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Per Strasburgo l’aborto è un «diritto»
Francesco Ognibene
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Il commento
Strategia contro di Carlo Cardia

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Per l’Unione europea l’aborto dovrebbe essere riconosciuto dai Paesi membri come «diritto» della donna. Lo stabilisce il «Rapporto sull'eguaglianza tra donne e uomini nella Ue», presentato dall’eurodeputato socialista belga Marc Tarabella, votato dall’aula di Strasburgo dopo settimane di serrato confronto dentro e fuori la sede dell’istituzione rappresentativa. Con 441 voti a favore, 205 contrari e 52 astenuti il Parlamento europeo ha approvato la relazione del Comitato sui diritti della donna e l’eguaglianza di genere.
 
Il Rapporto Tarabella sancisce alcuni principi indiscutibili, come la necessità di colmare il divario nei salari e nelle pensioni, l’accesso delle donne a posizioni decisionali negli ambiti economico e politico, la prevenzione degli effetti della crisi più marcati tra le donne, il miglioramento dell’equilibrio tra vita familiare e lavorativa, le regole sui congedi, la lotta alla violenza sulle donne, ma include anche un contestatissimo paragrafo sul «diritto alla salute sessuale e riproduttiva, compresi la contraccezione e l’aborto» che ha spaccato l’emiciclo sostanzialmente tra popolari e socialisti, con alcune eccezioni.

In pratica il testo approvato a Strasburgo giudica che l’accesso all’aborto e alla contraccezione dovrebbe essere agevolato, trattandosi di un «diritto». Il tentativo di stralciare il controverso passaggio dal Rapporto – per il resto condiviso da tutti – è stato respinto, ma in compenso il gruppo dei Popolari è riuscito a far approvare un emendamento nel quale si ricorda che la legislazione in materia di generazione umana e di aborto è di competenza dei singoli Stati.

Un emendamento approvato anche da Silvia Costa (Pd), presidente della Commissione Cultura del Parlamento. «Con questo emendamento che ribadisce che sanità e diritti sessuali e riproduttivi sono competenza nazionale – spiega l’eurodeputato democratico – ho votato a favore della Tarabella».

Di tutt’altro avviso Luigi Morgano, un altro esponente cattolico del Partito democratico, fortemente critico col Rapporto, che in Aula ha reso noto di essersi astenuto nella votazione finale. Contrari esponenti del Ppe come Antonio Tajani ed Elisabetta Gardini. Per fermare la relazione Tarabella si era mobilitata la rete europea di associazioni nazionali per la vita e la famiglia, che in poche settimane aveva raccolto online 170.950 adesioni a una petizione fortemente critica nei confronti del testo.

Ma non è finita qui: giovedì 12 marzo andrà al voto un altro testo contestato, che reca la firma di Pier Antonio Panzeri (Pd) e che sotto il titolo di «Rapporto  annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo 2013 e la politica Ue in materia» include la condanna del referendum in Croazia per limitare all'unione uomo-donna  il matrimonio, e un nuovo esplicito riconoscimento del "diritto all'aborto".

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