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“Havana Moon”, il mitico concerto dei Rolling Stones
ROBERTO MUSSAPI
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Moon. La luna. Nel suo nome il venticinque marzo 2016, data indimenticabile per tutti i rocker del mondo, i Rolling Stones hanno suonato per la prima volta nella storia della band all’Avana. Da quell’esperienza del concerto è nato un film, diretto da Paul Dugdale, che uscirà in esclusiva nella notte di venerdì 23 settembre. In vari cinema, in tutto il mondo. Solo una notte, come il concerto.

The Rolling Stones – Havana moon in Cuba, il titolo. «Il regime di Castro ha bandito il rock and roll. Se proibisci qualcosa, la rendi desiderabile». Inizia così il film The Rolling Stones – Havana moon in Cuba, pubblico presente al live, circa un milione di persone. Moon. La luna, l’astro dei melanconici: non emana luce propria. Satellite, inargenta il cielo. Amleto, John Keats, Leopardi, percepiscono e esprimono il segreto della luna, una forza argentea, fredda, irradiante. Non avversa a quella esplosiva e infocante del sole, ma, come insegna l’antica sapienza egizia, oppostamente complementare. “ Moon”, la luna, è tema, astro ispirante dei grandi poeti subliminalmente immersi nella percezione siderale, magnetici.

La loro mente è simile alla sostanza del mare, il cui moto è regolato dalla luna, o del vino, che grazie al mistero dionisiaco da cui nasce, frutto che diviene elisir euforizzante, è condizionato nella sua nascita e maturazione dalla luna quanto le maree e l’umore di noi lunatici. “ Moon” è parola e tema, materia, anima del grande rock siderale: The dark side of the moon è il titolo di un leggendario album dei Pink Floyd, i più astrali del rock, equivalenti a Miles Davis nel jazz, con la sua Nefertiti, la regina egizia illuminata dall’energia lunare, leggendario album col quartetto, e Quiet nights, stellare momento del cool jazz, appunto jazz freddo, con i lunari arrangiamenti di Gil Evans. Per non parlare, nel blues, in cui jazz e rock s’incontrano, di Blue moon, un mantra, prima che una song.

Ma c’è un momento in cui la luna si accende, fondendosi con la luce del fuoco del sole appena tramontante: Harvest moon è il disco con cui il grande Neil Young torna all’origine: “ harvest”, messi, raccolto, ma nutriti dalla luce di luna. Il genio dei Rolling Stones, crea una nuova declinazione della luna: Havana moon. Cuba è da sempre dotata straordinariamente di luce, bellezza in ogni campo. Da più di cinquant’anni è un’isola sottomessa a una dittatura spietata, quella di Castro, che a sua volta si impone in forma di reazione (rimedio peggiore del male) a una precedente dittatura diversamente volgare. Prima Cuba era il bordello degli americani, poi diviene un satellite dei sovietici. Oppositori, soprattutto cattolici, scrittori, poeti, omosessuali, in galera. Torture. Una bellezza degna di Baudelaire, troppo bella per essere immune, per non essere afflitta da opposte torture.

Cuba è tripudio di sole, colore, mare celeste, bianco barocco: anche nelle carni e nella pelle degli abitanti, mitica fusione di povertà e bellezza. Tanto sole, tanto sangue caldo, nel corpo, nella storia, nella passione in cui danza e politica si avvinghiano feralmente a vicenda. Gli Stones comprendono che L’Avana ha bisogno di un’immersione nella luce lunare. La luna non è solo l’astro dei melanconici, di Amleto: da Virgilio a Lucrezio, dai lirici greci ai pittori romantici inglesi, da Santana a Peppino Di Capri è anche una fonte di quiete, di pace. Havana moon: rock all’Avana, luce di luna. Il rock mi ha salvato la vita, scrive Wim Wenders. 

 Il suo capolavoro Il cielo sopra Berlino, che anticipa la caduta del muro, è popolato di angeli, battuto nella musica pulsante di Nick Cave, rock duro. Il rock è sempre stato in prima fila nei grandi concerti per l’Africa, contro la fame, contro il razzismo, l’Aids. Pochi tra quei fuoriclasse che ci hanno fatto tremare e piangere conducevano vite da chierichetti, molti, a partire dagli Stones, non sono certo degli stinchi di santo: ma da loro sprigiona, per citare Luzi, «un che di santo », «nel giusto della vita, nell’opera del mondo », «al fuoco della controversia». Quello che vedrete è un magnifico esempio di rock film: non sbagliano mai luogo, questi sballati mistici del rock: i Pink Floyd, a Pompei, prevedendo e come combattendone il crollo, a opera dei politici e burocrati italiani, incapaci di vedere e salvare la bellezza. 

Ora gli Stones, gratis, all’Avana: città, isola che ha versato sangue e subìto oltraggio, dalla truce dittatura castrista ma anche dal vergognoso, anticristiano embargo imposto dagli Stati Uniti, che significa far morire uomini, donne e bambini per mancanza di antibiotici, cortisonici. Ma ha avuto la benedizione. La dittatura non è finita, ma il rock più pulsante di sempre ha acceso una notte cubana. «Lo spettacolo di Cuba è stato semplicemente formidabile. Un momento incredibile: una marea di persone riunite a perdita d’occhio. Sentivi l’entusiasmo della folla: è stato un momento pazzesco» (Mike Jagger).

Aggiunge Keith Richards: «C’erano il sole, la luna, le stelle e i Rolling Stones. Vedere finalmente Cuba che accoglieva il rock è stato speciale: una notte da ricordare all’Avana». Venerdì 23, grazie al prodigio del rock e del cinema, noi vivremo insieme a loro quell’evento. Se abbiamo immaginazione, in simultanea. Poesia, cinema e rock, la triade più potente del secolo, insegnano che il tempo, bruciando il tempo, non ha tempo.

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