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Pillola del giorno dopo, ricetta addio. È giusto? 
Daniela Pozzoli
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Attacca l’embrione, vi pare poco? Ma l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) deve pensarla diversamente se ha dato il via libera, con la pubblicazione a sorpresa della sua determina il 4 marzo in Gazzetta Ufficiale, alla vendita del Norlevo, la "pillola del giorno dopo", senza ricetta per le maggiorenni. Accanto a caramelle balsamiche e spray nasali ecco dunque arrivare in farmacia, come prodotto da banco, il potente contraccettivo d’emergenza che si affianca alla "pillola dei cinque giorni" già liberalizzata da tempo.

Scopo del levonorgestrel, principio attivo del farmaco, è quello di evitare una nascita non programmata, promuovendo così l’idea che assumere due pillole ad altissimo contenuto progestinico nelle 72 ore successive a un rapporto sessuale non protetto sia un modo di "prevenire" una gravidanza, non di interromperla. «È invece dimostrato che ha un effetto antinidatorio e addirittura abortivo in fasi precocissime», spiega Filippo Maria Boscia, ginecologo e presidente dell’Associazione medici cattolici (Amci) che chiede all’Aifa una «seria riflessione sul tema». «I cittadini – prosegue Boscia – per poter scegliere liberamente, devono essere informati che queste sostanze, quando vengono assunte nei giorni più fertili, di fatto impediscono l’annidamento del figlio già concepito. Rendere libera la vendita di questi prodotti significa escludere i medici (che finora avevano l’obbligo della ricetta, ndr) da percorsi di tipo preventivo, significa lasciare le pazienti in totale solitudine».

«Tornate sui vostri passi», è il consiglio all’Aifa di Vittorio Contarina, presidente di Federfarma Roma: «Il pericolo è che passi il principio secondo il quale un contraccettivo di emergenza sia in realtà un contraccettivo come gli altri, e che i giovani comincino a usarlo al posto di pillola o preservativo. Qualsiasi minorenne, maschio o femmina, ha un amico, un fratello, un cugino maggiorenne che può procurarsi con facilità il Norlevo. È per questo – conclude Contarina – che la vendita libera nelle farmacie, o addirittura nei supermercati, è una vergogna che va fermata».

«Non siamo meri distributori di farmaci – interviene Mario Giaccone, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Torino –. Sono preoccupato perché se si toglie la possibilità di controllo da parte nostra su questi prodotti, chi conterrà gli abusi che possono nascere da una gestione fatta di testa propria? Fino a oggi il farmacista di comunità, che presidiava il territorio, se vedeva che il Norlevo era acquistato con frequenza poteva dare un colpo di telefono al medico di base che l’aveva prescritto per sottoporgli la questione. Oggi invece chi lo compra può farlo liberamente: in pratica sapremo sempre a quanto ammontano i consumi ma non più chi assume questo farmaco e in quali quantità».

E non è un caso, secondo un’indagine nazionale condotta dalla società di ricerca Swg, se il 18% dei farmacisti non venderebbe mai una pillola ad altissimo contenuto progestinico senza ricetta medica. E se il 61% dichiara che non lo farebbe per "motivi religiosi", il 53% teme invece la "pericolosità" per la salute di chi l’assume. Il bombardamento ormonale, infatti, spesso ripetuto (una confezione può essere utilizzata più volte), se non viene monitorato da un medico, potrebbe causare problemi a livello della coagulazione del sangue e danneggiare il fegato. Inoltre somministrare un dosaggio ormonale a ragazze che non hanno completato la maturazione riproduttiva può essere rischioso soprattutto se c’è la possibilità di un utilizzo "fai da te".

Una cosa è certa: chi trarrà un vantaggio economico da questa nuova situazione sarà il produttore di Norlevo, Hra Pharma, che copre il 95% del mercato nazionale, detenendo un monopolio di fatto dopo l’uscita di scena di Levonelle, prodotto simile negli effetti ma che non è più commercializzato. «Nel 2014 ne abbiamo vendute 323mila confezioni – spiega il general manager Alberto Aiuto – contro le 230mila del 2015, un decremento dovuto al fatto che invece di comperare Norlevo, per il quale occorreva la ricetta, le utenti si erano rivolte a EllaOne, più potente e in vendita senza più prescrizione medica».

Nei primi mesi di quest’anno sono state 17mila le confezioni già vendute, un dato destinato però a crescere soprattutto se si pensa che in Francia dove la vendita è libera ne sono state comprate un milione e mezzo in un solo anno.

E se sono soprattutto le giovanissime a contare sulla contraccezione d’emergenza è a loro che si rivolge il Progetto Amos (www.progettoamos.it) che entra da anni nelle scuole torinesi per parlare di educazione all’affettività. «Ci sono idee confuse e tanta disinformazione – spiega la presidente e psicologa Elena Comba – nonostante l’uso dei social network vorrebbe far pensare il contrario. Nell’ansia di dare alle ragazze troppe informazioni tecniche si tralascia di parlare loro del valore e della bellezza dell’affettività. Dover presentare la ricetta del dottore per avere la "pillola del giorno dopo" fino a oggi le costringeva a fermarsi e riflettere sul fatto che era successo qualcosa di grande e da grandi. Se si toglie anche quella paura sana di dover chiedere una mano a un adulto si perde l’occasione per aiutarle a guardasi dentro».
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