﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Avvenire RSS Feed - Rubriche</title><link>http://www.avvenire.it/Rubriche</link><description /><generator>Microsys RSS Generator for SharePoint 2010</generator><copyright>www.avvenire.it</copyright><managingEditor /><webMaster /><ttl>2</ttl><language>it-IT</language><docs>http://www.rssboard.org/rss-specification</docs><pubDate>Fri, 17 Jun 2011 14:38:51 GMT</pubDate><lastBuildDate>Sun, 19 May 2013 04:07:16 GMT</lastBuildDate><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Strumentalita fasulla tra pregiudizio e ridicolo_20130518.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Strumentalità fasulla: tra pregiudizio e ridicolo</title><subtitle>Strumentalità fasulla: tra pregiudizio e ridicolo</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Strumentalita fasulla tra pregiudizio e ridicolo_20130518.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>LLupus un po' fuoriserie. Leggi i giornali, senti odore di veleno pregiudiziale e reagisci. Ieri due casi diversissimi, ma perfetti. In molte pagine (&amp;quot;Repubblica&amp;quot;, pp. 1 e 11; &amp;quot;Corsera&amp;quot;, pp. 1 e 12-13; &amp;quot;Manifesto&amp;quot;, p. 2 ecc.) rimbalza in modo singolare la dichiarazione – credo resa a una trasmissione radiofonica – di un cittadino che, a proposito del recente triplice omicidio di Milano da parte di un extracomunitario, ha detto che, se fosse stato presente e avesse avuto una pistola, avrebbe sparato alle gambe dell'assassino. Che dire? Niente. Anch'io avrei cercato di fermarlo, ma non c'ero e non ho mai avuto una pistola… E allora? Allora, poiché il cittadino che ha parlato è avvocato di Berlusconi e deputato Pdl, sui giornali è bufera di indignazioni mirate e appositamente eccitate, con il culmine sul &amp;quot;Manifesto&amp;quot;. Titolo: «Il legale di Berlusconi: avrei crivellato Kabobo», e incipit del pezzo: «Un vero giustiziere della notte». «Crivellato»? Chiaro esempio di strumentalizzazione di fatti e parole. Non unico purtroppo. Un altro del tutto speciale e anche sorprendente lo trovo sempre ieri su &amp;quot;Repubblica&amp;quot; (pp. 1 e 35: «Quello scappellotto al cardinale O'Brien») ove Francesco Merlo, che ogni tanto torna in pagina a ripetere il verso tutto suo, pare desiderare che, da parte del Papa e della Chiesa di oggi, si torni ai metodi dell'Inquisizione dell'altro ieri per punire i colpevoli, come vuole lui e quando vuole lui, ma con processi e condanne pubbliche e pubblicizzate, sempre a modo suo. Un filtro laico superiore a ogni istanza ecclesiale: quello che il Papa fa, comunque lo faccia, è sempre sbagliato, e anche quando per lor signori risulta tollerabile, è sempre poco. &amp;quot;Tribunale&amp;quot; in pagina per riformare la giustizia ecclesiastica. Gamba laicista tesa? No! Nuovo &amp;quot;indice&amp;quot;: ditino redivivo, ma fasullo…&lt;br /&gt;</description><pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/«Contro l odio»  Si. Anchequello che acceca in pagina_20130517.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - «Contro l'odio»? Sì. Anche quello che acceca in pagina</title><subtitle>«Contro l'odio»? Sì. Anche quello che acceca in pagina</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/«Contro l odio»  Si. Anchequello che acceca in pagina_20130517.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Leggi (“La Stampa”, ieri, p. 28) che oggi si celebra in tutto il mondo la giornata mondiale «Contro l'odio». A Malpelo pare che in giro ce ne sia troppo, e che un genere diffuso sia l'odio antichiesa e antireligione che viene fuori anche dove non te lo aspetteresti. Per esempio ieri (“Il Fatto”, p. 19: «Credenti, non credenti e profittatori») un intellettuale (che fu) raffinato come Furio Colombo scrive che domenica «la Marcia per la Vita ha inferto il colpo di un'altra spaccatura in un Paese già spaccato», e aggiunge che tra le vittime della spaccatura ci sono anche «i credenti che vorrebbero rispettare la legge». Parla della 194, e aggiunge che di essa «l'Italia dovrebbe essere grata al Partito Radicale». Che dire? Che c'è qualche confusione. In realtà il Partito radicale è stato sempre contro la 194, sia in Parlamento (1978) che nel Referendum (1981), e infatti ne chiese l'abrogazione perché la voleva ancora più abortista, e fu sconfitto, ma soprattutto pare assurdo che affermare pubblicamente l'impegno per la «difesa della vita umana», e farlo alla presenza del Papa sia «spaccare il Paese». Una “marcia per la vita” non spacca il Paese, ma ricorda che, pur se depenalizzato, l'aborto resta soppressione di vita innocente, e infatti la stessa legge non ne fa un “diritto”, ma enuncia anche il proposito di prevenirlo aiutando concretamente le donne ad accogliere la vita nascente. È la parte della legge larghissimamente non attuata, finora. Perciò domenica la “marcia” ha voluto essere un atto positivo di memoria e di azione a favore delle madri e dei figli nascituri. Vederla in altro modo è frutto di confusione dannosa, e segno di quell'«odio» molteplice che acceca anche menti brillanti, e che oggi la «Giornata mondiale» vorrebbe combattere…&lt;br /&gt;</description><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Tema unico e svolgimento con firma “Legione”_20130516.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Tema unico e svolgimento: con firma “Legione”</title><subtitle>Tema unico e svolgimento: con firma “Legione”</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Tema unico e svolgimento con firma “Legione”_20130516.