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Famiglia
L'intervista/ Alexej Komov
«Le unioni gay non sono la modernità»
Luciano Moia
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Basta con la propaganda pro gender secondo cui tutto il mondo civile sarebbe ormai allineato nel mettere sullo stesso piano famiglia eterosessuale e unioni gay. «Non è vero. Esistono all’Onu più di 160 nazioni che indicano con chiarezza che la famiglia è quella formata da un uomo e da una donna. E non intendono fare passi indietro. Chi può affermare che questa sia una posizione segnata da inciviltà e chiusura?». La domanda arriva da Alexey Komov, 42 anni, cristiano ortodosso, ambasciatore del Congresso mondiale delle famiglie (World congress of families) all’Onu e portavoce della Commissione famiglia del Patriarcato di Mosca.

 

In tutto il mondo – e in Europa in particolare – sembrano moltiplicarsi le legislazioni anti-family. Quale strategia politico-culturale c’è dietro a questo proliferare di iniziative che sembrano avere nel mirino la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna?
Sì, all’Onu, nella Ue e in molti governi occidentali vi è infatti una proliferazione di tali iniziative. Tuttavia – ripeto – dobbiamo ricordiamo che nel mondo ci sono circa 160 nazioni, compresa l’Europa dell’Est, che non hanno perso il loro buon senso e ancora credono nella famiglia e nel matrimonio composto da un uomo e una donna. Questo è confermato dal fatto che all’Onu ci sono state due risoluzioni, nel giugno 2014 e nel giugno 2015, che hanno approvato e sostenuto la famiglia tradizionale.

Ma chi ha interesse a destrutturare la famiglia?
Le forze che stanno dietro a queste iniziative contro la famiglia sono sostanzialmente due. Innanzi tutto un’ideologia neo marxista, che si riferisce alla scuola di Francoforte perciò a Adorno, Habermas, Marcuse ed altri e che vuole capovolgere tutti i parametri antropologici sui quali la società umana si è basato sin dal suo inizio. E poi ci sono forti interessi finanziari poiché dietro alle adozioni gay e matrimoni gay, l’inseminazione artificiale, la maternità surrogata e il cambiamento di sesso ci sono centinaia di miliardi di dollari.

C’è spazio per un’alleanza ecumenica che sappia promuovere i valori e il ruolo della famiglia fondata sul matrimonio eterosessuale al di là delle divisioni confessionali?
Assolutamente sì e c’è già. All’interno del Congresso Mondiale delle Famiglie, organizziamo diverse conferenze regionali e una conferenza annuale alle quali partecipano membri di diverse religioni. Tuttavia ritengo che la questione dei matrimoni e adozioni gay non è solo una questione religiosa, ma anche una questione di natura, ragione e buon senso.

Come il Congresso mondiale delle famiglie può fare sentire la sua voce sui temi più urgenti che toccano la vita delle famiglie?
Noi produciamo materiale informativo, newsletter, facciamo lobbying con i media e interveniamo a livello governativo in molti Paesi.

Quali sono i progetti sui quali state lavorando in questo momento?
Il nostro prossimo evento principale sarà a Tbilisi in Georgia, nel prossimo mese di maggio. L’incontro, per quanto riguarda l’Italia, vedrà come relatori tra gli altri Toni Brandi e Alessandro Fiore di Pro Vita Onlus.

Le lobby gay, sempre più influenti in tutto il mondo, propongono ricerche e dati per dimostrare che non c’è nessuna differenza in campo educativo tra due genitori eterosessuali e due genitori omosessuali. Qual è la sua opinione in proposito? Il tema è tra quelli sui quali il WCF può intervenire?
Sì, fa parte del nostro lavoro. Tuttavia, non dobbiamo assolutamente fare solo  riferimento alla ricerca scientifica, tutti noi siamo nati da un uomo e da una donna. È una questione di buon senso che il bambino vada dalla madre per alcuni motivi e cerca l’aiuto del padre per altri. La madre protegge il bambino e il padre lo sostiene per affrontare le sfide della vita. La famiglia naturale è l’unità sociale fondamentale, inscritta nella natura umana, e centrata intorno alla unione volontaria di un uomo e di una donna in un patto che duri tutta la vita, al fine di soddisfare i desideri del cuore umano di dare e ricevere amore, e di accogliere e garantire il pieno sviluppo fisico ed emotivo dei bambini. La famiglia ha anche lo scopo di costruire forti legami tra le generazioni e  trasmettere uno stile di vita che abbia un significato trascendente.

In Italia le associazioni familiari sabato scenderanno in piazza per dire no a una proposta di legge che apre la strada alle adozioni da parte delle coppie omosessuali. In Europa molti Stati già prevedono, pur con modalità differenti, questa opportunità. È una deriva culturale alla quale dobbiamo proprio arrenderci? Quale potrebbe essere la strada per ridare fiato in tutto il mondo alla famiglia eterosessuale che è risorsa e futuro per tutti?
Non appena ho ricevuto dall’Italia la chiamata di Toni Brandi, presidente di Pro Vita, che mi ha informato del Family Day del 30 gennaio, ho subito dato il mio pieno sostegno all’iniziativa e abbiamo concordato un tour in diverse città italiane nella prima parte del mese di Febbraio allo scopo di promuovere la famiglia e il diritto di ogni bambino ad avere una mamma e un papà. Le date del nostro tour si possono trovare su www.notizieprovita.it

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