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Stop alla maternità surrogata
Consiglio d’Europa, nuovo no all’utero in affitto
Francesco Ognibene
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​Proteste in Francia contro l'utero in affitto
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Un altro stop alla maternità surrogata. È arrivato a Parigi dal Comitato per affari sociali, la salute e lo sviluppo sostenibile che, chiamato a pronunciarsi per la quarta volta sul discusso Rapporto De Sutter, ha chiuso ancora una volta a qualunque ipotesi di legalizzazione.

Dopo le tre bocciature già incassate, la senatrice belga Petra De Sutter ha tentato per l’ultima volta di far passare un testo nel quale aveva tentato di distinguere la surrogazione di maternità "commerciale" (da mettere al bando) da quella "solidale" (accettabile).

La sua iniziativa nasce dalla necessità di tentare il tutto per tutto quando ormai il mandato affidatole tra mille polemiche (De Sutter è un’operatrice nel settore della fecondazione artificiale che avvia le coppie anche all’utero in affitto) è agli sgoccioli, con la scadenza fissata il 2 ottobre. Data oltre la quale, archiviato il suo Rapporto, l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa dovrebbe coerentemente procedere con l’invito ai 47 Paesi membri a mettere fuori legge senza eccezione alcuna il triste fenomeno delle madri in affitto.

Ma le pressioni per legalizzare anche solo introducendo un’eccezione come quella della surrogazione gratuita per semplice generosità – che peraltro nessuno è in grado di documentare, salvo rarissimi casi di consanguineità – proseguono senza tregua. Dopo aver bocciato il Rapporto De Sutter, il Comitato ha infatti accolto il Memorandum in appendice rimandando la materia alla discussione della plenaria del Consiglio d’Europa a Strasburgo tra due settimane.

Se il nucleo della proposta di legalizzazione è stato respinto, dunque, resta ancora un pertugio per l’azione dei fautori dell’utero in affitto che potrebbero tentare un colpo di mano durante la prossima discussione.

Tra gli stessi contrari alla surrogazione di maternità infatti ha fatto breccia l’argomento che la materia sia a tal punto delicata da richiedere un dibattito tra i rappresentanti di tutti i Paesi aderenti, non limitato dunque ai membri del Comitato (nel quale decisiva è stata ancora una volta l’azione convinta di tre parlamentari italiane: Elena Centemero, Forza Italia, con Eleonora Cimbro e Maria Teresa Bertuzzi, entrambe del Partito democratico).

Resta comunque il dato di fatto della nuova sconfitta del fronte "anti-proibizionista", già battuto al Parlamento europeo e ora costretto sulla difensiva da un fronte politico finora compatto, sostenuto da associazioni di ispirazione trasversale: sotto le finestre della sede parigina del Consiglio d’Europa sono tornate a manifestare infatti sigle associative cattoliche fianco a fianco con realtà femministe e lesbiche, capofila in Francia di una dura opposizione all’uso del corpo della donna come incubatore di figli a pagamento.

>>> Il Movimento per la vita: ora stop anche al commercio degli ovociti

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