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È possibile A cura di Ernesto Olivero
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Elisa
 
 
Elisa Springer è sicuramente una donna nata due volte. La prima nel 1918 a Vienna, dove è cresciuta tra le cure della sua famiglia. La seconda nel 1945, quando è uscita viva dai campi di sterminio di Auschwitz e di Bergen Belsen, dopo un anno di internamento. Chi l'ha conosciuta però sa che la sua vita successiva le ha riservato una terza nascita quando, con l'aiuto di suo figlio, ha iniziato a non nascondere più a se stessa e alla gente quel passato che si portava tatuato sul braccio: A-24020. Elisa ha iniziato a viaggiare, ha incontrato migliaia di giovani, ha visitato centinaia di scuole, partecipato a trasmissioni televisive parlando al cuore di tutti. Era serena, ma traspariva sempre in lei un velo di mestizia. Eppure, aveva scelto di vivere senza odio, di rifiutare la vendetta con la forza dell'amore. Le sue non erano parole, erano fatti di perdono. Ai giovani diceva sempre: «Ho vissuto l'odio, ho vissuto l'aberrazione, la spersonalizzazione completa dell'uomo. Ho imparato da questa mia triste esperienza che l'unica cosa per formare un mondo migliore è l'amore: l'amore per Dio prima di tutto, l'amore per gli altri, l'amore per se stessi». Elisa è morta nel 2004, a ottantasei anni, dopo aver vissuto l'inferno dei lager e il purgatorio delle separazioni e del ricordo. Quando penso che lei non è più su questa terra, mi sento più solo, ma mi consola pensarla nella pace dei giusti.

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