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Parole perdute A cura di Andrea Monda
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Senso della vita, quello che gli atei non dicono
 
Ancora sulla gratuità e la smisuratezza. Tema essenziale, non facile da comunicare. Mi aiuta un video della Uaar. Il cacofonico acronimo sta per Unione Atei Agnostici e Razionalisti, nemici giurati, tra gli altri, anche dei prof di religione. Sono loro molto grato per uno spot che mostro regolarmente a tutti i miei alunni: su una panchina ci sono due giovani di circa 30 anni. Un passante butta una bottiglia di plastica. Uno dei due, un bell'uomo sportivo con la barba (una bella camicia azzurra come i suoi occhi vispi) la prende e spiega all'altro: «Che incivile! Pensa che con 20 di queste si può fare un maglione di pile». «E tu come lo sai?», chiede l'altro (vestito di nero, con l'espressione un po' tonta). «Me lo ha detto mio figlio, gliel'ha spiegato il professore di ora alternativa». «Invece il professore di religione a mio figlio ha spiegato che Abramo stava per uccidere suo figlio», e poi confessa: «Da allora non mi parla più». I due si guardano e il padre tonto, sconsolato, sospira: «Sai com'è...», cercando una sponda; ma l'altro è implacabile: «Veramente no» e poi si gira soddisfatto guardando fissa la panchina mentre passa in sovraimpressione una scritta: «Hai diritto a un'alternativa. Hai un'alternativa all'ora di religione. Fai valere il tuo diritto, per una scuola all'avanguardia». Non c'è che dire, lo spot è confezionato bene. In meno di 90 secondi ci sono tutti gli elementi giusti (ecologismo, scientismo) e il linguaggio, con quella insistenza sulla rivendicazione dei diritti, è in piena sintonia con il clima del momento storico. È così efficace, a prima vista, che i ragazzi all'inizio non afferrano perché glielo abbia mostrato: «Ma questo è contro di lei, professò!», esclama Matteo, vuole capire. Chiamo in aiuto Bob Kennedy e il suo discorso sul Pil e la pubblicità di Mastercard: piano piano cominciano a comprendere. Rifaccio vedere lo spot (la Uaar mi dovrebbe un compenso) e ora è più chiaro: si, è vero, il padre "alternativo" è uno che sa, sa tutto, «purtroppo è tutto quello che sa» (avrebbe detto Wilde), però ignora le uniche cose per cui la vita è degna di essere vissuta (avrebbe detto Kennedy). Pensa di sapere tutto perché tutto misura, sa addirittura quante bottiglie di plastica ci vogliono per fabbricare un maglione di pile, però quando l'altro papà gli parla di problemi vitali, ecco che è costretto a rivelarsi ignorante. Della vita non sa nulla, forse perché non ha letto niente di Abramo e di Isacco, e nemmeno le parabole di Gesù, in cui si parla di padri e figli e di amore smisurato. La sua è saccenza, non sapienza, il suo cuore è freddo come un calcolatore, forse perché non c'è spazio per la gratuità.

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