giovedì 13 novembre 2014
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UN PO’ DI STORIA Nel corso degli ultimi anni, in un numero crescente di scuole medie superiori ed inferiori italiane, sono state realizzate iniziative di “educazione sessuale”, gestite prevalentemente da figure di professionisti, per lo più ginecologi o psicologi, non di rado operanti nei consultori ASL presenti sul territorio. Esse si articolano prevalentemente in lezioni frontali, conferenze o seminari, rivolte ad un gran numero di ragazzi, finalizzate ad affrontare/ scongiurare i grandi timori degli adulti rispetto all’esercizio della sessualità adolescenziale: la gravidanza non programmata e le malattie sessualmente trasmesse. Ma qual è la reale efficacia di tali iniziative? Una recentissima ricerca realizzata in Puglia su questo tema (1), ha permesso di fotografare una situazione in parte paradossale: a fronte di una elevata sensibilità ai temi dell’affettività e della sessualità dei giovani interpellati, il contesto educativo adulto si rivela in realtà poco attrezzato in questo ambito formativo, tendendo quindi, sia da parte dei docenti che dei genitori, a “delegare” l’approccio al tema all’esperto di turno, che lo declina in termini prevalentemente tecnici. Sicché i ragazzi finiscono per gestire in modo autonomo e soggettivo le informazioni ricevute, senza un adeguato accompagnamento alla scoperta dei significati e delle responsabilità implicati nella dimensione sessuale della persona umana. Si arriva così al paradosso, riscontrabile anche in altri paesi europei, (Inghilterra, Spagna, Svezia…),per cui alla diffusione di questo tipo di informazione sessuale nelle scuole corrisponde un aumento delle gravidanze indesiderate, dei tassi di abortività fra le teen-agers, (2), (3), del ricorso alla cosiddetta “pillola del giorno dopo” e della diffusione di malattie sessualmente trasmissibili. D’altro canto, utilizzando nell’approccio alla sessualità una prospettiva “ moralista”, cioè una proposta di comportamenti considerati accettabili in base ad una “morale” estrinseca, fatta per lo più di divieti e regole, non si ottengono risultati migliori. Nel parlare di sessualità,urge dunque l’adozione di una prospettiva EDUCATIVA: passare dal dare informazioni sulla sessualità ad educare l’affettività e la sessualità. La sfida educativa riguarda anche affettività e sessualità; perché se la sessualità è una dimensione fondamentale della persona umana, l’affettività ne è il cuore. Occorre dunque passare dalla mera informazione ad un confronto relazionale che tenga conto dei bisogni e delle aspettative dei giovani, offrendo loro risposte di senso. Gran parte del mondo adulto desidera farsi carico del compito di educare affettività e sessualità delle nuove generazioni, ma fa fatica ad intercettare l’interezza della domanda di significato che la sessualità umana custodisce ed esprime, e di cui i giovani sono portatori. All’origine della persona umana - uomo e donna - , affettività e sessualità ci raccontano il suo bisogno strutturale di essere in relazione e portano in sé la sfida della generatività. L’IDEOLOGIA GENDER E LA STRATEGIA DELL’OMS La separazione fra sessualità, corpo e persona, realizzatasi progressivamente nella cultura contemporanea, è stata ulteriormente acuita dalla diffusione della ideologia del gender, secondo la quale non esisterebbero differenze fra uomo e donna. Si sarebbe uomini e donne non perché nati con determinate caratteristiche morfologiche, capaci di “modellare” abilità cognitive e psico-emozionali in senso femminile o maschile, ma solo se ci si riconosce come tali. La differenza fra uomo e donna sarebbe esclusivamente il frutto di stereotipi culturali imposti ai bambini, senza dei quali il genere umano sarebbe fatto di persone uguali. In tal modo la sessualità viene dissociata dalla personalità, non viene naturalmente connessa con la costruzione di una persona. Si vuole così giungere al superamento non solo dei cosiddetti stereotipi di genere,ma anche della specificità del maschile e del femminile, fondamentali per il dinamismo delle relazioni fra persone. Attualmente, tale teoria è stata fatta propria dall’ OMS e dall’Unione Europea,e recepita dal Governo italiano, nella cosiddetta “Strategia nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, sottoscritta dal Ministro per le Pari Opportunità nel febbraio 2013. In forza di ciò, durante l’anno scolastico 2013-2014 , 29 associazioni LGBQT , hanno potuto entrare nelle scuole a parlare di gender, grazie alla disponibilità di 10 milioni di euro stanziati dal governo; l’UNAR, organismo del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha commissionato all’Istituto Beck di Roma la redazione di volumetti destinati ai docenti di scuole di ogni ordine e grado,contenenti le istruzioni per le lezioni di gender da proporre ai loro allievi. Tutto ciò, senza il minimo coinvolgimento delle Associazioni dei Genitori riuniti nel FONAGS (Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola), organismo