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LA SCRITTRICE PAOLA TAVELLA
«Utero in affitto, arroganza del privilegio
Anche noi femministe dobbiamo capirlo»
Emanuela Vinai
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«Per prima cosa vorrei che si ripartisse da un principio che dovrebbe essere un punto fermo e invece, evidentemente, non lo è: i bambini non si possono comprare». È dura Paola Tavella, femminista, giornalista e scrittrice, ma non ha paura di chiamare le cose con il loro nome e di ricordare alle donne che è del loro corpo che si sta parlando. E del loro essere madri.
«Oggi stiamo assistendo a una vera e propria cancellazione della madre. Mi è successo di essere ospite in una trasmissione televisiva in cui una coppia stava presentando il figlio ottenuto da una madre surrogata che continuavano a definire "la portatrice" e io, ogni volta, intervenivo e ribattevo "volete dire: la madre". Non possiamo farci spogliare di questo termine, perché altrimenti la madre è niente più di una cosa che viene inseminata e deve solo portare a termine una gravidanza».

Per avere un figlio a ogni costo si calpestano i diritti e la dignità delle donne e dei bambini, perché accade?
Maternità e genitorialità non sono un diritto. Sono un desiderio, un’aspirazione, un istinto, ma non un diritto che ci porta oltre i limiti dell’umano. L’utero in affitto è una pratica disumana in cui la tecnoscienza si permette di fare cose mostruose senza alcuna remora. Io non giudico le singole storie, e nemmeno voglio fare moralismi, ma dobbiamo dire che la maternità surrogata è l’espressione di un capitalismo spietato, di un’ingiustizia clamorosa.

C’è un’idea alterata della maternità?
Declinare i desideri solo come diritti rende ciechi. Perché c’è questo istinto proprietario sui bambini? Accade che non si possano avere figli, ma vi sono altre vie per diventare genitori, l’adozione, all’affidamento di figli da altre famiglie. Perché le coppie di maschi omosessuali non trovano un accordo con le loro amiche? Così il bambino avrebbe una madre e un’origine chiara e nell’amore. Perché non restare fedeli a quei modi di essere padri e madri che preservino l’umanità dell’essere genitori? E poi c’è anche un altro aspetto da considerare: perché cominciare con una menzogna? Cosa diranno questi genitori ai bambini cresciuti? Che li hanno comprati o che c’è stata una signora tanto generosa da offrire il suo utero per denaro?

Senza contare che si alimenta un mercato insano.
Mi colpisce che si prescinda da quello che si sa benissimo, cioè che esiste una vita prenatale, una rete di legami tra madre e figlio che porta in grembo. Ebbene, come si può pensare di strappare un neonato a sua madre e pensare che questo non abbia conseguenze? Quando accade per disgrazia, e nella vita purtroppo accade, tutti noi ne piangiamo, ma quando è programmato e avviene dietro scambio di denaro invece tutti tacciono. Mi hanno raccontato che alcune donne indiane, dopo essere state private del figlio, diventano folli di dolore. La perdita di un bambino non è mai compensabile.

Il mercato della maternità surrogata e dello sfruttamento delle donne povere è noto, anche all’estero se ne sono occupate varie inchieste, perché il femminismo tace?
Io penso che molte femministe abbiano una remora legata da un lato ai diritti degli omosessuali e dall’altra all’idea che esiste una libertà illimitata del corpo femminile. Invece dovrebbero considerare la maternità surrogata come niente più che l’arroganza del privilegio e la vittoria del patriarcato. Chi ha a cuore il femminismo dovrebbe almeno vedere e riconoscere lo spaventoso mercato che si fa delle donne e dei bambini. Questo mi solleva un moto profondo di rabbia e di indignazione. Per me dovrebbe essere proibita e perseguita in tutto il mondo.

Cosa si può fare per cambiare le cose, per sollevare il dibattito?
Poco tempo fa ho scritto un articolo in cui difendevo la scelta di Crystal Kelley, la donna americana che non ha voluto abortire la bimba malformata che portava in grembo, contro il volere della coppia che aveva commissionato la gravidanza. Ebbene, sono stata sommersa di critiche. Soprattutto le più giovani non hanno capito che la maternità è una delle forze più grandi e più forti del mondo e la che vitalità del femminismo consiste nel rimanere fedeli alla verità del corpo femminile. Bisogna non tacere su queste cose, denunciarle con coraggio, perché quando si parla con le donne, una per una, si scopre che sono molte quelle inorridite. Quando viene meno il principio del femminile come sacro, resta solo la brutalità dei rapporti di forza.​​​​
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