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Addio Paolo Poli, gigante del palcoscenico
Massimiliano Castellani
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Il teatro perde uno dei suoi maggiori interpreti, a quasi 87 anni oggi si è spento Paolo Poli. Una vita trascorsa da protagonista sul palcoscenico e un successo televisivo arrivato già negli anni Sessanta quando la Rai lo chiamò a leggere per i bambini le favole di Esopo. Un capocomico e un maestro che però nella sua “scuola” in fondo lascia un solo vero allievo, Marco Messeri con il quale lavorò nello sceneggiato I tre moschettieri assieme a Milena Vukotic e all’amata sorella Lucia Poli.
 
Ma è il teatro la casa dei Poli, e fino all’ultimo Paolo l’“irreverente” ha calcato le scene passando dai travestimenti delle signorine grandi firme in Sei brillanti fino all’ultimo omaggio a Giovanni Pascoli nell’esilarante e poetico spettacolo Aquiloni. Una carriera piena, riscaldata dal consenso e l’applauso costante del suo pubblico che ha continuato ad ammirarlo nelle ultime prove, compreso il gradito ritorno televisivo. «Dal boccaccesco a Boccaccio» ha presentato quel viaggio - in otto puntate - tra i vizi capitali, andato in onda su Raitre, con Pino Strabioli a fargli da spalla e lo psicologo Massimo Recalcati a raccontarne il mutamento nel tempo. Poli sembrava immune al tempo e si scherniva alla Anna Magnani delle rughe impresse dagli anni sul suo viso. «Ci farò una borsa con questa pelle...», soleva ripetere ironico.

Una pellaccia da fiorentino doc e ora la sua gente in riva all’Arno lo piange, a cominciare dal primo cittadino di Firenze Dario Nardella con il quale aveva riaperto, dopo vent’anni, «la sua casa», il Teatro Niccolini. «Addio Paolo Poli, la sua vita e la sua opera di artista libero e geniale sono un dono di amore per Firenze e per la cultura italiana», dice Nardella. E al sindaco fiorentino si unisce l’ultimo saluto del premier Matteo Renzi: «Con Paolo Poli scompare un grande della cultura italiana».
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