consultivo del MIUR, e quindi senza permettere ai genitori di conoscere e di prendere una posizione su quanto predisposto per i loro figli a loro insaputa. Sono stati così proposti a minori, anche di scuola materna o primaria, libri, strumenti didattici e giochi del progetto“Educare alla diversità”, tanto ambigui ,quanto lesivi del fondamentale diritto dei genitori ad educare i propri figli, che la nostra Costituzione tutela chiaramente. Il tutto a spese di noi cittadini. In questo modo, per mezzo del condivisibile obiettivo di lottare contro ogni forma di discriminazione e di bullismo, a cominciare da quelle dettate dall’orientamento sessuale, passa il tentativo di far giungere alle nuove generazioni il messaggio della neutralità della identità sessuale. Ma c’è davvero in Italia una emergenza omofobia in Italia? L’OSCAD,l’ Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, organismo interforza del dipartimento di pubblica sicurezza che raccoglie tutte le segnalazioni riconducibili a segnalazioni concernenti tutto l’universo LGBT, aveva fatto pervenire nell’ottobre scorso alla Commissione giustizia del Senato i dati relativi ai primi tre anni di funzionamento :83 segnalazioni, in tre anni, da tutto il territorio nazionale… Comunque troppe, certo, ma sufficienti per innescare questa campagna nelle scuole? PER VEDERCI UN PO’ PIU’ CHIARO Riassumendo: proprio la cultura che voleva insegnarci a valorizzare il corpo e le sue pulsioni e ad intendere l’amore come mera emozione, ci conduce paradossalmente alla negazione del corpo come luogo identitario della persona ed alla eliminazione della diversità sessuale e del suo profondo significato antropologico. Corporeità e sessualità sono dimensioni fondamentali della persona umana ,esprimendone radicalmente relazionalità e generatività. Essi non sono importanti solo sul piano affettivo, ma su di essi si fonda l’essere ed il fare famiglia, e quindi, il matrimonio, la paternità e la maternità, la vita sociale, fino alla sfera politica, nel suo senso più proprio e più nobile di costruzione del bene comune. Nascondere questi contenuti alla ricerca di significato di un ragazzo, non accettare la SFIDA EDUCATIVA che la sessualità racchiude, significa ridursi a semplici distributori di informazioni per individui soli, atomizzati, incapaci di costruire relazioni stabili e responsabilità per il bene comune, e quindi più facilmente manipolabili. Incontrare, amare, valorizzare la sessualità umana e la differenza sessuale è lavoro profondamente educativo, di fronte a cui famiglia e scuola sembra non riescano ad assumersi adeguatamente la loro responsabilità. E allora? UN MOVIMENTO DI POPOLO La vicenda fin qui descritta, ripetutasi in gran parte dei Paesi europei, non ha lasciato tutti a guardare. Hanno cominciato i genitori francesi che, già dallo scorso anno, si sono mobilitati contro la diffusione dell’ideologia gender nelle scuole, giungendo a tenere a casa i loro figli nei giorni dedicati alla didattica gender. In Italia, nel corso dell’ultimo anno scolastico, innumerevoli ricorsi, proteste ed iniziative formali sono state rappresentate ed intraprese da genitori e da loro associazioni nei confronti di Dirigenti scolastici e degli organi competenti del MIUR, contro la proposta dei contenuti dell’ideologia gender nelle classi, a cominciare da quelle di scuola materna. Proprio in forza di ciò, la diffusione dei volumetti UNAR è stata per il momento bloccata dal MIUR; ma le “lezioni di gender”, c’è da crederlo, sono continuate e continueranno. E allora? 1. Ricominciamo ad educare La vicenda descritta fin qui è oggettivamente grave per gli effetti di cui è portatrice, ma soprattutto per la deliberata esclusione dei genitori e delle loro associazioni dalla valutazione e dalla proposta di contenuti educativi fondamentali. In una ricerca di qualche anno fa (4) il 61% delle Famiglie italiane dichiarava che la prima emergenza nazionale è l’educazione. La prima forma di mobilitazione consiste dunque nel ricominciare ad assumersi la propria responsabilità educativa. È fondamentale che i genitori, meglio se in gruppo od in associazione, facciano sentire la loro voce nel consigli d’istituto, nei consigli di classe, in merito alla diffusione dell’ideologia gender e alla sua proposta nelle classi, riprendendosi il diritto-dovere di educare i propri figli. La Costituzione italiana, all’art.30, del resto, recita: “È diritto e dovere dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio (…)”; e la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo art.14 , par 2), a sua volta, dichiara: “Gli Stati parti devono rispettare il diritto e il dovere dei genitori ( …) di guidare il fanciullo nell’esercizio del diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione in modo consono alle sue capacità evolutive”. 