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Tema: «La colpa è sempre della Chiesa». Ieri qui (p. 27) lo svolgimento del tema dell'ultimo libro di Dan Brown, “L'Inferno”. D'accordo con lui sono tanti, «una legione» direbbe il Vangelo (Mc 5,9). E così ieri su “Repubblica” (p. 38) Carlo Augusto Viano ricorda che «nella cultura antica (era) presente l'atteggiamento liberale verso il suicidio», ma purtroppo poi – solita interferenza! – è intervenuta «la sua condanna religiosa» ed esso è stato ritenuto «atto riprovevole… violazione dell'ordine divino… che impone di soffrire, oppure innaturale». Insomma: siamo lì. Se non ci fossero Chiesa e preti vari il suicidio sarebbe una scelta come altre, naturale, accettabile, tranquilla. Così: «Domani io vado allo stadio, e tu?» «Non vengo! Domani mi suicido. Ciao!». E non è solo questione di suicidio. Sempre ieri su “Europa” (p. 4) uno scrittore a ripetizione di lettere ai direttori si accontenta del “condirettore”, cui scrive che domenica «i secoli bui si sono rifatti vivi coi trentamila pro-life» che hanno difeso la vita dei non ancora nati. Purtroppo il “condir” gli risponde deplorando «le processioni» e dando la colpa di tutto ai pasticci provocati dall'influenza «di chiese… estranee ai valori di secoli di pensiero laico democratico». Unica musica in pagina? No. Per fortuna segnalo sul “Foglio” (p. 7: «De gen(d)eratione») lunga riflessione pacata, acuta e forte sulla «differenza uomo-donna… contestata e considerata una &amp;quot;costruzione sociale di ordine culturale e artificiale&amp;quot;» e «politicamente sospetta». E già: per soddisfare pretesi diritti di oggi, si nega la struttura fondamentale della realtà dell'uomo di sempre, «maschio e femmina» e al solito si dà colpa di ogni guaio alla Chiesa… «estranea al pensiero laico democratico». Firmato: «Legione».&lt;br /&gt;</description><pubDate>Wed, 15 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/“Sovranita” in pagina tra digestioni e ripulse_20130515.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - “Sovranità” in pagina: tra digestioni e ripulse</title><subtitle>“Sovranità” in pagina: tra digestioni e ripulse</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/“Sovranita” in pagina tra digestioni e ripulse_20130515.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Ieri sul “Fatto” (p. 9), sotto un logo che annuncia “Romanzo criminale”, ma che non c'entra niente, la notizia è questa: «Francesco abdica da sovrano, ma solo sull'Annuario»! Hanno letto una pagina dell'Annuario dove il titolo, «Sovrano della Città del Vaticano» non c'è, e si sono entusiasmati. È stato precisato subito, dalla Santa Sede, che in altra pagina il titolo c'è, nero su bianco, e quindi nessuna “abdicazione”. E dunque? Il sospetto è che da quelle parti l'entusiasmo dell'annuncio sia dovuto all'idea che a sparire sia «il Vaticano» – come cantavano inni anarchici che fanno tanta nostalgia, vero? – ma l'impressione realistica è che l'evento sia ancora lontano, e del resto sempre lì, sempre loro, concludono con recenti parole di Francesco: «Meno burocrazia e meno sovrastrutture». Appunto! Varrà la pena di rassegnarsi, per coloro che in fin dei conti non hanno ben digerito la storia italiana, in particolare quella dal 1870 in poi. Non per nulla di recente qui citavo un leggiadro articolo di &amp;quot;Repubblica&amp;quot; ove si scriveva l'Italia ha la disgrazia unica di avere «all'altezza dello stomaco» nientemeno che la Chiesa cattolica, che per molti da quelle parti spesso è solo “il Vaticano”, uno “Stato straniero”. Sono straniti, perciò: con quel peso sullo stomaco, e vanno capiti… Ma gli effetti sono eccessivi. Di recente lì, per esempio (12/5, p. XIII dell'inserto di Roma) c'era una pagina intera – «Papa Silvestro II tra Satana e matematica» – in cui a cavallo dell'anno 1000 storia e leggenda, fatti e calunnie, fantasie crudeli e orrori venivano mescolati, tutti sullo stesso piano. Il lettore beve? Sì, ma è anche “sovrano”: se l'acqua sa di veleno non abbocca…&lt;br /&gt;</description><pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Dialogo e disprezzo “Sole” tra vette e precipizi_20130514.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Dialogo e disprezzo: “Sole” tra vette e precipizi</title><subtitle>Dialogo e disprezzo: “Sole” tra vette e precipizi</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Dialogo e disprezzo “Sole” tra vette e precipizi_20130514.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Montagne russe al “Sole 24 Ore”, e qualche… precipizio eccessivo. L'altro ieri “Domenicale” come sempre ricchissimo. Alla p. 34 Carlo Ossola presenta “A un amico che non crede” (Piemme), libro di Vincenzo Paglia già elogiato con simpatia e rispetto anche da Eugenio Scalfari (“Repubblica”, 6/5, p. 1 e in “Cultura”: «Dialogo con i non credenti nel nome di Gesù di Nazareth»). Chiave sempre giusta: simpatia e rispetto anche nell'eventuale disaccordo, prima e dopo il dialogo. Stessa domenica, sempre “Domenicale” (p. 29: “La religione oltre le ideologie”) Gianfranco Ravasi presenta “Tracce di Cristianesimo” (Ed. Morcelliana), del nostro Roberto Righetto, ancora sul «possibile dialogo tra credenti e atei». Voci diverse a confronto, rispettosamente in dialogo. E le montagne russe? Stesso “Domenicale” (p. 35: «Ragioni per non credere». «Il vero scoglio è la prova etica») il «filosofo di Cambridge» Arif Ahmed espone ampiamente le sue idee. Vuole demolire ogni fede religiosa, in particolare il cristianesimo, e dando già per scontata la falsità di ogni religione sul piano della conoscenza aggiunge che il cristianesimo è ancora più falso, inutile e dannoso nel suo insegnamento morale, con questa conclusione secca: «La religione, priva di verità e di valore è una malattia originata dalla paura e fonte di inaudite sventure per l'umanità»… Ecco: questo pare tutt'altro che dialogo, ma basta. A p. 43 – «Il potere è della società» – Lara Ricci presenta entusiasta la teoria di un tale Pierre Claster, «antropologo iconoclasta»: solo le società amerinde primitive, «senza fede, senza legge e senza re», consentono all'uomo di rimanere «nato per essere libero».&lt;br /&gt;Il richiamo della foresta? Proprio così…&lt;br /&gt;</description><pubDate>Mon, 13 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Il presidente  la violenzae Gesu liberatore_20130511.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Il presidente, la violenza e Gesù liberatore</title><subtitle>Il presidente, la violenza e Gesù liberatore</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Il presidente  la violenzae Gesu liberatore_20130511.