venerdì 8 agosto 2014
Il ministro Lorenzin scrive ai capogruppo e chiede che siano varate nuove norme.
Carlo Casini: no a un'applicazione dissennata
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Niente decreto legge su iniziativa del governo per la fecondazione eterologa. Su decisione unanime del Consiglio dei ministri, il ministro Beatrice Lorenzin ha inviato una lettera ai capigruppo di maggioranza e opposizione di Camera e Senato, in cui chiede che il Parlamento vari una legge per introdurre l'eterologa in Italia. Alla lettera il ministro della Sanità ha anche allegato "come mero contributo sul tema" una "bozza di intervento legislativo idoneo a disciplinare in sicurezza la fecondazione eterologa, che i miei uffici hanno predisposto". Lorenzin ne indica quindi i "principali cardini", precisando che la bozza è stata redatta "sulla base dell'attività del gruppo di lavoro" nominato dal ministero sul tema. In qualità di "ministro - spiega Lorenzin nella lettera - nell'immediatezza della pubblicazione della pronuncia della Consulta ho nominato un gruppo di lavoro con i principali esperti italiani, al quale ho chiesto di indicare le linee portanti di un intervento legislativo urgente. Sulla base dell'attività del Gruppo di lavoro, i miei uffici hanno predisposto una bozza di intervento legislativo idoneo a disciplinare in sicurezza l'eterologa". I "cardini principali - scrive Lorenzin - sono: il recepimento di parte della direttiva 2006/17/Cee; l'istituzione di un Registro nazionale per la tracciabilità donatore-nato; la regola della gratuità e volontarietà della donazione di cellule riproduttive; il principio di anonimato del donatore e la sua deroga esclusivamente per esigenze di salute del nato; l'introduzione di un limite massimo alle nascite di un medesimo donatore; l'introduzione di un limite minimo e massimo di età per i donatori; l'introduzione immediata della fecondazione eterologa nei Lea, con relativa copertura finanziaria". "Assicuro sin da ora - conclude il ministro nella lettera ai gruppi parlamentari - il sostegno del governo, e mio personale, alle iniziative che il Parlamento vorrà intraprendere per una corretta e tempestiva attuazione della sentenza della Consulta". Evitiamo il supermarket (di Francesco Ognibene) Dieci milioni 203mila euro: è il conto per le casse dello Stato della fecondazione eterologa imposta dalla discussa sentenza con la quale il 9 aprile la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il (saggio) divieto introdotto dalla legge 40. Ora che il vaso di Pandora dei figli concepiti con gameti esterni alla coppia di genitori è stato aperto, ci si comincia a rendere conto delle conseguenze di una decisione irreversibile (una sentenza della Consulta impedisce di introdurre nuovi divieti) che obbliga a trarre tutte le conseguenze, con la priorità per la sicurezza, la trasparenza e l’accesso senza discriminazioni su base economica. Ecco spiegata l’esigenza di ricorrere a un decreto legge, già atteso al tavolo del Consiglio dei ministri, e di mettere mano al portafoglio per ottemperare a quanto dettato dai giudici costituzionali (vanno aggiunti anche i 660mila euro per istituire l’indispensabile Registro dei donatori e i 150mila all’anno per la sua gestione dal 2015). Ormai il no all’eterologa è stato strappato, e la prima esigenza ora è di evitare il supermarket dei figli costruiti in laboratorio. Esigenza ben presente nella bozza di decreto messa a punto dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che – stando alle anticipazioni – ha riassunto in due articoli i paletti essenziali precisando i diritti del nascituro, la sicurezza e la tracciabilità della procedura, i test per donatori e riceventi. Come si sapeva, il decreto prevede che la donazione dei gameti sia volontaria e gratuita, con rimborsi equiparati a quelli spettanti a chi dona sangue o midollo, mentre i limiti minimo e massimo di età per offrire seme e ovuli sono di 18 e 40 anni per gli uomini e di 20 e 35 per le donne, col divieto di donazione tra parenti fino al quarto grado e un limite massimo di 10 donazioni. Qualche sorpresa invece sembra annunciarsi sul fronte dell’anonimato: il testo prevederebbe infatti per genitori e figli frutto di eterologa la possibilità di risalire al donatore esclusivamente per motivazioni sanitarie e non anche per veder soddisfatto il diritto di conoscere le proprie origini (peraltro riconosciuto da un’altra recente sentenza della Corte Costituzionale). Un punto sul quale sarà il Parlamento a doversi pronunciare quando discuterà la conversione in legge del decreto, così come si dovrà esprimere su un altro punto contestato come il divieto di poter scegliere le caratteristiche genetiche e razziali dei donatori per evitare una inaccettabile selezione eugenetica. Al figlio della provetta eterologa è invece garantito il diritto di conoscere le modalità del suo concepimento.

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