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È morto Ettore Scola, raccontò l'Italia e gli italiani
Fulvio Fulvi
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È stato un grande narratore con la cinepresa, un maestro del cinema che ha lasciato il segno anche nella cultura del nostro Paese. Un innovatore nei temi e nel modo di raccontare l’Italia e gli italiani, con uno stile tra il brillante e il drammatico ma in modo sempre lieve. Ettore Scola è morto ieri a Roma. Ricoverato da giorni nel reparto di cardiochirurgia del Policlinico Gemelli era entrato in coma domenica sera. Non ce l’ha fatta a superare l’ennesima crisi cardiaca. Aveva 84 anni. Nato a Trevico, in provincia di Avellino, il 10 maggio 1931, da bambino si trasferì con la famiglia a Roma dove è rimasto per tutta la vita.


L’incontro con il mondo della Settima Arte iniziò alla fine degli anni ’40, quando durante gli studi universitari (che frequentò senza troppa convinzione) iniziò a realizzare bozzetti per il giornale umoristico Marc’Aurelio facendosi notare per il suo sarcasmo pungente. Uno sguardo che lo ha sempre accompagnato nelle sue opere. Scola è cresciuto come un “ragazzo di bottega”. I suoi maestri sono stati Ruggero Maccari, Mario Mattoli, Steno, Antonio Pietrangeli ma anche Totò e Sordi, i principi del teatro di rivista. Ma è a Vittorio De Sica che poi dedicherà il suo capolavoro C’eravamo tanto amati del ’74 ed è al neorealismo che guarderà con Una giornata particolare del 1977, scritto con Maccari da un’idea di Maurizio Costanzo, forse il punto più alto della sua collaborazione con Marcello Mastroianni che avrebbe diretto in ben nove film.


Durante la sua lunga carriera ha vinto numerosissimi premi, fra cui al Festival di Cannes, la Miglior regia per Brutti, sporchi e cattivi e vari David di Donatello, fra cui quello alla carriera del 2011. Scola è stato nominato agli Oscar 4 volte, sempre nella categoria Miglior film straniero, per Una giornata particolare( 1977), I nuovi mostri( 1978), Ballando ballando (1983) e La famiglia (1987).


Ha diretto attori del calibro di Vittorio Gassman e Nino Manfredi. L’ultima sua fatica è del 2013 e si intitola Che strano chiamarsi Federico – Scola racconta Fellini, un film presentato al Festival di Venezia nelle proiezioni speciali, un omaggio del maestro all’amico più anziano di lui di circa dieci anni attraverso un documentario emozionante e divertente. Ha vissuto tra i libri, le sue passioni (tra cui quella per la politica: fu ministro ombra del Pci nel 1989), il disegno, la musica.
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