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Violenza: tra fatti e parole… Ieri Furio Colombo (“Fatto”, p. 1) respinge il monito del presidente Napolitano contro «la violenza, anche verbale», che «può portare al terrorismo». Questa frase – scrive – negli Usa sarebbe «grave violazione della libertà di pensiero». E c'è altro. Sempre di tragica attualità il “femminicidio”: uomini che puniscono le donne che non vogliono essere oggetti del loro dominio. Leggo tra altro che presto un grande giornale offrirà una collana sui Dieci Comandamenti, e penso al «Non desiderare la donna d'altri». Nel testo biblico originale il riferimento non è alla sessualità, ma alla “proprietà”, e «la donna» è insieme alla «roba d'altri». Una difesa della donna, come dell'uomo, si trova nel settimo comando mosaico – nel nostro Catechismo il sesto – che contro l'adulterio chiede fedeltà tra gli sposi. Purtroppo nel corso dei secoli anche uomini cristiani non hanno rispettato o difeso le donne vittime di violenza, ma Gesù ha realmente anticipato una loro profonda e liberatrice difesa. Ricordando proprio il divieto dell'adulterio Egli ha aggiunto che «un uomo che guarda una donna con desiderio violento ha già commesso adulterio nel suo cuore» (Mt 5, 27). Ha forse vietato, Gesù, di ammirare la bellezza? No! Anche la bellezza è un dono di Dio, da ammirare. La sua parola va in profondità e il verbo usato è “epithuméo”, che nel suo riferimento al “thymòs” – nella concezione antica il lato violento e rapace della psiche umana – esprime il “desiderio violento”. Dunque in fondo ha davvero ragione il presidente Napolitano: ogni vera “violenza”, anche in parole e pensieri, va rifiutata. Lo ha già detto Lui, il Nazareno liberatore di tutti, anche delle donne: attualissimo. Se noi discepoli non lo abbiamo seguito, la nostra responsabilità è pesante.&lt;br /&gt;</description><pubDate>Fri, 10 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Il Papa  santa Teresae le sorelle  «Madri»_20130510.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Il Papa, santa Teresa e le sorelle: «Madri»</title><subtitle>Il Papa, santa Teresa e le sorelle: «Madri»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Il Papa  santa Teresae le sorelle  «Madri»_20130510.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>«La consacrata è madre, deve essere madre, e non &amp;quot;zitella&amp;quot;. Scusatemi se parlo così, ma è importante questa maternità della vita consacrata, questa fecondità» (“L'Osservatore Romano”, 9/5, p. 5). Così Papa Francesco mercoledì alle suore, ripreso ieri da tutti i giornali, pur con toni diversi e non sempre azzeccati. Su “Libero” per esempio leggi che «Il Papa striglia le suore». Lì forse sono abituati alle scuderie con padroni assoluti e la distorsione è venuta spontanea. In ogni caso la notizia è ben data qui su “Avvenire” (p. 13), “Stampa” (p. 18-19) e altri, e sul “Corsera” («Quella parola antica finita fuori corso (senza rimpianti)», p. 27) Paolo Di Stefano ricorda l'etimologia popolare dell'espressione, cita Pavese, Mussolini, Cielo d'Alcamo e Tommaso Landolfi e aggiunge che forse nella parola del Papa ci sono «lontane reminiscenze del frasario familiare italo-argentino». Chissà? Evidente la freschezza del linguaggio di Francesco, ma è anche nota da sempre la sua devozione per Teresa di Lisieux. Ebbene: vale la pena di annotare, sorridendo come sorrideva lui parlando, che in una lettera del 15/9/1972 il padre Louis Augros, primo superiore della celebre “Mission de France”, ricorda che Celina, sorella di Teresa, gli confidò che, quando entrò al Carmelo e constatò anche i difetti della comunità, rimproverò Teresa perché non l'aveva avvertita prima, e questa sorridendo le rispose così: «Non ti avevo voluto dire niente in anticipo, ma adesso vedi tu stessa che ti trovi in mezzo a una bella compagnia di zitelle, e così vedi quello che non devi essere!». Ecco un bel precedente: una santa Dottore della Chiesa con Papa Francesco alle sue sorelle “madri”, e non zitelle…&lt;br /&gt;</description><pubDate>Thu, 09 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Certi sotterfugi indecenti strane vedove e morti viventi_20130509.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Certi sotterfugi indecenti: strane vedove e morti viventi</title><subtitle>Certi sotterfugi indecenti: strane vedove e morti viventi</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Certi sotterfugi indecenti strane vedove e morti viventi_20130509.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Qui martedì in prima: «Andreotti, ora è solo luce». In quell'«ora» la ferma speranza di una misericordia creduta (ma anche l'eco dell'ombra che ha pesato sullo statista). Ieri però (“La Stampa”, p. 1) Massimo Gramellini è indignato con “Avvenire”, ma lo cita così: «Ora Andreotti è solo luce». La “nostra” speranza di fede trasformata in giudizio sulla persona e sulla sua vita per scandalizzarsi ed esporre un'“ombra” dolorosa per altri innocenti. Non giornalismo, ma pregiudizio che allinea tutto come conviene: indecente. Per noi il vero giudizio sulle persone, vive o morte, spetta a un Altro. Ed è l'occasione per una riflessione più vasta, e più terra terra... C'è in giro una legione di “vedove inconsolate”, ma in realtà mai state “sposate”: scrivono desolatamente «Moriremo democristiani» (“Espresso”, 9/5, p. 42-45) perché nel «nuovo Governo» sarebbe tornata al potere la Dc. Moriranno democristiani? Ma non lo sono mai stati! Perché piangono, allora? Ecco (“Il Sole 24Ore”, 28/4, p. 43) il lamento di Massimo Teodori: «Liberali schiacciati dalle due Chiese». Tutti i mali italiani vengono dal «centro cattolicheggiante» e dalla «sinistra comunisteggiante», col nodo del «compromesso storico di Berlinguer» nella scia di Togliatti che strangola «la concezione liberale (di) una visione incentrata sui diritti individuali». E il ritornello torna anche ieri sul nuovo Governo: per Barbara Spinelli (“Repubblica”, pp. 1 e 25) la colpa di tutto è dell'«integralismo della Chiesa», e sul “Corsera” (p. 13) ancora il dilagante Teodori ricorda agro «le fortune di Andreotti dovute anche all'appoggio» di Berlinguer che voleva «il dialogo coi poteri cattolici»! Insomma: sempre “vedovi”, eppure mai sposati: non vero che «moriranno democristiani»: non lo sono mai stati. Forse non sono mai nati a una serena libertà, o forse sono già morti, ma non lo sanno ancora. &lt;br /&gt;P. S.: se serve a qualcuno, Malpelo non è mai stato democristiano.