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Il Belgio dice "sì" all'eutanasia sui bimbi
Giovanni Maria Del Re
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A niente sono serviti gli appelli dei rappresentanti di tutte le grandi religioni, a niente neppure quelli di pediatri belgi e internazionali, e neppure la mobilitazione di associazioni non confessionali. Ieri pomeriggio la Camera belga ha approvato in via definitiva con 86 sì, 44 no e 12 astenuti la modifica della legge sull’eutanasia, in vigore dal 2002, estendendo la facoltà di richiederla anche ai minori, senza alcun limite di età. Il Belgio diventa così il primo Paese al mondo a consentire la pratica anche ai bambini, senza limite d’età, mentre in Olanda la soglia è a 12 anni.

Il voto è stato approvato con una maggioranza diversa da quella che sostiene il premier socialista vallone Elio Di Rupo, visto che i cristianodemocratici valloni e fiamminghi si sono opposti (insieme agli ultranazionalisti fiamminghi): anche ieri, invano, avevano chiesto più tempo per discutere la legge. A favore, socialisti, liberali e verdi di entrambi i gruppi linguistici, nonché i nazionalisti fiamminghi moderati. Non sono mancate comunque defezioni per ragioni di coscienza.

Al centro è l’estensione di una legge in vigore già dal 2002 in Belgio che consente ad adulti malati di chiedere un’iniezione letale per porre fine a gravi patologie e a sofferenze, o anche di lasciare indicazioni di volontà, ad esempio in casi di demenza da Alzheimer, con validità massima però di cinque anni. La modifica consente ora anche ai minori di scegliere l’eutanasia facendo riferimento alla «capacità di discernimento» del bambino con la «garanzia che ciò che esprime sia ciò che comprende»: a valutarlo saranno psichiatri dell’età evolutiva e psicologi.

Sono in tanti però a chiedersi come possa un bambino di 5-6 anni capire appieno il senso di una simile richiesta. Solo all’ultimo, almeno, è stata introdotta la necessità dell’assenso dei genitori e soppressa tra le cause per applicare l’eutanasia la «sofferenza psicologica» (diffusissima tra gli adolescenti a prescindere dalle malattie). Inoltre la modifica prevede che la dichiarazione anticipata di adulti in caso di futura demenza possa essere illimitata, ampliando dunque enormemente le possibilità di eutanasia di malati di Alzheimer anche a distanza di decenni da una loro vecchia dichiarazione. A lasciare sbigottiti osservatori di vari orientamenti è la fretta con cui questa maggioranza parlamentare ha voluto a tutti i costi procedere al voto.

«Questa legge – si legge in un editoriale di La Libre Belgique, uno dei maggiori giornali francofoni del Belgio – risponde a un non problema. La maggioranza dei medici coinvolti dicono di non essersi mai trovati di fronte a un bambino o a un adolescente che chiedesse di farla di finita. Sono casi che vanno gestiti con dolcezza, con cure palliative adatte. I medici si dicono ora umiliati da una legge brutale». In effetti la protesta è stata fortissima, anzitutto sul fronte religioso con imponenti veglie di preghiera, anche ieri sera, organizzate dal vescovo di Bruxelles monsignor André-Joseph Léonard, presidente della Conferenza episcopale belga. Lo stesso che a fine novembre aveva promosso un appello dei rappresentanti di tutte le principali confessioni religiose in Belgio, firmata da rappresentanti cattolici, luterani, ortodossi, musulmani, ebrei, buddisti, nel quale si metteva in guarda da una «logica che conduce a distruggere le fondamenta della società». Ma contro la legge si è schierata anche l’associazione “Les Dossards Jaunes” che rappresenta cittadini che si definiscono «aconfessionali e apolitici». In una lettera, recapitata solo due giorni fa al presidente della Camera belga, 160 pediatri avvertivano che «non c’è alcuna domanda da parte della popolazione e del mondo medico-scientifico di estendere ai minori la possibilità dell’eutanasia», ricordando che «un giovane può pensare da adulto solo dopo i 18 anni». Non basta: un chiaro appello ai parlamentari belgi a non approvare la legge è giunto anche dal primo Congresso internazionale delle cure palliative pediatriche, svoltosi a Mumbai, in India. Un appello firmato da 250 esperti di 35 Paesi in cui si «reclama per tutti i bambini in fin di vita l’accesso ai mezzi appropriati per controllare il dolore e i sintomi, così come cure palliative di alta qualità per affrontare i loro bisogni particolari. L’eutanasia non fa parte della terapia palliativa pediatrica e non costituisca un’alternativa».

L’ultima speranza è che se 86 parlamentari sono rimasti sordi a tutti questi appelli, non sia così il re Filippo del Belgio, al quale sarà indirizzata una petizione popolare per la quale sta raccogliendo firme la piattaforma “CitizenGO”. Come in Italia il presidente della Repubblica, in Belgio il re ha facoltà di rinviare al Parlamento una legge che non lo convince. Visto che a breve il Parlamento belga si scioglierà, potrebbe essere la fine di una legge che in tanti considerano disumana.

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