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Il premio
Non è tutto oro questo pallone
Antonio Giuliano
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Sessant’anni e li sente tutti. Da quando nel 1956 la rivista France Football lanciò il Pallone d’oro, ogni anno finiamo sotto il diluvio di commenti e polemiche sui vincitori (possibili e reali) e sui “trombati”. Per la verità quest’anno i fuochi d’artificio sono arrivati anche prima con la gaffe della Fifa che avrebbe svelato in anticipo il nome del vincitore, guarda un po’ che sorpresa, la stella del Barcellona Lionel Messi. Complici addetti ai lavori, sponsor e megafoni mediatici parliamo del premio più ambito per un giocatore, un riconoscimento elevato ormai al rango di Oscar o di Nobel. Ma con lo stesso carico di scelte discutibili e spesso di vere proprie ingiustizie. Nessuna meraviglia allora se Dario Fo sta al Nobel della Letteratura come Matthias Sammer al Pallone d’oro. Di sicuro grida vendetta un albo d’oro che comprende il difensore tedesco e non i nostri “dioscuri” Franco Baresi e Paolo Maldini. Basterebbe solo questo sfregio per mandare in pensione un premio a volte strabico.

Ma tant’è. The show must go on. E il Pallone d’oro che nel 2010 si è fuso con il Fifa World Player (diventando Pallone d’oro Fifa) ha cambiato più volte formula per conquistare credibilità e interesse. Un tempo era riservato ai soli giocatori europei. Dal 1995 possono essere votati anche i giocatori extraeuropei e dal 2007 non solo quelli che militano in una squadra di un campionato di calcio europeo, ma in un qualsiasi club del mondo. Chissà allora quanti ne avrebbe vinti il grande Diego Armando Maradona, tanto per citare uno degli esclusi eccellenti. Ma il Pibe de oro è in buona compagnia. Calciatori europei o no, il Pallone d’oro si è ben guardato per esempio dal premiare stelle di prima grandezza come Puskás, Zico, Romario, Raúl (simbolo del Real Madrid, scalzato nel 2001 dalla promessa Owen), Iniesta, Xavi, Henry, Beckham, Ribéry e Ibrahimovic. L’Italia può vantare quattro affermazioni: Gianni Rivera (1969), Paolo Rossi (1982), Roberto Baggio (1993), Fabio Cannavaro (2006), cinque se consideriamo l’oriundo Omar Sivori (1961).

Ma se volessimo invece raccogliere solo alcuni dei nostri bocciati di ieri e di oggi formeremmo addirittura una FantaNazionale da sballo. Avremmo solo l’imbarazzo del modulo. Un portiere ce lo mettiamo di sicuro, al contrario della giuria del Pallone d’oro che nella sua storia ha voluto premiare un solo numero 1, il grande portiere dell’Urss Lev Jašin. Potremmo decidere se schierare tra i pali Dino Zoff o la saracinesca dei giorni nostri Gianluigi Buffon. In difesa siamo assai ben coperti con Giacinto Facchetti e Paolo Maldini sulle fasce, e Gaetano Scirea e Franco Baresi al centro. Di tutto rispetto anche un rombo a centrocampo con Andrea Pirlo, Bruno Conti, Angelo Domenghini e Sandro Mazzola. E in attacco non sfiguriamo di certo con Gigi Riva e Alessandro Del Piero. Totti no, perché, si dice, a parte il Mondiale (scusate se è poco) paga la scarsa ribalta internazionale. Eppure nell’albo d’oro non sono pochi i giocatori che la Coppa dei Campioni non l’hanno mai vinta: da Oleg Blokhin (1975) ad Allan Simonsen (1977) fino a Ihor Bjelanov (1986) per citare i casi più clamorosi.

Vero è che la storia del Pallone d’oro fotografa benissimo gli anni forse irripetibili della Serie A, circa un ventennio a partire dagli anni Ottanta, con un dominio quasi ininterrotto di fuoriclasse che hanno vinto il premio giocando nel nostro campionato: da Michel Platini a Gullit e Van Basten, da Matthäus e Papin a George Weah (primo non europeo a vincerlo), Ronaldo e Zidane. L’ultimo a vincerlo con un nostro club, dopo Nedved e Shevchenko, è stato l’ex Milan Kakà nel 2007. Ma di questo passo chissà quando il Pallone d’oro ritornerà a varcare le Alpi visto che nemmeno i protagonisti dell’Inter del triplete hanno avuto questo onore. Non Zanetti, non Milito, non Sneijder e nemmeno Samuel Eto’o a cui non son bastati neppure due triplete, nel 2009 e nel 2010 (con Barcellona e Inter). Fino a qualche anno fa le prestazioni con il club o con la Nazionale durante l’anno in questione valevano eccome. Ora sembra un requisito poco rispettato tra gli altri generici criteri per l’assegnazione: «valore del giocatore (talento e fair play); carriera; personalità; carisma».

Per carità nessuno vuole mettere in dubbio la qualità degli unici due marziani che figurano nell’albo del Pallone d’oro Fifa (da quando si chiama così): Lionel Messi e Cristiano Ronaldo che dal 2010 si dividono il premio senza rivali. Ma se volessimo mettere sotto la lente proprio il 2010, due sono stati gli eventi dell’anno: il triplete dell’Inter di Mourinho e la vittoria della Spagna al Mondiale. In entrambi i casi la Pulce blaugrana non fu protagonista: eliminato in semifinale di Champions dall’Inter e deludente ai Mondiali sudafricani, zero gol con la sua Argentina eliminata ai quarti dalla Germania. Ebbene l’unico nerazzurro tra i primi dieci quell’anno fu Sneijder, soltanto quarto. E Messi si aggiudicò il Pallone d’oro davanti a Iniesta, autore del gol-vittoria del Mondiale (inciso: la Spagna dal 2010 ad oggi ha vinto Europeo e Mondiale, eppure nessuno dei suoi protagonisti è stato “pallonizzato”). Uno scenario simile si verificò nel 2012: Messi fenomenale con 91 gol in un anno, ma non protagonista assoluto della stagione. La Liga fu vinta dal rivale Ronaldo col Real e la Champions andò al Chelsea di un altro papabile, Drogba (alla fine ottavo): contro i londinesi il fuoriclasse del Barcellona sbagliò il rigore decisivo.

In realtà in quest’ultimo caso fu ancor più lampante l’anomalia della formula odierna. La Fifa e France Football stilano una lista di 23 calciatori candidati da sottoporre a una giuria di 624 persone: per ognuna delle 208 nazioni affiliate alla Fifa votano il capitano e l’allenatore della Nazionale, e un giornalista. Ma il bello è che le scelte delle grandi potenze mondiali del calcio valgono esattamente “uno” come quelle di calciatori, giornalisti e allenatori delle isole Tonga. Come nel 2012, buona parte dei voti decisivi per la conquista del Pallone d’oro arrivano da Paesi con scarsa cultura calcistica che votano, solo e soltanto personaggi planetari e fenomeni pop come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Ecco perché, anche da questo punto vista, il Pallone è un po’(anzi un “pop”) meno d’oro.
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