&lt;br /&gt;</description><pubDate>Wed, 08 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Prete sti  ritardi  cecita l asterisco per ridere…_20130508.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Prete/sti, ritardi, cecità: l'asterisco per ridere…</title><subtitle>Prete/sti, ritardi, cecità: l'asterisco per ridere…</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Prete sti  ritardi  cecita l asterisco per ridere…_20130508.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Leggi, e ti accorgi che qualcuno, per parlare male di preti, si attacca a qualsiasi prete-sto… Lunedì sui principali quotidiani (“Corsera”, “Repubblica”, “Mattino”, “Messaggero”, “Resto del Carlino”, “Secolo XIX”, “Stampa”, “Tempo”) il forte richiamo di Papa Francesco contro la pedofilia, in particolare quella due volte ignominiosa e violenta che implica uomini di Chiesa. Niente sul “Fatto”! Niente anche ieri… Eppure proprio lì, da un paio di anni, sono venute le accuse più dure per i silenzi, le omissioni, le coperture, senza distinzione tra calunnie e fatti, all'impazzata, come fango nel ventilatore. Ritardo? O voluta cecità? Del resto pare che da quelle parti siano recidivi. La vera e propria calunnia pubblicata più di un mese fa a firma dell'assessora alla Cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera, e qui denunciata e dimostrata tale, non è ancora stata ritirata con scuse… Ma da quelle parti un prete-sto si trova sempre, e così lunedì (p. 16) arriva un fantasmatico delirio a firma “Fabrizio Casalino*” (sic) che finge di trascrivere il diario di un vescovo – «Non riesco più a dormire. Tutta colpa della speranza» – il cui unico effetto, fin dall'inizio, con una citazione latina sbagliata, è la conferma del pressappochismo di una carriera che in rete è esposta dall'autore stesso tra musica, pretesa satira da baraccone, imitazioni strampalate di «vescovi», «testi comici in un approssimativo ma umoristico portoghese» e «battute apparentemente omofobiche» che fanno discutere. E tu? Leggi e, ovviamente, ci ridi su. Forse quell'asterisco accanto al nome, in pagina, è proprio segno di questa inconsapevole ridicolaggine. “Il Fatto”, una “speranza” davvero delusa: due volte…&lt;br /&gt;</description><pubDate>Tue, 07 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Offese  presunzioneindecente e pubblicita_20130507.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Offese: presunzione indecente e pubblicità</title><subtitle>Offese: presunzione indecente e pubblicità</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Offese  presunzioneindecente e pubblicita_20130507.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Offese: senso largo e senso stretto… Largo ieri sul “Corsera” (p. 8) titolo secco: «Boldrini: limiti alla pubblicità che usa il corpo delle donne». Proposta seria in tempi di “femminicidio”, dramma di squilibri e malvagità maschile che si scaricano sulle donne. Consenti, ma quando chiudi il giornale trovi l'ultima pagina intera occupata da “pubblicità” con un corpo di donna e pochissima stoffa addosso. Ovvio – sia chiaro – che la Boldrini non è il “Corsera”, e perciò vale il «senza offesa», ma ci si può riflettere. Offesa invece, e tanta, sul “Sole 24Ore” (5/5, p. 26), prima pagina de “la Domenica” con grande apertura nel titolo: «Tutti i peccati della Controriforma». Massimo Firpo racconta un libro di due autori – «Clero criminale . L'onore della Chiesa e i delitti degli ecclesiastici nell'Italia della Controriforma» – definendolo nel sommario «Uno studio esente da toni scandalistici, rigoroso e documentatissimo» che «mostra le resistenze della Chiesa a ogni reale rinnovamento morale». L'inizio di Firpo denuncia la «vulgata storiografica» che avrebbe messo in rilievo l'opera della Chiesa per «un tenace processo di riforma, sia pur lento e difficile, ma alla fine vittorioso». Sono balle! «La» Chiesa, e non solo quella italiana – come parrebbe dal titolo – fu in blocco «contro ogni rinnovamento morale». «Ogni»! Carlo e Federigo Borromeo, Filippo Neri, Vincenzo de' Paoli, Francesco di Sales, Ignazio di Loyola, il grande Baronio e tanti altri, in almeno un paio di secoli? Cancellati dai due autori e da Firpo con uno «studio documentatissimo» di 248 pagine? Per tre secoli solo “Duecentoquarantotto”? Va bene tutto…Va bene la promozione dei “colleghi”! Ma qui si tratta di storia di secoli ridotta a calunnia globale. Pubblicità anche questa, ma qui la presunzione pregiudiziale indecente abusa dell'incultura altrui. Una vera offesa…&lt;br /&gt;</description><pubDate>Mon, 06 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/“Divino” e “umano” il meglio e il peggio_20130504.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - “Divino” e “umano”: il meglio e il peggio</title><subtitle>“Divino” e “umano”: il meglio e il peggio</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/“Divino” e “umano” il meglio e il peggio_20130504.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>In pagina ottimo e pessimo, sublime e ridicolo. Paolo Mieli (“Corsera”, 30/4, pp. 40-41: «La solitudine di Spinoza, il precursore scandaloso») splendidamente sull'avventura umana del filosofo, tra i più grandi del pensiero, autore di capolavori come l'“Ethica more geometrico…” e il “Trattato teologico-politico”. Amato e odiato, “divino” e “ateo”, ebreo respinto dai suoi, non accolto dai cattolici e perseguitato dai protestanti. La sua filosofia teologica su Dio-Natura, sostanza di ogni realtà, culmina nell'«&lt;i&gt;amor intellettualis De&lt;/i&gt;i» e si fa programma «non condannare, non esaltare, non compiangere le azioni umane, ma comprenderle». Se non ci fosse la rivelazione ebraico-cristiana molti – anche Malpelo – potrebbero sceglierlo maestro di saggezza. Ma c'è stata, e la luce di Dio Padre Creatore, Figlio incarnato e Spirito Santo donato ci ha condotto ben oltre. In ogni caso due pagine brillanti, e di grande valore. È l'ottimo, ma c'è anche il rovescio. Sempre “Corsera” (17/4, “Cultura”) intera p. 30 su «L'angoscia occidentale e il vero senso della ricerca filosofica»: pensiero di un noto filosofo che da mezzo secolo si ripete sul «nulla» e profetizza la fine della Chiesa, del cristianesimo e anche del pensiero umano, travolto dalla «tecnica». Leggi, ti sforzi di capire, ma è inutile. Non è colpa tua: è la stoffa del nulla. Ancora peggio? Due chicche: “Italia Oggi”, sempre 17/4, p. 4: «Indiscrezionario». Per sabato 20 aprile si annuncia a vuoto una festa in piazza che poi non c'è stata, dedicata a «Papa Francesco, con una manifestazione in suo onore intitolata “A passo di tanfo”» (sic!). Capita anche a “L'Espresso” (2/5) ove (p. 43) tra altre amenità attribuite alla giornata del Papa leggi che «Alle 7 Bergoglio serve (sic!) messa, tutte le mattine che Dio comanda»! Colleghi: attenti ad allargarvi!