martedì 23 settembre 2014
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«Non so se in futuro potrà capitare ancora che una provinciale come il mio Verona vinca lo scudetto... Quasi impossibile». Così Osvaldo Bagnoli - il condottiero dello storico tricolore dell’Hellas Verona, stagione 1984-’85 - confidò l’ultima volta ad  Avvenire . L’Osvaldo della Bovisa è noto, per battesimo breriano, come lo “Schopenhauer” del nostro calcio, ma qui non si tratta di essere pessimisti, ma di guardare in faccia una realtà in cui le provinciali, rispetto a trent’anni fa, pagano un gap diventato abissale nei confronti delle grandi. Un secondo scudetto del Verona è materia da fantacalcio, ma per noi nostalgici del calcio migliore del secolo scorso, quello anni ’80, è bello rivedere i gialloblù al terzo posto.Lì dietro proprio alle due regine duellanti di quegli anni bollati come “vuoti”, la Juventus e la Roma. Il Verona lo scorso anno era neopromosso, ma ha disputato una prima parte di stagione esaltante, mostrando un ottimo gioco e chudendo con un onorevole 10° posto. Merito di un gruppo che ha perso un po’ di fantasia con il passaggio a gennaio di Jorginho al Napoli. Così quest’estate dopo la cessione dell’uomo-mercato Iturbe (finito alla Roma per 22 milioni di euro) e di Romulo (alla Juve) si pensava a un Verona ridimensionato. Se il buongiorno si vede dal mattino, quello di Andrea Mandorlini è un risveglio solare. Un pari in avvio a Bergamo e due vittorie di fila con Palermo e Torino. Quest’ultima, contro i granata, porta la firma del 24enne Artur Ionita che passerà alla storia per essere il primo realizzatore della Serie A con passaporto moldavo. Un piccolo record in più nell’ottimo quadriennio di gestione Mandorlini che dopo 11 anni ha riportato in A il Verona. E nella massima serie la passata stagione ha superato Bagnoli: 16 vittorie e 62 reti realizzate.Venti di queste le ha segnate Luca Toni, uno che ormai dopo aver svernato a Dubai veniva dato per finito, e invece nella città di Giulietta e Romeo ha ritrovato l’amore, peraltro mai smarrito, per il gol. Il 37enne Toni è la dimostrazione che Mandorlini non è un rottamatore, ma anzi punta molto sull’esperienza e l’usato sicuro. Dal Monaco ha fatto prendere il talentuoso e stagionato (classe 1983) marocchino Obbadi e ripescato un saggio “dimenticato” come il 33enne argentino Javier Saviola.Per ora Saviola non si è visto all’opera, ma potrebbe essere il valore aggiunto in attacco o in un centrocampo in cui si sta rilanciando l’ex romanista e gialloblù di rientro Tachstsidis e dove quest’anno trova maggiore spazio l’islandese Hallfredsson. «Ma non parliamo dei singoli...», è il monito di Mandorlini. E in effetti la forza del club del presidente Maurizio Setti è data dal gruppo e dall’ottima organizzazione di una società sana e con il bilancio a posto. Un tandem operativo come quello composto dal dg Giovanni Gardini e il ds Sean Sogliano, potrebbe fare le fortune anche di qualche big in difficoltà gestionale, e dare persino ragione al patron laziale Lotito: «Non è vero che nel calcio vince chi più spende». A volte infatti si vince spendendo poco e bene, proprio come fa l’Hellas.Ma non mischiamo sempre il vil denaro con quel che resta del calcio di poesia. Perchè l’Hellas, lo scrittore-tifoso Tim Parks insegna nel suo libro “Questa pazza fede”, è letteratura. E anche se il fan inglese è da un po’ che non tocca l’argomento, siamo certi che sottoscriverebbe quanto già detto: «Non ci sono altre preoccupazioni che il Verona quando sei al Bentegodi, né la gente che conosco là ha mai cercato di invadere la mia vita al di fuori dello stadio. E a me questo piace».
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