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La nuova Ferrari pronta alle prove su pista
Paolo Ciccarone
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SF16-H, la nuova rossa

Prendete tre campi da calcio e distendete dei fogli in carbonio dello spessore di un millimetro, poi lavorateli e metteteli in autoclave a 900 gradi e il risultato finale sarà la nuova Ferrari di F1, la SF16-H, la monoposto che è stata presentata ieri e che da domani sarà già in pista a Barcellona per i primi test (i collaudi veri cominciano lunedì ma domenica serve per fare le riprese TV per gli sponsor).

Una macchina di F.1 è un insieme di particolari inediti e curiosi, perché se i 20mila metri quadrati di carbonio rendono una idea superficiale di cosa sia costruire un telaio, in molti non sanno che sulle macchine attuali ci sono quasi 20 km di cavi a fibre ottiche che trasportano le informazioni necessarie al controllo del motore, del cambio, dei sensori del turbo, del recupero di energia e delle comunicazioni fra il pilota e i box. Lo scambio dei dati è impressionante e per fortuna che il regolamento ha limitato la possibilità di agire sui controlli della vettura, altrimenti la fantascienza sarebbe già qui sulle nostre strade. Infatti, in ogni istante la F.1 trasmette ai box qualche centinaio di Gigabyte di informazioni al secondo!

E in ogni angolo della pista ci sono dei trasmettitori che raccolgono le informazioni ma, per regolamento, possono essere inviate ai box solo davanti al traguardo. Si chiama telemetria monodirezionale, perché quella bidirezionale, ovvero inviare informazioni e modifiche dai box alla macchina, è stato vietato qualche anno fa, quando ci si è accorti che il pilota era solo un passeggero a bordo tanto le regolazioni le faceva il computer dai box. Un aspetto importante, nei motori di ultima generazione, è il recupero di energia elettrica.

Infatti, i motori F.1 hanno una cilindrata di 1600 cc, quanto una piccola media cittadina, ma con un motore elettrico da 200 CV il propulsore turbo abbinato arriva a un totale di 850 CV. Per far andare il motore elettrico serve il calore e la gestione dei freni in carbonio permette di stivare, nelle batterie ultima generazione, l’energia elettrica necessaria.

La stessa rotazione del turbocompressore, che arriva a 150 mila giri al minuto, diventa in pratica una piccola dinamo che genera elettricità. Questo si traduce in un consumo medio di 2,8 km al litro, se si pensa che una F.1 con un motore 2400 a 8 cilindri di tre anni fa aveva meno potenza (780 CV) e con un litro di benzina percorreva 1,4 km, si vede come oggi, grazie alla tecnologia, si vada più forte, ci sia più potenza, ma si consuma almeno il 40 per cento in meno di carburante.

E proprio il recupero di energia elettrica dal calore e le batterie più piccole e potenti, sono alla base della ricerca per cui un domani, nemmeno tanto lontano, anche il signor Rossi sulla propria utilitaria potrà andare con la stessa potenza e la stessa velocità, ma consumando molto meno. Come dire che una Panda da 20 km al litro passerà a farne 35 con un litro di carburante. E questo lo si deve agli studi che sono visibili sulla nuova Ferrari di F.1…
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