&lt;br /&gt;</description><pubDate>Fri, 03 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/“Controcorrente”  Vero coraggioe… una dose di veleno per cani_20130503.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - “Controcorrente”? Vero coraggio e… una dose di veleno per cani</title><subtitle>“Controcorrente”? Vero coraggio e… una dose di veleno per cani</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/“Controcorrente”  Vero coraggioe… una dose di veleno per cani_20130503.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>«Il coraggio di andare controcorrente»: titolone che apre la prima de &amp;quot;L'Osservatore&amp;quot;, martedì. Papa Francesco domenica aveva ricordato a tutti che non bisogna averne paura. Come i salmoni nei fiumi? No! Come Gesù nel mondo, e come san Paolo e tutti i santi nella storia. Leggo (P. Rodari, &amp;quot;La Chiesa ferita. Papa Francesco e la sfida del futuro&amp;quot;, p. 119) che anche sant'Ignazio «sapeva governare con fermezza e controcorrente». Già! Serve, perché la corrente c'è sempre, ed è fortissima. Stesso giorno (30/4) una vera cateratta in pagina: «La dolce fine» (titolone su &amp;quot;Repubblica&amp;quot;, p. 46) con bis a p. 52, «La dolce fine. Golino regista a Cannes»; «Temevo che nessuno ci avrebbe fatto fare questo film»; «Un film sulla dolce morte» (&amp;quot;Mattino&amp;quot;, p. 27); «Se il tuo killer si chiama Miele» (&amp;quot;Resto del Carlino&amp;quot;, p. 28); «Valeria e l'eutanasia. La scelta di un film senza verità assolute» (&amp;quot;Corsera&amp;quot;, p. 46). Sul &amp;quot;Manifesto&amp;quot; (pp. 12 e 13): «I fantasmi inquieti della morte invisibile» e «Ogni uomo ha il diritto di decidere del proprio corpo»; &amp;quot;L'Unità&amp;quot; (p. 20): «La scelta di Valeria». &amp;quot;La Stampa&amp;quot; (pp. 40 e 41): «La morte può essere dolce come il miele», ecc.. Questa la &amp;quot;corrente&amp;quot;. A parte &amp;quot;Avvenire&amp;quot;, che ha segnalato la grave &amp;quot;ambiguità&amp;quot; dell'impresa, stavolta sul &amp;quot;Secolo XIX&amp;quot; di Genova (p. 38): «Miele da domani nelle sale. Se l'eutanasia è una beffa… Nel film della Golino un uomo chiede aiuto per morire, ma non è ammalato». E l'incipit conferma con crudezza: «Così si uccidono anche i malati terminali. Con un veleno per cani…». E in quell'«anche» è smascherato il senso della &amp;quot;corrente&amp;quot;. Il vero &amp;quot;coraggio&amp;quot; – con tutto il rispetto e l'affetto per i cani – non è trattare un uomo come un cane!&lt;br /&gt;</description><pubDate>Thu, 02 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Scomoda saggezza di don Primoe la causa che qualcuno scorda_20130501.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Scomoda saggezza di don Primo e la causa che qualcuno scorda</title><subtitle>Scomoda saggezza di don Primo e la causa che qualcuno scorda</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Scomoda saggezza di don Primoe la causa che qualcuno scorda_20130501.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>«Profeta scomodo di libertà e giustizia». Titolo sul &amp;quot;Corsera&amp;quot; (27/4, p. 61) per Corrado Stajano che cogliendo l'occasione di «una piccola selezione» degli scritti edita da Chiarelettere ricorda don Mazzolari. Esordio interrogativo: «Chissà se dice qualcosa ai giovani di oggi il nome di don Primo Mazzolari?» Seguono due colonne di ammirato racconto su lui e i suoi grandi amici, Turoldo, De Piaz, Bo, Santucci, Nazareno Fabbretti, Umberto Vivarelli: 4 preti e due laici, cattolicissimi. Stajano poi ricorda «i suoi rapporti con la gerarchia non… facili», certi guai con l'allora Sant'Offizio e le vicende anche dolorose del quindicinale &amp;quot;Adesso&amp;quot;, e aggiunge la testimonianza di don Virginio Colmegna, animatore della Caritas ambrosiana, per il quale gli scritti di don Primo sono «di un'attualità sorprendente, ricchi di proposte, di lumi di saggezza, con tante intuizioni che entreranno nelle speranze del Concilio Vaticano II». La conclusione è sull'arrivo di Papa Giovanni che «per don Primo (fu) la libertà, il portatore di luce», e poi sull'Udienza del febbraio 1959, prima a lungo e a più riprese ostacolata da prelati dell'allora Casa Pontificia, ma fortemente voluta da Papa Giovanni stesso che accolse don Primo allargando le braccia e definendolo «la tromba dello Spirito Santo in terra mantovana». Che dire? Benissimo. Manca però una cosa importante: oggi nella Chiesa cattolica è avviata la causa di beatificazione di don Mazzolari. Di più: tra i promotori della Causa, oltre a monsignor Loris Capovilla, allora segretario di Papa Giovanni, ci sono personalità della Casa Pontificia stessa, proprio quella sede che un tempo aveva tanto frenato l'incontro di don Primo con il Papa. Un bel segnale!&lt;br /&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Ritornanti fobie antichiesa vera «malattia incurabile»_20130430.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Ritornanti fobie antichiesa: vera «malattia incurabile»</title><subtitle>Ritornanti fobie antichiesa: vera «malattia incurabile»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Ritornanti fobie antichiesa vera «malattia incurabile»_20130430.