruttamento dei musicisti. Nella fiction tanto spazio alle band, al rock, alla musica di quegli anni, ma anche al sesso, all'alcol e alla droga, a una vita al limite della perdizione, nel bel mezzo delle turbolente atmosfere newyorkesi dell'epoca. Giustamente Sky Atlantic all'inizio avverte che si tratta di un programma «consigliato a un pubblico adulto». In effetti non mancano scene violente, orge e un linguaggio molto duro, senz'altro appropriato a questa sorta di cronaca da un inferno la cui salvezza arriva, checché se ne pensi, da una grande musica. Indubbiamente accurata la ricostruzione di un mondo dalle mille contraddizioni, sicuramente infelice, ma capace di esprimere potenzialità, talento e voglia di comunicare con una voce nemmeno troppo educata, una batteria e una chitarra elettrica.

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