2. Genitori nella scuola: alleanza e corresponsabilità educativa Di fronte alla indiscutibile emergenza educativa che il Paese sta affrontando, l’alleanza fra scuola e famiglia è criterio irrinunciabile. Proprio per questo è particolarmente grave che quanto accaduto sia avvenuto senza alcun contraddittorio e senza alcuna informazione preventiva ai genitori. È pertanto diventata indispensabile una “rinnovata e diffusa azione diretta di vigilanza e di cittadinanza attiva da parte dei genitori stessi, che non possono accettare che queste azioni passino sulle proprie teste, e soprattutto sulle teste dei propri figli. In tal modo la famiglia contribuisce all’attuazione di quel “Patto di corresponsabilità” fra scuola, famiglia e studenti che costituisce una delle dinamiche più innovative di questi ultimi anni. (…) Una responsabilità in azione, quindi, tutta da costruire, ma che impegna la responsabilità di ogni famiglia e delle associazioni di famiglie, in alleanza con la scuola. Sul versante opposto, però, anche la scuola deve assolutamente consentire alle famiglie tale sostanziale coinvolgimento, inerente peraltro temi la cui prima responsabilità è senza dubbio quella parentale” (5). Sarà quindi importante che i genitori studino attentamente i POF ( Piani di Offerta Formativa) ed i PEI (Progetti Educativi Individuali) offerti dalla scuola prima di iscrivervi il proprio figlio; partecipino alle assemblee di classe, candidandosi come rappresentanti sia nei Consigli di classe che in quelli di Istituto, che chiedano di essere informati dei contenuti e delle modalità di ogni attività extra-curriculare, responsabilizzando in modo esplicito gli organi scolastici. Si ricorda in ogni caso che i genitori possono non autorizzare la partecipazione del proprio figlio in caso di mancata condivisione dell’iniziativa. È evidente che tutto ciò potrà essere facilitato dalla presenza e dalla azione di associazioni di genitori operanti nella scuola, in costante rapporto con la Dirigenza dell’Istituto e con il Collegio dei Docenti. 3. Alcune buone prassi Un serio lavoro di educazione dell’affettività e della sessualità non si improvvisa, e se ne deve poter valutare validità, efficacia e coerenza con gli obiettivi proposti. In Italia esiste un autentico tesoro di piccole e grandi buone prassi, portati avanti in questi anni da Associazioni e Movimenti, da gruppi di genitori, o di docenti, Università, Centri di ricerca. È possibile attingere a tali proposte, già da tempo sperimentate su diversi territori e riconosciute valide ed efficaci , sia dal punto di vista pedagogico, che scientifico che, soprattutto, antropologico. Il Forum delle Associazioni Familiari intende facilitare, anche tramite le sue articolazioni regionali e provinciali, il contatto fra genitori, docenti e referenti di tali esperienze. 4. Il compito del Forum Tessere la rete fra famiglie desiderose di custodire e coltivare la bellezza della loro esperienza, fino a chiederne la tutela da parte della comunità nazionale e dell’azione politica, è da sempre compito primario del Forum delle Associazioni Familiari. Non intendiamo tirarci indietro, ora che c’è da sostenere il primario compito educativo dei genitori italiani. Intendiamo farlo favorendo l’incontro ed il confronto dei genitori interessati con esperienze in grado di sostenerne la capacità educativa, in particolare sui temi dell’affettività e della sessualità, costruendo reti fra le associazioni di genitori, quelle dei docenti e quelle dei dirigenti scolastici, sostenendone la presenza e l’azione di cittadinanza attiva nelle scuole, per la promozione di un dialogo rinnovato e responsabile. Inoltre non si può non ricordare, come anche Papa Francesco ha fatto il 10 maggio in Piazza San Pietro, parlando alle famiglie della scuola, e della sfida educativa, che “Per educare un fanciullo occorre un intero villaggio”. Occorre quindi da un lato riaffermare che il lavoro educativo compete in primis alla coppia genitoriale, ma dall’altro sottolineare che le risorse che vanno attivate non possono provenire solo dal suo interno. Le comunità locali, a cominciare da quella realtà ecclesiale che, grazie ai suoi Vescovi, ha riconosciuto nel compito educativo la prima emergenza del decennio in corso (6) devono sapere sostenere le coppie genitoriali, mentre queste, a loro volta devono saper mettere in gioco in modo propositivo e responsabile la propria soggettività culturale, sociale e politica. Il Forum, come sempre, riconosce come suo compito specifico il servizio a questa realtà di popolo che costruisce il futuro. IL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI (1) Educazione, Ricerca, Orizzonte Sessualità, atti della Ricerca. Pubblicazione a cura dell’Università degli Studi di Bari, Ufficio Scolastico regionale per la Puglia, Associazione “La Bottega del’Orefice” , sezone appulo-lucana. (2) Contraception, 2011 (3) Sexually Transmitted Infections, 2002. (4) Fondazione per la Sussidiarietà, 2007 (5) Forum delle associazioni familiari, “Rinnovare la corresponsabilità educativa dei genitori nella scuola” (6) CEI, “Educare alla vita buona del Vangelo”, 2010
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