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Qui (23/4) Umberto Folena sulle «fobie antichiesa» di Massimo Teodori, che Malpelo per altri versi stima, ma che da sempre pensa e scrive in vasta compagnia che la Chiesa è causa di «una malattia incurabile» dell'Italia. Nella realtà la «malattia» che pare davvero incurabile è quella di chi da decenni dice e scrive che «il Concordato» dovrebbe impedire alla Chiesa di parlare di cose della società e dello Stato. Capita però che lui e altri – per esempio Eugenio Scalfari – invitati a &amp;quot;rivelare&amp;quot; l'articolo del Concordato che prova questa loro tesi non rispondono mai, perché non c'è. E tuttavia questa loro malattia è contagiosa e devastante. Così domenica sulla prima del &amp;quot;Manifesto&amp;quot; Andrea Fabozzi strilla sul nuovo Governo: «Tra ex dc, popolari, ciellini e fedeli della Cei i cattolici sono maggioranza». Ribadito a p. 2: «Al toto ministri vincono i cattolici». I cattolici? È noto che, presi in generale, nel Paese sono «maggioranza»! Non basta: la malattia ha anche effetti altrimenti inspiegabili. Clamoroso esempio su &amp;quot;Repubblica&amp;quot; (20/4, p. 32): «Ma la Radio della Rai non è la Radio Vaticana»! Giovanni Valentini – grande firma – protesta indignato perché ha appreso che il direttore del GrRai, Antonio Preziosi, è consultore del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali. E allora? Nei Consigli Pontifici ci sono da sempre credenti cattolici e di altre religioni e anche non credenti, tra cui vari Premi Nobel e scienziati di gran nome: ne faceva parte ai vertici anche Rita Levi Montalcini, e c'è anche Carlo Rubbia. Valentini chiederebbe che sia cacciato da incarichi scientifici statali per incompatibilità? Non pago, lui aggiunge anche un «non abbiamo alcun pregiudizio»: un grave effetto di «malattia incurabile», ma nel contesto fa davvero ridere.&lt;br /&gt;</description><pubDate>Mon, 29 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Felicita  Tra gurue sapienza eterna_20130427.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Felicità? Tra guru e sapienza eterna</title><subtitle>Felicità? Tra guru e sapienza eterna</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Felicita  Tra gurue sapienza eterna_20130427.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Giovedì sera (&amp;quot;La 7&amp;quot;) &amp;quot;Servizio Pubblico&amp;quot; con &amp;quot;fuori opera&amp;quot; d'eccezione: Roberto Saviano in persona. Lui &amp;quot;parla&amp;quot;. Tutti in devoto ascolto. Il tema pare quello della felicità, con questa tesi: «Ciascuno cresce – e quindi è felice, &lt;i&gt;nd&lt;/i&gt;r – nella misura in cui si verifica un sogno. Ciascuno dovrebbe essere sognato». Si parte da un libro e da un film in cui felicità è vivere per &amp;quot;un figlio&amp;quot; sognato e desiderato. E così a lungo, con la platea adorante. Persino Travaglio tace senza obiezioni, persino Vauro è tutto intento all'ascolto, e Michele lascia piena libertà al torrente di parole, che in concreto sono tutte al futuro nella formula che «l'allegria sta arrivando», e ci sarà una vera «rivoluzione» con la memoria viva della liberazione totale – «il nostro 25 aprile!» – ove, ed è la conclusione in cui il sermone plana verso l'atterraggio morbido, si annuncia una realtà nella quale «ogni notte sarà come l'ultima e ogni giorno come il primo». L'applauso finale è insieme liberatorio e consolatorio, prolungato e corale. Saggezza laica sopraffina che ammalia e incanta: un'omelia non sacrale sulla felicità, davvero alta e solenne. Dunque la &amp;quot;felicità&amp;quot; è nell'essere &amp;quot;sognati&amp;quot; e quindi poter sognare? Sì. Per caso vedo la tv mentre ho sul tavolo la pagina 16 di mercoledì di &amp;quot;Avvenire&amp;quot;, ove Giacomo Gambassi – titolo: &amp;quot;E Paolo VI disse: cristianesimo non facile, ma felice – presenta due libri di Leonardo Sapienza, uno sul silenzio, e l'altro proprio... sulla felicità. Ecco: felicità per felicità, forse &amp;quot;Servizio Pubblico&amp;quot; nel caso è in ritardo. Sappiamo – crediamo – che tutti siamo stati &amp;quot;sognati&amp;quot; dall'Alto, perciò possiamo &amp;quot;sognare&amp;quot; altri, e su questa duplice coscienza regge la radice di una felicità possibile nel presente e nel futuro, senza fine: un privilegio, e una responsabilità.&lt;br /&gt;</description><pubDate>Fri, 26 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Accaniti e ridicoli  da “cintola”e “stomaco” in su_20130426.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Accaniti e ridicoli: da “cintola” e “stomaco” in su</title><subtitle>Accaniti e ridicoli: da “cintola” e “stomaco” in su</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Accaniti e ridicoli  da “cintola”e “stomaco” in su_20130426.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Estremismi: tra ridicoli e inconsci accaniti. Ieri sul &amp;quot;Fatto&amp;quot; &amp;quot;apertura mirata&amp;quot;: «Napolitano nomina il nipote di Gianni Letta». «Il nipote»? Da quelle parti si risalgono le genealogie? E se uno cercasse la loro? Lì sotto per esempio c'è il Paolo Flores d'Arcais che «dalla cintola in su», come un Farinata dantesco di oggi, propone e si propone per il «governo ombra dell'opposizione»: a tutto e da sempre, pur di sopravvivere in pagina. Vale per il &amp;quot;ridicolo&amp;quot;. All'accanito stavolta provvede &amp;quot;Repubblica&amp;quot; con un esempio inconscio, quindi doppiamente ridicolo. Lancio in prima pagina del 15 aprile scorso per due pagine interne (10-11):«Le ombre vaticane sui grandi elettori». La settima e ultima puntata della grande &amp;quot;inchiesta&amp;quot; di Concita De Gregorio sulla storia delle elezioni al Quirinale comincia chiarendo subito, senza neanche pensarci, uno stato d'animo, o piuttosto di… viscere: «Il bacio dell'anello è una questione di geografia, l'Italia essendo l'unica nazione al mondo che custodisce la Città del Vaticano all'altezza dello stomaco». È già detto tutto, e il resto – circa 300 righe – diventa superfluo. La Città del Vaticano sta «sullo stomaco» a chi scrive e a chi pubblica, ma agli altri? Ai cittadini italiani? Ci sono anche molti – e in questi giorni proprio a piazza San Pietro si vede che sono tanti davvero – che tengono la Santa Sede all'altezza del cuore, e anche del cervello. La storia lo dice chiaro, vero? Forse da qualche tempo, certo dall'aprile del 1948, ma già prima, pur con le dovute distinzioni, sono in molti che non si sentono «sullo stomaco» la presenza della Chiesa cattolica. Per &amp;quot;Repubblica&amp;quot; non contano niente: ma pesano, e da qualche stomaco producono fantasmi ridicoli, anche in pagina.