﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Avvenire RSS Feed - Rubriche</title><link>http://www.avvenire.it/Rubriche</link><description /><generator>Microsys RSS Generator for SharePoint 2010</generator><copyright>www.avvenire.it</copyright><managingEditor /><webMaster /><ttl>2</ttl><language>it-IT</language><docs>http://www.rssboard.org/rss-specification</docs><pubDate>Fri, 17 Jun 2011 14:38:51 GMT</pubDate><lastBuildDate>Wed, 22 May 2013 03:59:53 GMT</lastBuildDate><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Ieri e domani/L universo di Salgado incanto di un armonia che diventa preghiera_20130518.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Ieri e domani - L'universo di Salgado incanto di un'armonia  che diventa preghiera</title><subtitle>L'universo di Salgado incanto di un'armonia  che diventa preghiera</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Ieri e domani/L universo di Salgado incanto di un armonia che diventa preghiera_20130518.aspx?Rubrica=Ieri e domani</link><description>La mostra fotografica di Salgado all'Ara Pacis è la terra vista nelle sue realtà, ma goduta come in un sogno che viene da lontano. È la ricerca delle origini dove in bianco e nero i cieli hanno vapori grigi e la terra è divisa da ghiacciai e da forme che possono sembrare opere di fantasia mentre rispecchiano una verità ricercata dall'autore in aree differenti e lontane, ma ancora presenti ai nostri giorni. Salgado, splendido fotografo di origine brasiliana, ha voluto comunicare il suo impetuoso desiderio di assistere alle origini del nostro mondo raccontandoci la vita primordiale attraverso foto eterne, l'irrompere delle tempeste di vento e il primo volo degli uccelli, il tuffarsi delle enormi balene in un mare oscuro, come se ci aiutassero a immaginare l'inizio sconvolgente del nostro pianeta. Ognuno può leggere queste foto sia come ricerca di un inizio sconosciuto del nostro vivere su questo globo terrestre, sia come una sorpresa e un incanto per la scoperta di una bellezza forte e prepotente, come quella segnata dal Creatore di Michelangelo sulla volta della Sistina. Questo pensavo mentre ero nella sala di aspetto di una casa per anziani dove la vita sembrava non avere più senso, né pace. Nel mettere vicino la vitalità che usciva dalle foto viste poche ore prima con questo abbandono di sé stessi mi chiedevo perché di tanta fatica, di tale sconvolgimenti, di così forti promesse se poi si doveva lasciare ogni cosa. E mi venne in soccorso la preghiera di una monaca del XVII secolo che pregava così: «Signore Tu sai che sto invecchiando e che ho sempre più bisogno di te. Ti prego rendimi disponibile ad aiutare gli altri senza sentirmi brava e buona. Sigilla le mie labbra sui miei dolori e mali fisici, essi sono in aumento e la tentazione di riversarli sugli altri è sempre più forte mano a mano che gli anni passano. Non oso chiedere una memoria che migliori, ma un po' più di umiltà e meno testardaggine quando la mia sembra cozzare contro quella degli altri. Insegnami a non perdere la gioia di guardare al mondo come una meravigliosa opera Tua. Dammi la capacità di vedere cose buone e talenti anche in persone non simpatiche e dammi, Signore, la capacità di dirglielo». E vorrei che la preghiera continuasse così: aiutami a vedere nelle ore del mio giorno anche quel poco di bello e di buono di cui ho bisogno e di sceglierlo e tenerlo con me anche quando le voci degli altri mi spingono a sentire e vedere solo la parte negativa della mia vita. Le idee di bellezza, di magnificenza e di grazia non solo per i grandi della terra, anche nella mia anima c'è spazio. Fa in modo che io senta e veda questa armonia e soprattutto sappia distribuirla a chi mi vive accanto. Aiutami, se puoi, a farmi avere sempre un sorriso per chi me lo chiede.&lt;br /&gt;</description><pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Maria Romana De Gasperi</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Ieri e domani/Una «caccia al tesoro» cercando a Romale tracce dell Europa_20130511.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Ieri e domani - Una «caccia al tesoro» cercando a Roma le tracce dell'Europa</title><subtitle>Una «caccia al tesoro» cercando a Roma le tracce dell'Europa</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Ieri e domani/Una «caccia al tesoro» cercando a Romale tracce dell Europa_20130511.aspx?Rubrica=Ieri e domani</link><description>Il 9 maggio l'università Lumsa di Roma e la Fondazione Adenauer, in collaborazione con la Fondazione De Gasperi e la rappresentanza della Commissione europea, hanno dato vita alla Festa d'Europa con un'originale caccia al tesoro svolta per le vie di Roma. Per la prima volta i protagonisti della «Giornata d'Europa 2013» non erano rappresentanti della politica, ma studenti di tre scuole della città. Ragazzi che frequentano istituti pubblici e paritari romani, il Convitto Nazionale, l'Eugenio Montale e il Poliziano, sotto la guida di alcuni universitari, si sono confrontati in un interessante itinerario condotto all'interno del Primo Municipio. Dal Colosseo al Vaticano, dal Pincio al Campidoglio, hanno cercato le tracce d'Europa attraverso la storia del nostro antico e grande Paese. I colleghi più grandi hanno accompagnato questi ragazzi dai 15 ai 16 anni a scoprire, attraverso le pietre più preziose della nostra cultura, le ragioni di un'unità di popoli cui i primi fondatori avevano dedicato la loro vita: Adenauer, De Gasperi, Schuman, Monnet. Gli universitari della Lumsa, con il titolo di ambasciatori d'Europa, avevano già offerto alle scuole una pubblicazione con la storia personale e pubblica di questi uomini che avevano lavorato con volontà e fermezza all'unità dei popoli europei, unica possibilità di pace e di miglioramento di vita. Uomini che avevano sofferto una lunga e distruttrice guerra, ragione di eterni conflitti tra genti di un'unica radice. Diceva Adenauer, rivolgendosi a De Gasperi: «Abbiamo affrontato i nostri problemi partendo dalla stessa base spirituale. Abbiamo iniziato la nostra carriera politica in un partito al contempo democratico e cristiano e abbiamo operato in modo che ciò fosse chiaro nella nostra azione». Quasi una risposta a queste parole fu il discorso che il premier italiano fece al Senato del 1951: «Vi dico che questo (l'Unità europea) è mito di pace, ma se questa speranza di collaborazione tra i popoli fallisse, ricordatevi che i dittatori rappresentano la reazione contro queste delusioni, la forza di salvataggio cui istintivamente ciascuno si rivolge quando si avvede che altre speranze sono spente». E di Robert Schuman, che dietro viso mite e voce gentile sapeva con determinazione portare a termine le sue proposte di unità, ricordo il piccolo libro &lt;i&gt;Per l'Europ&lt;/i&gt;a dove scriveva: «Ora a questa unità serve un'anima». E questo mi è sembrato ieri il compito che i giovani delle scuole volessero intraprendere con entusiasmo. Nei loro visi giovani c'era la certezza di chiudere un tempo di speranze per cambiare in azioni da attuare subito. Sembrava che lo spirito dei fondatori fosse passato direttamente a loro, cancellando anni di incertezze, soprattutto momenti di stanchezza di ideali e di convinzioni. L'intelligente premio per il gruppo che ha vinto la gara sono stati corsi gratuiti di lingue europee. Auguro a voi ragazzi di avere più costanza, più velocità di imprese per arrivare all'unità politica ricca di cultura e di realtà uniche al mondo.&lt;br /&gt;</description><pubDate>Fri, 10 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Maria Romana De Gasperi</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Ieri e domani/Gli anziani soli e quel posto nel cuore per chi li ha abbandonati_20130504.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Ieri e domani - Gli anziani soli e quel posto nel cuore per chi li ha abbandonati</title><subtitle>Gli anziani soli e quel posto nel cuore per chi li ha abbandonati</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Ieri e domani/Gli anziani soli e quel posto nel cuore per chi li ha abbandonati_20130504.aspx?Rubrica=Ieri e domani</link><description>Siete mai stati in una casa di riposo a vedere come passano il tempo i nostri vecchietti? Al mattino c'è un bel po' di movimento mentre viene servita la colazione, su piccoli tavoli, a tutti quelli che possono camminare da soli. Forse è il momento migliore perché qualcosa di caldo e dolce li fa sentire meglio, quasi fossero le carezze di cui sentono la nostalgia. Poi il giorno si allunga e diventa difficile da passare anche se c'è un giardino e una grande camera con la televisione dove qualcuno si addormenta o sospira pensando alla vita passata. Ma c'è chi gioca a carte e litiga sui punti perduti, chi sa ancora sorridere, chi vuole raccontare una barzelletta che già tutti conoscono e che ormai si rifiutano di ascoltare. Ci sono piccoli dispetti e qualche maldicenza che aiutano a dare un pizzico di interesse alle ore che non offrono novità assolute. Con la sera scende una mestizia leggera come la nebbia d'estate e pare di sentire i pensieri di tutti che si intrecciano nell'aria confusi e senza voce. Nell'angolo vicino a una finestra c'è una nonna con i capelli raccolti in un nastro di velluto nero. Non lascia il suo posto a nessuno perché vuole vedere il tempo passare: la primavera, l'estate, l'autunno e l'inverno. &lt;br /&gt;«Ogni stagione ha la sua bellezza – mi dice – e io immagino di camminare lì fuori con il vento, la luce, il caldo, la pioggia. Quelli che vivono fuori di qui si coprono con l'ombrello e non sanno come sarebbe piacevole sentire l'acqua cadere sul viso e sulle spalle!». Poi mi ripete la sua storia che conosco bene, ma la memoria da tempo non ha registrato altro di nuovo, quasi rifiutasse di vedere il presente. Le sembra di ricordare che la sua vita ha avuto giorni importanti, incontri con gente nota di cui non ricorda il viso, né il nome. Ciò che invece è rimasto vivo nel suo cuore è un nipotino. «Sai, certi giorni mi sbaglio e gli do un nome che non era il suo, ma che importa se ho davanti a me le sue risate, i capricci, le lacrime e i giochi che abbiamo fatto assieme. Io ero ancora abbastanza giovane e giocavo con lui sul tappeto della mia camera con le macchinine, con i soldatini a quelle guerre che lui voleva sempre vincere. Ogni anno che passava i suoi occhi scuri volevano vedere di più. Comprammo una bicicletta e assieme, io con una presa in affitto, andavamo di corsa per i viali di un grande giardino dove i bambini gridavano il loro piacere di vivere. &lt;br /&gt;Un giorno gli regalai un cane dal pelo biondo perché avesse sempre compagnia. La mia casa aveva un giardino come questo, vedi? C'erano tanti fiori, un'altalena, poi un pallone. Ma tutto questo non bastava più: aveva dodici anni, stava crescendo. Una mattina venne a prendere il suo cane e chiuse il cancello lasciando dietro di sé la siepe di ortensie, i rossi ibiscus e la nonna che lo amava tanto. Non viene mai a trovarmi, certo non sa che per lui c'è ancora lo stesso posto nel mio cuore». Su questo pensiero, sorridendo, mi disse: ora puoi andare.&lt;br /&gt;</description><pubDate>Fri, 03 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Maria Romana De Gasperi</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Ieri e domani/L illusione di crescere fa dimenticarequello che perdiamo_20130427.aspx</guid><category>Rubriche</category><title>Ieri e domani - L'illusione di crescere fa dimenticare quello che perdiamo</title><subtitle>L'illusione di crescere fa dimenticare quello che perdiamo</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Ieri e domani/L illusione di crescere fa dimenticarequello che perdiamo_20130427.aspx?Rubrica=Ieri e domani</link><description>Già sabato? Ce ne accorgiamo quando è arrivato alle nostre spalle e non abbiamo preparato niente di buono, di piacevole, di diverso da fare per il fine settimana. Allora le ore ci sembrano poche e ci sfuggono senza aver trovato la soluzione desiderata. Si telefona agli amici. Voi cosa fate questa sera? Ancora non sappiamo, per adesso dobbiamo fare la spesa. Così il mattino passa nei supermercati e si arriva a casa affaticati e scontenti per quello che non si è saputo scegliere, perché c'era troppa gente e alla cassa era lunga la fila per la spesa della settimana. Avevamo preparato il vestito migliore per il sabato, ma il tempo non è come ci avevano proposto il venerdì. Si deve ripiegare sugli abiti indossati tutto l'inverno e già questo ci mette di cattivo umore. Ci viene in mente il &lt;i&gt;Sabato del villaggi&lt;/i&gt;o di Leopardi, ma erano altri tempi, forse altro clima, stagioni più definite, più certe. Ricordo la nonna che all'arrivo della primavera faceva venire alla sua casa di campagna le donne a lavare le lenzuola di canapa e lino usate nell'inverno e tenute in una stanza accanto alla terrazza in un grande baule. C'era un odore di bucato che profumava tutta la casa quando sulle lunghe corde si allargavano bianche ali al vento e il profumo dell'erba nuova regalava promesse. Che differenza con le nostre macchine lavatrici che si affannano, con singhiozzi e lamenti, a restituire pulito tutto quello che abbiamo gettato dentro in fretta, ora attorcigliato su se stesso, senza anima. Perdiamo sempre qualche cosa per riuscire ad averne altre, diverse, a volte inaspettate, che ci aiutano a risparmiare fatica e tempo. Il tempo ha acquistato nel nostro secolo un'importanza superiore ad ogni altra cosa. Se fossimo capaci di fermarci a guardare su uno schermo noi stessi, ci vedremmo sempre in corsa. Scopriremmo che ogni nuova invenzione per migliorare il nostro tenore di vita ci comporta un impegno e un affanno maggiore perché, mentre ci toglie una fatica, lascia spazio per aggiungere alla nostra giornata la possibilità di un nuovo lavoro. Eppure niente fermerà l'inventiva dell'uomo che è nato per andare avanti, per «conquistare la terra» dicevano le antiche Scritture; per esplorare l'universo, rispondiamo noi. Ogni giorno che passa ci accorgiamo quanto la nostra anima sia nata per conoscere, per cercare, e come l'umanità cresca tutta assieme poiché ognuno di noi è il frutto degli incontri che ha avuto e solo così, attirati da un futuro che non possiamo vedere, andiamo verso quell'antico richiamo &lt;i&gt;ut unum sin&lt;/i&gt;t: finché siano una cosa sola.&lt;br /&gt;</description><pubDate>Fri, 26 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Maria Romana De Gasperi</author></item></channel></rss>