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Primo raggio A cura di Vincenzo Andraous
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Paura del diverso e falsa coscienza
 
 
"Migranti e nuove povertà", l'incontro si è svolto alla Comunità Casa del Giovane; tanti i cittadini in ascolto con un forte bisogno di sapere, di conoscere, di comprendere un problema planetario che ci vede coinvolti tutti, nessuno escluso. Migranti e diversità: diversità così gridata da non risultare parte arricchente di ogni collettività. Quando si pensa a qualcuno che ci è differente, alla sua povertà dirompente, alle sue aspettative che il più delle volte non potranno essere soddisfatte, c'è una molla nel nostro cervello, nel nostro cuore, nella nostra poca vista prospettica, che ci costringe alla paura da allontanare a tutti i costi. Una molla che ci convince a rifiutare a priori la realtà che invece ci deve fare crescere insieme, non distanziare, non indossare armature di difesa che sono già offesa, un attacco indiscriminato a ciò che non siamo noi, non per struttura biologica, ma per eredità del benessere, che conta di più della ricerca dell'infinito, della verità, di qualcosa che è un punto fermo: la nostra coscienza. Ricorrente e ripetuta la paura per la diversità, un tamburo battente che vorrebbe significare il confine e non la nuova frontiera da avvicinare e scoprire, spazio in cui prendono corpo i respingimenti culturali, dialettici, fisici, fino a diventare politica, norma, legge da fare rispettare sempre e comunque. Dimentichiamo che dis-eguale a noi non è il nero, né colui che non è di mare, di deserto, non di città ma delle periferie. Affermare ciò è una comoda bugia per nascondere che non siamo fatti in serie, non abbiamo ristampa identica né fotocopia da approntare. Quando si parla di esseri umani, di persone che non hanno niente, di uomini e donne depredati di un futuro che doverosamente gli spetta, è bene muoversi con più onestà intellettuale. Dobbiamo essere o diventare "operatori del benessere", non certamente "camici bianchi" ma persone normali, che però sanno parlare-dialogare e soprattutto credere in quello che fanno e intendono portare avanti. L'umanità è così dolente che le disperazioni non hanno più voci, neppure più fastidio riescono a scatenare intorno. C'è bisogno di una vera e propria sfida educativa per non confermare la paura delle differenze-diversità; occorre imparare, dalle intuizioni dei grandi uomini, quelli messi in croce ieri e gli altri lasciati in solitudine oggi, che questa accoglienza così intricata, così negata, non è un valore da mantenere sul piedistallo della compassione, da rispettare per un dettato "educativo coercitivo asburgico" ma perché accogliere con giustizia sollecita l'osservanza delle regole del vivere civile, la presa di coscienza dei propri limiti e l'amore di un Dio che non può essere imposto.

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