&lt;br /&gt;</description><pubDate>Thu, 25 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Gesu senza Chiesa No  grazie_20130425.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Gesù senza Chiesa? No, grazie</title><subtitle>Gesù senza Chiesa? No, grazie</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Gesu senza Chiesa No  grazie_20130425.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Ieri qui la forte parola di Papa Francesco: non si può «vivere con Gesù senza la Chiesa». Sempre ieri su &amp;quot;Repubblica&amp;quot; – pp. 1 e 46, &amp;quot;Cultura&amp;quot;: &amp;quot;Il Vangelo senza la Chiesa secondo l'eretico Martinetti&amp;quot; – per Massimo Cacciari Piero Martinetti afferma che San Paolo, e «ancor più il Vangelo di Giovanni divinizzano Gesù» e «le Chiese ne continuano l'opera» facendone un idolo che «relega completamente nell'ombra il Dio di Gesù, il Padre Celeste». Due prospettive in radicale alternativa: Gesù Figlio di Dio e Salvatore presente e coessenziale alla sua Chiesa? O Gesù solo uomo tra gli uomini, dotato di &amp;quot;saggezza&amp;quot; suprema, che non istituisce la Chiesa come realizzata in 20 secoli, ma «una Chiesa spirituale… successione di spiriti che hanno attraversato il mondo umili e miserabili come lui e i suoi discepoli», da Marcione (I e II secolo) fino a Kant con «un annuncio razionale» che dà senso «spirituale» alla vita grazie al «comandamento dell'amore per tutti»? Per fortuna Cacciari conclude chiedendosi se questa riduzione del cristianesimo a «ideale etico» e senza «ogni elemento dell'esperienza religiosa» non voglia dire l'estremo tradimento dell'Annuncio cristiano e la sua «&amp;quot;traduzione&amp;quot; in religiosità etico-filosofica o, peggio, in &amp;quot;cultura&amp;quot;». Già: così Gesù evapora in annuncio di saggezza etica con tanti concorrenti prima e dopo, per esempio da Buddha a Socrate e fino a Kant, e la Chiesa non ci unisce al Figlio di Dio morto e risorto, ma è un'agenzia di buoni costumi: tra tante. Con tutto il rispetto per Martinetti, un vuoto pneumatico, senza &amp;quot;Pneuma&amp;quot; che è lo Spirito Santo, che invece ci è donato – dice Francesco – proprio in questa Chiesa, quella di Pentecoste, fondata su Gesù, Figlio di Dio e salvatore unico che già qui chiama tutti a pienezza di vita e poi salvezza eterna. Ben altra cosa!&lt;br /&gt;</description><pubDate>Wed, 24 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Incomprensioneinguaribile_20130424.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Incomprensione inguaribile</title><subtitle>Incomprensione inguaribile</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Incomprensioneinguaribile_20130424.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Con 31 applausi in 38 minuti»: &amp;quot;Repubblica&amp;quot; ieri sottolineava che il presidente Napolitano si è fatto capire bene. Sempre ieri (&amp;quot;La Stampa&amp;quot; p. 45) fotocopia della prima pagina di 50 anni or sono, 23 aprile 1963, con questo titolo: «…un discorso che rassicura i timorosi». Non è il tempo che si è fermato, ma la confusione di idee che non ci permette di camminare. Se per esempio leggi in tante pagine che un'intelligenza &amp;quot;di sinistra&amp;quot; nota per il suo acume, oggi ministro in carica, dichiara «incomprensibile» che qualcuno non abbia acconsentito su Bonino e Rodotà al Colle, è segno che non ci si capisce davvero. Se il presidente della Repubblica deve rappresentare l'unità della nazione si può pensare a due personaggi rispettabili, ma noti da sempre per la &amp;quot;radicalità&amp;quot; – termine proprio giusto – di talune loro posizioni di principio anti-cattoliche, sempre e solo in contrasto col patrimonio di valori e princìpi che sono al centro di una realtà significativa per tantissimi cittadini italiani quale è la visione cristiana e cattolica? Incomprensibile, allora, è l'incomprensione così reiterata, così frequente, così inguaribile. Ovvio che c'è. Ed è giusto – lo scrivo per amor di paradosso, perché non v'è ombra di un caso simile – che ci possa essere anche la reciproca: un candidato noto per il suo modo nostalgico e &amp;quot;clericale&amp;quot; di pensare i rapporti Chiesa-Stato e fede-politica avrebbe la stessa incomprensibilità. Ecco allora per quella carica la necessità di una personalità (Napolitano non era l'unico nome possibile, ma altri cattolici e laici sono stati &amp;quot;bruciati&amp;quot; o promettevano purtroppo di esserlo) che unisca, che «rassicuri» tutti, che aiuti a superare i timori reciproci e a guardare avanti. Così l'incomprensibile sarà compreso, a presente e futura memoria. Grazie al (di) nuovo presidente della Repubblica!&lt;br /&gt;</description><pubDate>Tue, 23 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Indecenze antichevergogne attuali_20130423.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Indecenze antiche vergogne attuali</title><subtitle>Indecenze antiche vergogne attuali</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Indecenze antichevergogne attuali_20130423.