Supplementari & rigori
A cura di Giorgio De Simone
13/03/2012
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Il silenzio che fa rumore
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Deciso subito dopo la partita pareggiata a Marassi contro il Genoa, il silenzio della Juventus ambisce a essere quello di chi si sente perseguitato (dagli arbitri, dalla brutta aria, dal Palazzo) e invoca giustizia. Doveva arrivare, la bramata giustizia, e ancora non si vede.
Si fischiano alla squadra fuorigioco che non ci sono, non le si danno rigori (uno solo da inizio campionato), le si squalifica l'allenatore per proteste, non si chiude mai occhio di fronte ai suoi piccoli eventuali peccati di campo. Viene, questo silenzio bianconero, da un passato prossimo giocato (sei pareggi consecutivi da aggiungere agli otto precedenti) e da un passato remoto combinato. Calciopoli?
Sì, e come piaga che fa male, ma soprattutto come ingiustizia senza uguali per il tifo juventino dal presidente all'ultimo scagnozzo. Sul carro della fede tifoidea, si sa, ci può stare di tutto a patto che non abbia con la ragione parentela alcuna. Personalmente, seguendo i talk-show pallonari che infuriano sulle Piccole Antenne, continuo a restare di sale di fonte agli sfiguramenti che il tifo produce in persone altrimenti più o meno normali. Vale la cosa per tifosi e opinionisti di tutte le squadre, ma quelli della Juve nell'asserire, nel protestare, nel contrapporsi, mettono un'alterigia, una sicumera e un'energia che ad altri non deve spettare. Orgoglio Juventus, lo chiamano.
A formarlo gli scudetti vinti (27 ufficiali, 29 secondo la contabilità bianconera), il gran blasone, la famiglia Agnelli, Boniperti, i grandissimi giocatori, la vastità del tifo. Fino, nel terzo millennio, all'era Moggi che porta a Calciopoli e alla serie B. Da allora la voglia matta di mettere (rimettere) le mani sullo scudetto, cosa impossibile negli anni scorsi per via della squadra mutilata, dei quattrini mancanti, della dirigenza da assestare, ma cosa quest'anno fattibile, auspicabile, addirittura probabile se non ci fosse chi congiura avendo deciso che la Juve deve pagare. Al Milan, nello scontro diretto, è stato annullato un gol di mezzo metro oltre la linea di porta? Uguale al gol negato a Matri per un fuorigioco di millimetri.
A Genova, domenica, non c'era alcun fuorigioco sul gol di Pepe (vero) e ci stava come minimo un rigore. «Le immagini parlano da sole», ha sentenziato così la società con un twit che si vuole più pesante di ogni protesta, più forte di ogni distinguo. Non altre parole a incastonare il silenzio dei Nuovi Incolpevoli, l'urlo dell'innocenza indimostrata.