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Il tour "tecno" di Ramazzotti, con un occhio ai migranti. E alla lingua dei segni
Angela Calvini
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​Il concerto a Milano (Foto Francesco Prandoni)

Ha coraggio Eros Ramazzotti. In un momento in cui l’Europa è divisa sul tema dei migranti, lui viaggia in lungo e in largo per il continente con il suo nuovo tour lanciando un messaggio chiaro a favore dell’accoglienza. Proprio nel bel mezzo di un concerto ricchissimo di hit (ben 27 brani) che abbiamo visto ieri nella prima delle tre tappe milanesi al Mediolanum Forum, Ramazzotti ha voluto con intelligenza riproporre dopo 22 anni “Esodi”. Scritto con Adelio Cogliati e Piero Cassano e contenuto nell’album “Tutte storie” del 1993, il brano ispirato alla guerra nei Balcani ha parole che oggi calzano a pennello a chi fugge da altre guerre. Sul grande schermo appare uno di questi bambini, che, vispo, si avvolge nella bandiera europea.

Uno sguardo positivo verso il futuro, alla costante ricerca dell’amore autentico e di un senso a questi nostri tempi difficili. Si può riassumere così il viaggio in 30 anni di carriera che Ramazzotti compie attraverso il suo repertorio immediato e popolare, rivestito a nuovo da una superband internazionale di 10 elementi che lo accompagna nel suo “Perfetto World Tour”.
 
Dopo il debutto a Rimini a settembre, l’Eros nazionale ha già macinato diverse date in Europa dove è pronto presto a ritornare sbarcando anche in Russia, mentre in Italia il tour è entrato nel vivo ieri sera a Milano, dove sarà ancora domani e sabato, per poi toccare Roma, Bologna e Torino per chiudere la tournée il 7 novembre.

Nella corposa scaletta, che comunque fila via liscia, ampio spazio viene lasciato ai brani dell’ultimo album “Perfetto” uscito a maggio, dove il 51enne Ramazzotti canta ancora, come sempre, la bellezza della vita, il desiderio di riscatto, la ricerca dell’amore che l’artista ora trova soprattutto nel ruolo di padre che si riflette nelle speranze di “Rosa nata ieri” e “Tra vent’anni” . Brani ben scritti e di contenuto, che inevitabilmente però non hanno l’impatto emotivo delle hit che tutto il pubblico aspetta per cantare in coro, e che Ramazzotti giustamente non lesina. Rileggendole però con una eleganza e una puntualità musicale dovuta anche ai musicisti che lo accompagnano, dal direttore musicale Luca Scarpa, alla leggenda della chitarra Phil Palmer che ha lavorato con Bob Dylan, Frank Zappa e i Dire Straits. E così ci si ritrova una “Terra promessa” in stile dance anni 80, un elegante medley jazzato di “Una storia importante” e “Adesso tu”, una “Fuoco nel fuoco” a ritmo di salsa sino alla trascinante minisuite “Musica è” che ci ricorda che “ogni cuore, anche il più piccolo, è un battito d’amore”.

Il tutto impacchettato dal coreografo Luca Tommassini in una confezione deluxe, molto visuale e tecnologica, con coloratissime luci anni 80 che si alternano a video dove “giganteggia” un Eros Ramazzotti che, grazie al morphing, si trasforma in africano o indiano, oppure palleggia in un trionfo di bandiere e magliette di calcio di tutto il mondo. Emoziona poi “L’Aurora” accompagnata da una coreografia nella lingua dei segni. Un linguaggio universale, come la musica.
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