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Indecenze…Domenica Masolino D'Amico (&amp;quot;La Stampa&amp;quot;, 21/4, p. 28, Spettacoli: «Eutanasia, estremo amore»), racconta &amp;quot;L'Antigone&amp;quot; in una &amp;quot;nuova&amp;quot; versione: Sofocle sostituito da Valeria Parrella in un testo in cui «la protagonista», appunto Antigone, «non vuole ottenere l'inumazione rituale del fratello Polinice, lasciato insepolto per punire la sua ribellione contro la città, bensì…» Bensì? «Bensì l'eutanasia del medesimo, in coma profondo da 13 anni e tenuto in vita artificialmente». Piccola operazione truffaldina su una grande opera che ha sfidato i millenni, segno di esagerata appropriazione indebita e offensiva, ideologicamente illegittima, anche se vuol seguire la corrente che pretende &amp;quot;diritti&amp;quot; anche dove non esistono ancora, anche dove non hanno senso per esistere. C'è altro? Sì. Dall'alto di un'antica tragedia, perenne segno del rispetto dell'uomo, al basso (molto basso) di una satira purtroppo attuale. Nello spettacolo &amp;quot;comico&amp;quot; (?) di Maurizio Crozza che viene offerto settimanalmente in tv c'è da tempo un'invenzione in cui lui, il divo, ombelico del tutto, infierisce in modo sadico su una ragazza con mille moine, la schiaffeggia, la umilia, la ricopre di creme varie, la usa come oggetto di un gioco senza limiti e lei, incantata dal mago, affascinata dal satiro, sorride, si presta, si lascia trattare da straccio… Indecenza e violazione di ogni rispetto, ma… Ma è satira, vero? Certo: satira &amp;quot;di sinistra&amp;quot;, satira &amp;quot;progressista&amp;quot;, e allora nessuno scandalo, nessuna protesta, nessuno si indigna, nessuno si accorge che la dignità di quella donna, in qualche misura di tutte le donne, ne esce violata, ridicolizzata, offesa, bistrattata. Si potrà parlare almeno di cattivo gusto, o essendo &amp;quot;satira&amp;quot; tutto è consentito? Due imprese: offesa alla tragedia antica, prima, tragedia dell'offesa attuale, ora. Appunto: indecenza…&lt;br /&gt;</description><pubDate>Mon, 22 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Dialoghi preziosi  presenze“culturali” e… ritardi_20130420.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Dialoghi preziosi, presenze “culturali” e… ritardi</title><subtitle>Dialoghi preziosi, presenze “culturali” e… ritardi</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Dialoghi preziosi  presenze“culturali” e… ritardi_20130420.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Ieri su &amp;quot;Repubblica&amp;quot; 3 pagine (47/49) «Scienza e fede a confronto»: dialogo a più voci su un Convegno a Bari, con titolone sulla prima, «In principio era il Logos», messo sotto una grande vignetta di Altan: «Vorrei comunicare con Dio, ma gli operatori sono momentaneamente occupati». Ironia? Succede ormai: in pagina e in tv prima e/o ultima parola concessa a vignette satiriche… Crescono i sorrisi, forse, ma spesso poi da anni – dai tempi de &amp;quot;Il Male&amp;quot;, per esempio – anche su temi essenziali restano macerie... Sarebbe un tema da approfondire, ma non qui. Dunque queste 3 pagine. Sulla prima il direttore Ezio Mauro ragiona sull'evento e sui suoi protagonisti: uomini di scienza e di fede, di società e di Chiesa, di pensiero e di ricerca, di laicità e di religione. Bel caleidoscopio, dove annoti che la presenza di credenti, pur di qualità, è netta minoranza, 6 su 27: un cardinale, un monaco, due noti giornalisti, una teologa seria, un &amp;quot;teologo&amp;quot; avventuroso &lt;i&gt;sui generi&lt;/i&gt;s. Che ci sia, però, è già buon segno. Con due, anzi, tre piccole osservazioni. La conclusione del tutto (p. 49) è una densa colonna di Umberto Veronesi: «L'uomo libero vince la crisi», tetragona professione personale di &amp;quot;non fede&amp;quot;, sicura di sé. Così per esempio: «La scienza ci ha svelato che l'uomo è buono per natura»! Messa così, già finito il dialogo, vero? Ancora. Stessa &amp;quot;Repubblica&amp;quot;, subito prima (p. 44) Alberto Arbasino – «Tra segreti confessionali e sensi di colpa» – ironizza al solito sulla fede cattolica, mostrando di non aver ancora capito che «l'Immacolata Concezione» non ha alcunché a che vedere con san Giuseppe. Mai troppo tardi, comunque. Ultima nota su quel titolone in basso: «In principio era il Logos». Alla lettera è l'esordio del Vangelo di Giovanni. Bella sorpresa!&lt;br /&gt;</description><pubDate>Fri, 19 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Un “Espresso” buono davvero  un piacere _20130419.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Lupus in pagina - Un “Espresso” buono: davvero "un piacere"</title><subtitle>Un “Espresso” buono: davvero "un piacere"</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Lupus in pagina/Un “Espresso” buono davvero  un piacere _20130419.aspx?Rubrica=Lupus in pagina</link><description>Asorpresa su &amp;quot;L'Espresso&amp;quot; (18/4) – già qui segnalato per l'intrigante parallelo tra il &amp;quot;Conclave&amp;quot; a San Pietro e quello per il Quirinale di stretta attualità – a p. 142 trovo un pensoso Gianni Vattimo, spesso dialetticamente presente nei &amp;quot;lupus&amp;quot;: «Amore in monastero». Nella breve recensione di &amp;quot;Mentre vi guardo&amp;quot; (Ed. Einaudi), della «badessa in un monastero benedettino» madre Maria Grazia Angelini scrive che l'autrice «dalla sua apparente lontananza riesce a mostrare la vita monastica come il ritrovamento del comune e del quotidiano (…) nascosto a chi vive nel mondo». Per lui «una testimonianza tanto vitalmente edificante quanto inaspettata. Sembra paradossale trovarsi spiegato il senso della vita da una persona che vive lontana dal mondo». Seguono pensieri sulle «passioni» degne di essere vissute, sull'«affidamento reciproco» di una vita in comune alla presenza di quel Dio rivelato e incarnato in Gesù Cristo e, nel caso, in coloro che, nel monastero di vita in comune, lo hanno preso sul serio. «Il senso della vita»? Il vero segreto in fin dei conti è quella parola che Vattimo ha messo nel titolo: «Amore». Uomini e donne degne di questo nome lo hanno vissuto e lo vivono da sempre, conoscendone o meno la fonte, che è l'essenza di Dio, ma comunque &amp;quot;riconoscendolo&amp;quot; nell'altro presente, che nel linguaggio cristiano si chiama «il prossimo». È il segreto di madre Angelini? Certo. Anche di Teresa di Lisieux e di tutti i &amp;quot;santi&amp;quot; che riconoscono Dio-Amore nella loro vita concreta e da Lui sono riconosciuti «alla sera della vita», quando, come alla luce del Vangelo (Mt 25) insegna san Giovanni della Croce – un altro che ha vissuto apparentemente lontano dal mondo – «saremo giudicati sull'Amore». Talora anche &amp;quot;L'Espresso&amp;quot; – non solo caffè – è un piacere…&lt;br /&gt;</description><pubDate>Thu, 18 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Gianni Gennari</author></item></channel></rss>