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Utero in affitto, associazioni «contro»
Daniele Zappalà
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La comunità internazionale si orienterà verso un’abolizione dell’utero in affitto, come auspicano l’Europarlamento, decine di ong umanitarie di varia sensibilità e petizioni firmate già da centinaia di migliaia di cittadini? O sarà scelta, al contrario, la scorciatoia di una «armonizzazione» fra i monconi di regole che in certi Paesi, dal Messico all’India, hanno permesso il dilagare della piaga planetaria?

A porte chiuse, in un palazzo dell’elegante avenue Kléber, a due passi dall’Arco di Trionfo, si terrà domani mattina, martedì, una riunione cruciale che potrebbe avvantaggiare in modo duraturo la seconda opzione, spalleggiata nell’ombra dalle lobby che prosperano sulla pelle delle «madri surrogate» e dei nascituri coinvolti nei «contratti di surrogazione».

Per questo, due vaste cordate internazionali di associazioni abolizioniste, fra sigle laiche e d’ispirazione cristiana, hanno scelto per la prima volta di manifestare simultaneamente, convergendo in mattinata verso la sede parigina dell’Apce, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Un modo per far comprendere che le società civili dei Paesi europei, Italia compresa, non accetteranno in silenzio un’eventuale approvazione del controverso rapporto De Sutter, esaminato dai membri della Commissione affari sociali dell’Apce. Assemblea parlamentare mediaticamente nel cono d’ombra dell’Europarlamento, benché distinta da quest’ultimo, l’Apce raggruppa le delegazioni ristrette di deputati e senatori dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa, specializzato nelle risoluzioni sui diritti umani e la cui influenza si estende geograficamente dall’Islanda fino alla Siberia, abbracciando diversi Stati dell’Est non inclusi nell’Unione europea.

Le plenarie dell’Apce sono accolte in uno specifico emiciclo alla periferia di Strasburgo, ma le riunioni delle commissioni possono svolgersi altrove, come nel caso di quella chiamata domani ad approvare (con o senza emendamenti) o a respingere il rapporto «Diritti umani e questioni etiche legate alla gestazione surrogata», a cura della senatrice ambientalista belga Petra De Sutter: personalità accusata da tempo di conflitto d’interessi, trattandosi pure della ginecologa che è primario di «Medicina riproduttiva» presso l’Ospedale universitario di Gand, dove la maternità surrogata è già praticata, nonostante il Belgio non disponga di specifiche norme.       

Presso l’Arco di Trionfo, protesteranno le realtà associative europee prevalentemente laiche protagoniste il mese scorso proprio a Parigi delle «Assise per l’abolizione universale della maternità surrogata» (presso il Parlamento francese), accanto alle ong spesso d’ispirazione cristiana unite attorno alla petizione «No maternity traffic», già firmata su Internet da oltre 100 mila persone, per ricordare che «donne e bambini non sono oggetti». Il testo e le firme sono stati ufficialmente consegnati la settimana scorsa al Consiglio d’Europa.
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