mercoledì 29 giugno 2016
Torna suor Cristina, un «ciclone» sul palcoscenico
COMMENTA E CONDIVIDI
Per capire di che pasta è fatta suor Cristina Scuccia basta guardarla mentre prega prima del desinare (coinvolgendo i presenti): sbatte ritmicamente i palmi delle mani sulla tavola cantando un Alleluja rock in stile Pink Floyd per concludere a braccia aperte guardando verso il cielo e ringraziando Dio per il cibo che le ha donato. Lo fa con i ragazzi del catechismo della parrocchia di San Leone Magno, in piazza Udine a Milano, dove presta servizio con altre due consorelle dell’ordine delle Orsoline della Sacra Famiglia. E lo propone anche alla compagnia di artisti con la quale è impegnata nella sua “seconda attività”, cominciata dopo la vittoria a The Voice of Italy 2, nel 2014. Ventisette anni, minuta, occhialuta, sempre composta, e una voce esile che mai si scoprirebbe così potente ed estesa a sentirla nelle normali conversazioni.  Timida ma al tempo stesso determinata, la suorina dal sorriso radioso e fanciullesco, si trasforma in un ciclone quando sale sulle tavole che presto tornerà a calcare cantando e ballando nel musical Sister act, nell’allestimento di Viola Produzioni, regia di Saverio Marconi e musiche di Alan Menken, spettacolo che troveremo all’Arcimboldi di Milano dal 17 al 27 novembre prossimi, primo appuntamento della tournée della stagione 2016-2017. Sarà di nuovo a fianco di Belia Martìn (Deloirs Van Cartier), Francesca Taverni (la madre superiora) e Pino Strabioli (monsignor O’Hara), nel ruolo di suor Maria Roberta.  Non si sa ancora, però, se i vertici dell’ordine religioso a cui appartiene le daranno il permesso di seguire il resto del cast anche in giro per l’Italia o si dovrà fermare a Milano (diciotto le tappe, da Udine a Catania, fino al 26 marzo, con il ritorno a Roma). «Ma non dovete vedermi come un personaggio – ripete – perché io esco dal convento solo per annunciare Gesù: e ringrazio la Provvidenza che mi ha affidato questa missione, mi sento fragile, però lassù Qualcuno mi dà la forza di rappresentare con responsabilità la Chiesa in quello che faccio». Mentre suor Cristina parla, suor Agata, la sua vera superiora, che la accompagna sempre nelle occasioni, per così dire, “mondane”, la guarda con occhi materni e annuisce con discrezione, sorridendo. «Ho sempre sognato di fare l’artista e quando è arrivata la vocazione il Signore mi ha fatto capire di aver riservato per me un percorso speciale». Tant’è che l’impegno come cantante non esclude mai quello con la preghiera, l’oratorio e le faccende (anche dure) da svolgere al pensionato universitario femminile dove opera. E a chi vanno i soldi che guadagna in teatro e con le comparsate in tv? «Non tengo nulla per me, li consegno alla congregazione che li utilizza per sostenere progetti in Brasile e in altre parti del mondo a favore di bambini e adolescenti: a me, facendo spettacolo, interessa soprattutto incontrare quelle persone che altrimenti, dentro il convento, non potrei mai avvicinare: vorrei essere quello che Papa Francesco chiede ai suoi pastori, in mezzo alla gente per evangelizzare, ma senza imporre mai nulla a nessuno». Una persona vera, suor Cristina, che crede in quello che fa. Lo riconoscono anche i suoi “colleghi”: «Ho imparato molto da questa donna che non ha il “superego” tipico degli artisti » commenta Francesca Taverni. «Mi diverto a stare con lei sul palcoscenico, anche se seguiamo... riti diversi » commenta Strabioli. Il musical è un’arte difficile, però... «A me piace l’imprevisto anche sul palco: così devo cercare la verità nella realtà che sto vivendo....» risponde. «Le altre religiose? Mi sostengono come una figlia e non solo le consorelle ma anche le benedettine, che sono claustrali: mi mandano un sacco di messaggi per incoraggiarmi ad andare avanti per la gloria di Dio». Questa Sister act, sull’onda del successo del film del 1992 con la scatenata Whoopi Goldberg, è stata messa in scena per la prima volta a novembre al Brancaccio di Roma.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: