Supplementari & rigori
A cura di Giorgio De Simone
08/05/2012
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La legge del campo torna a trionfare
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Ha vinto il campo. Dove arriva alla foce il fiume di polemiche, litigi, rinfacciamenti, gol dati e negati, palle entrate e non viste, puntuale si è fatto trovare lui, il campo, con la sua legge cruda, amara per chi ha perso, dolce per chi ha vinto, ma incontestabile. Il vecchio, stanco e rifritto adagio che alla fine ragioni e torti si compensano sembra, dunque, aver avuto
conferma. La Juve ha vinto perché più forte, il Milan ha perso perché più debole. Tuttavia (gran fortuna per l'arbitro Rizzoli, nostro prossimo Europeo), se la squadra di Allegri avesse tenuto fino in fondo il 2-1 conquistato all'inizio del secondo tempo, visto il rigore avuto in regalo e il gol-non gol nella porta di Abbiati, le polemiche sarebbero state senza fine.
Ma l'Inter, apparsa domenica sera più simile a quella di Mourinho che alla squadra di Stramaccioni sconfitta la volta prima per 3-1 a Parma, ha disinnescato una bomba e fatto trionfare la legge del campo. Il distacco tra Juve e Milan è salito a quattro punti (cinque di fatto),quanti ne occorrevano per vanificare ogni diatriba sul gol di Muntari e su questo
cattivo arbitraggio nel derby. Giochi fatti, dunque, e lode alla Juventus di Conti. E c'è, in questo, come la forza primigenia, autoctona dello sport che a tempo debito, pesate tutte le energie, dà la palma al migliore. Perché Allegri può dire e, dal suo punto di vista farà bene a dire, tutto ciò che gli pare, ma è con pieno demerito che il Milan perde questo campionato così come, con pieno demerito, ha perso il derby. Ancora due mesi fa i rossoneri venivano dati favoriti un virtù del calendario favorevole ed è però a San Siro, con Fiorentina, Bologna e adesso Inter, che hanno ceduto otto punti su nove. E si può mai, con simili imprese, arrivare prima di una squadra che non sa cosa sia la sconfitta?
Sì, ha deciso il campo, e in ciò il campionato fa oggi mostra dello stellone che lo assiste. Se poi si guarda a gare come quella di Bologna, dove la squadra di casa dalla classifica tranquilla come un gatto che dorme si danna l'anima e manda
a gambe all'aria un Napoli in corsa per il terzo posto, e se si sentono gli applausi che accompagnano il Lecce (commovente la scena di Serse Cosmi che saluta sotto la curva salentina) e poi il Novara (di quel signore dell'Attilio Tesser) fuori dal teatro dalla serie A, sembra addirittura che tutto vada per il meglio. È il gioco, è la competizione che, al di là di intemperanze, smoderatezze, eccessi ed errori, in questo ultimissimo tratto di strada dà qualche buon credito a un calcio pieno di travagli. Al posto delle fitte tenebre un raggio di sole. Fosse anche solo per una volta, è giusto dirlo.