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L'indice A cura di Mirella Poggialini
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Raitre alla ricerca della felicità
 
 
La felicità può essere patrimonio di uno stato, esser calcolata come il Pil e difesa come bene comune? La felicità è soggettiva, afferma Fausto Paravidino in Fil - Felicità Interna Lorda, nuovo programma in dieci puntate che Raitre ha proposto lunedì notte: ma l'attore-scrittore (qui conduttore e autore), in un monologo denso di citazioni e di spunti alleggerito da un piglio vagamente irridente, è pronto a mettere in discussione l'assunto, attraverso un viaggio costruito abilmente con spezzoni ben scelti dalle teche Rai, per cogliere, nei decenni del dopoguerra, quella via al benessere che si è ora trasformata, nei suoi effetti a lungo termine, in via alla crisi. Puntate a tema, la prima appunto sulla felicità, quella che oggi con sterile esotismo chiamiamo wellness e che molti, sulla scia di studiosi come Serge Latouche, considerano da formulare ex novo sulla base di una responsabilità collettiva: ma che ha trasformato il nostro paese, ancora legato negli anni 50 a una sobrietà nata dal bisogno, nell'Italia trionfante del boom economico. Ecco allora le immagini, incredibilmente lontane, di un'Italia povera e diruta, di una civiltà contadina umiliata e tradita, con spezzoni di pregio che rimandano a Pasolini e a Mario Soldati e a quella schiera di giornalisti che dell'inchiesta fecero in tv un'opera insigne. La costruzione dell'Autosole, le reazioni felici di chi vedeva nelle grandi opere la rinascita del paese, l'urbanizzazione come conquista, le trasformazioni del "moderno" che negavano dignità all'antico. La tv conserva, di quegli anni in cui la felicità era una meta per tutti, il senso di una popolazione tesa verso l'operosità del costruire, e il bianco e nero trasmette il senso di una distanza che non è soltanto temporale. Un programma intelligente, un diario collettivo che non può mentire e sollecita riflessioni non banali. Era bene? Ne valeva la pena? Come ritrovare quello slancio e quella capacità di progettare?

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